Il generale Vladimir Alekseyev, il vicedirettore dell’intelligence militare russa ferito lo scorso venerdì in un attentato, è cosciente e riesce anche a parlare. Ma all’ombra del Cremlino interessa altro. Capire chi c’è dietro. Capire come gestire questo “buco”. Valutarne gli effetti e provare a gestirli per non subire danni di immagine.

Subito dopo l’attentato, il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, aveva puntato il dito contro l’Ucraina. E ieri, la magistratura che indaga sull’attentato ha emesso dei primi verdetti. L’autore, Ljubomir Korba, 65 anni, è stato identificato come un agente dei servizi segreti ucraini. E per il Servizio per la sicurezza federale della Russia, noto con il suo acronimo di Fsb, ha agito insieme a un complice, Viktor Vasin. Secondo le prime indagini, Korba sarebbe stato reclutato dai servizi ucraini, l’Sbu, a Ternopil nell’agosto del 2025, ma sarebbe stato selezionato dai servizi polacchi anche grazie al figlio, residente a Katowice. Un particolare fondamentale, perché nella logica di Mosca, amplia il significato anche politico di questa vicenda. Dietro la promessa di 30mila dollari, una volta ucciso il generale, Korba ha iniziato un complesso addestramento che è durato mesi, per poi essere inviato in Russia attraverso il Caucaso.

Una volta entrato in Russia, ha lavorato prima come spia che osservava i movimenti delle forze nemiche. Poi è arrivato l’ordine di uccidere Alekseev. L’operazione era quasi riuscita. L’intelligence di Kyiv, sempre secondo l’Fsb, avrebbe utilizzato anche un’altra persona, Zinaida Serebrickaja, originaria di Luhansk, che aveva preso casa proprio nel palazzo dove viveva il generale e ne seguiva tutti i passi. Ma qualcosa è andato storto. Korba e Vasin non sono riusciti a uccidere il vice del Gru né a fuggire a Dubai, come previsto dal piano. E mentre Serebrickaja dovrebbe trovarsi in Ucraina, i due ore sono nelle prigioni russe. La versione di Mosca, secondo cui i due attentatori avrebbero confessato, conferma, in ogni caso, una feria aperta nel cuore della sicurezza del Cremlino.

Vladimir Putin ha più volte manifestato una certa delusione nell’incapacità del suo controspionaggio di gestire la minaccia ucraina. E il coinvolgimento di Varsavia, almeno in base alle rivelazioni russe, sottolineerebbe comunque un problema nell’intelligence di Mosca. Un problema, quello evidenziato da questi attentati, che giunge mentre la guerra in Ucraina si avvicina al quarto anniversario dal suo inizio. I bombardamenti russi non si fermano e ieri sono registrate altre vittime tra i civili, tra cui un bambino di dieci anni, nelle aree di Kharkiv e Odessa. Due altri morti sono stati segnalati nel Donetsk, dove è stata colpita Kramatorsk. E secondo il vice primo ministro per la Restaurazione dell’Ucraina e ministro per lo sviluppo delle comunità e dei territori, Oleksii Kuleba, Mosca starebbe anche puntando sulle ferrovie del nord del Paese oltre che sulle infrastrutture energetiche.

Sul campo, la situazione appare quindi ormai delineata. E proprio per questo, le fonti ucraine del Wall Street Journal hanno espresso la necessità di cambiare tattica. Secondo molti ufficiali di Kyiv, l’esercito dovrebbe iniziare a colpire di più le retrovie e non concentrarsi solo sulla prima linea. La scelta dovrebbe essere non solo uccidere quanti più soldati nemici ma anche prendere di mira centri di comando e operatori di droni. E questo, per le truppe ucraine, significherebbe cambiare uno schema che per ora ha saputo resistere all’avanzata russa, ma non ha modificato le posizioni sul campo (e quindi quelle negoziali). Per gli analisti di Deep State Ua e dell’Institute for the Study of War, la Russia starebbe raccogliendo truppe e mezzi per un’offensiva su larga scala tra la tarda primavera e l’estate di quest’anno per dare la spallata a Volodymyr Zelensky e costringerlo a condizioni di pace ancora più dure di quelle giù richieste.

Ieri, Lavrov ha accusato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump di non avere cambiato davvero corso rispetto al predecessore, Joe Biden, e di non avere mantenuto le promesse fatte a Putin ad Anchorage. “Finora, in pratica, tutto va in una direzione opposta: vengono imposte nuove sanzioni e si sta combattendo una ‘guerra’ contro le petroliere in mare in violazione della Convenzione Onu sul diritto del mare” ha detto Lavrov. E questa sfida diretta al tycoon è un segnale da non sottovalutare.