«Bisognerebbe tacere su Napoli e non parlarne più». Perché? «Prendete un oggetto qualsiasi, d’uso comune – diceva – Una bottiglia, per esempio. Osservatela a lungo e poi provate a descriverla più e più volte. Dopo le prime versioni vedrete le vostre parole ridursi, banalizzarsi». E lui, Raffaele La Capria, non scadeva nelle banalizzazioni. È morto ieri alla soglia dei cento anni, che avrebbe festeggiato il 3 ottobre. È stato uno dei più significativi scrittori del Novecento ed anche uno dei più autentici cantori di Napoli. Nato e cresciuto a Palazzo Donn’Anna a Posillipo, si era laureato in Giurisprudenza all’università di Napoli Federico II e aveva poi ampliato la sua formazione tra la Francia, l’Inghilterra e gli Stati Uniti. Napoli, quindi, l’aveva vissuta e osservata da angolazioni e distanze diverse. E sapeva raccontarla per com’è: gioia e dolore. Del resto, come per ogni napoletano, alla sua città lo legava un sentimento autentico.

«I veri amori hanno sempre una dose di amore e di odio che si equilibrano, tra queste due entità c’è un poetico litigio che serve a tenere alta la tensione», disse in un’intervista. E forse anche per questo non è mai stato un autore ripiegato sulla sua terra d’origine, era un napoletano innamorato della sua città ma contrario ai luoghi comuni sulla napoletanità. «Viveva lontano da Napoli da molti anni, si era trasferito stabilmente a Roma nel 1950. La sua era una napoletanità degli anni ‘60 che è diventata anche un modo di intendere questo Paese nel mondo – ha raccontato lo scrittore Maurizio De Giovanni – . La Capria faceva parte di una generazione alla quale non siamo abituati ad avvicinarlo, per via del fatto che lui ha vissuto tanto di più. Era un gentiluomo, era uno che diceva cose acuminate ma in modo sempre gentile ed evocativo, e questo è un segno di grande talento e va ricordato. Se ne va forse l’ultimo dei grandi intellettuali in grado di portare avanti un dibattito anche a tinte forti ma con assoluta pacatezza. Quel modo di parlare, quel modo di porsi si è perduto per sempre. Oggi non c’è modo di avere una dialettica senza litigare e senza urlare. La Capria portava avanti i suoi dibattiti anche con fermezza, ma con gentilezza».

Lui, La Capria, per gli amici Dudù, diceva che «Napoli incide sui suoi abitanti. Chi nasce a Napoli non passa indenne – diceva -. Sono considerato uno scrittore napoletano, anche se, da molti anni, la guardo da lontano, e anche criticamente. Non sono mai stato un napoletano che accetta la sua napoletanità come un dono del cielo». Fra tre mesi avrebbe compiuto cento anni. «Il nostro appuntamento per celebrare il tuo compleanno non sarà meno festoso o allegro anche se il dolore per la tua scomparsa è enorme, e sarà difficile abituarcisi – scrive Roberto Andò, direttore del Teatro Stabile di Napoli – La tua vita meravigliosa e piena di grazia è perfettamente intonata ai tuoi romanzi e in particolare a ferito a morte, capolavoro che con l’aiuto prezioso di Emanuele Trevi mi accingo a portare in scena. Di questa impresa ti eri detto molto contento e sono sicuro che eri sincero». Ferito a morte è il capolavoro con cui La Capria, nel 1961, vinse il Premio Strega e che ancora oggi è uno dei libri più scoperti e riscoperti dalle nuove generazioni. In quel suo romanzo più famoso descrisse Napoli come metafora di vita, la città che «ti ferisce a morte o t’addormenta».

Narratore, saggista e giornalista, La Capria è stato anche sceneggiatore: Le mani sulla città, crudo ritratto della Napoli in piena espansione edilizia a cui lavorò con l’amico regista Francesco Rosi nel 1963, gli valse il Leone d’oro al Festival di Venezia. E poi Cristo si è fermato ad Eboli, C’era una volta, Uomini Contro. Raffaele La Capria si è spento all’età di 99 anni in una clinica romana dopo il ricovero avvenuto venerdì in seguito a complicazioni del suo stato di salute. Raccontava che tutto, nella sua carriera, era cominciato grazie a un canarino che gli si era poggiato sulla spalla. La Capria aveva dieci anni e per andare a scuola doveva attraversare ogni giorno la villa comunale di Napoli. Quando quell’uccellino si posò su di lui provò una grande emozione e sentì il cuore battere forte; quando poi raccontò l’episodio alla madre si rese conto della complessità del racconto e capì la potenza delle parole. «Iniziai a riflettere su come trasmettere un’emozione attraverso le parole – ricordava La Capria, raccontando quell’aneddoto della sua vita -. Scrivere significa comunicare un’emozione e non è cosa semplice, è molto complicato. Non basta l’enunciazione del fatto, devi muovere un esercito di parole, sceglierle, vedere quale commando è più adatto e avere una strategia per conquistare il castello delle emozioni».

Quelle del lettore. Sempre fuori da certi stereotipi. «La Capria è stato un uomo civile in un momento in cui l’inciviltà ci sta avvelenando la convivenza. Nessuno come lui ha saputo raccontare il mare, il mare di Napoli, la sua grande saggezza e la sua pienezza di memorie. Ci ha mostrato e regalato il meglio di Napoli e della sua mediterranea creatività: uno spirito giocoso, portato all’ironia e al sorriso. Critico ma mai fanatico, capace di ascoltare e capire anche chi non la pensava come lui. Un grande amico che ci lascia più soli e più disperati», è stato il ricordo della scrittrice Dacia Maraini, che presiede la giuria del Premio Elsa Morante di cui La Capria ha fatto parte per molti anni. E mentre tutto il mondo, soprattutto quello della cultura, piange l’intellettuale napoletano, in città si comincia a pensare a come ricordarlo. Il rettore della Federico II Matteo Lorito promette: «Sicuramente faremo un’iniziativa per lasciare un segno tangibile nel tempo del suo passaggio». E anche Marino Lembo, sindaco di Capri, l’isola che La Capria amava tanto da metterla al centro di tante sue battaglie affinché non perdesse il suo fascino e la sua natura, annuncia: «Ne conserveremo la memoria con iniziative adeguate al suo nome».

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).