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Dalla parte del merito e della competenza

Esperto di politiche attive del lavoro
Dalla parte del merito e della competenza

L’emergenza sanitaria è diventata emergenza sociale. Dobbiamo chiederci quanto sono stati profondi e devastanti i danni subiti dal sistema economico. Non è esagerato dire che ci troveremo di fronte alla necessità di ricostruire l’economia del nostro paese e di ripensare i modelli di vita, con un occhio di riguardo al patrimonio di rinnovata coesione sociale che è stato uno dei collanti fondamentali di questi giorni. In questi giorni il concetto di “dovere” è tornato a prevalere su quello di “diritto” come l’interesse comunitario su quello individuale.

Credo, però, che uno degli elementi fondamentali che abbiamo di fronte per l’avvio della nuova fase, sia il ritorno alle “Competenze” con la “C” maiuscola. Ne ho già parlato, ma torno sull’argomento perché continuo a ritenere che i danni maggiori a questo Paese li abbiano fatti l’approssimazione, l’ignoranza e l’esaltazione dell’incompetenza, assurte a qualità ed applicate soprattutto alla sfera politica.

Se io mi presentassi in una qualsiasi azienda dicendo “sono il nuovo amministratore delegato, non ho nessuna competenza ne esperienza per farlo e non so assolutamente di cosa sto parlando”, giustamente mi butterebbero fuori a calci. Stessa sorte se mi proponessi come operaio specializzato senza essere in grado di distinguere una pressa da un tornio e senza avere alcuna idea dello scopo dei diversi utensili.

Nessuno si farebbe curare da un “non laureato”, perché lo stesso discorso non vale per chi fa politica? Se per avviare un’attività, devo fare corsi e dimostrare competenze, frequentare continui aggiornamenti, ottenere crediti formativi, se per determinate professioni devo possedere un diploma o una laurea e magari superare un successivo esame abilitante, perché invece posso amministrare i destini di migliaia, centinaia di migliaia, o milioni di cittadini, senza che mi venga richiesta alcuna competenza?

A me non sembra normale che qualcuno si possa muovere in un universo di regole e leggi senza averne la minima conoscenza o assumere decisioni che impattano sulla vita e sul futuro delle persone che è  chiamato ad amministrare senza sapere dove si trovi o cosa stia facendo.

La liquefazione dei partiti tradizionali, ideologici, strutturati e ramificati sul territorio hanno indebolito le vocazioni formative/selettive. Hanno prevalso gli aspetti della casualità e della fedeltà sulla competenza. Tutto ciò ha portato al depotenziamento del rapporto delega/rappresentanza, con la drastica riduzione dell’interesse e della disponibilità all’impegno politico, innescando due fenomeni:

– una sorta di selezione al ribasso che sta tenendo lontano dalla politica le risorse migliori;

– la riduzione al lumicino dei tempi e della qualità della formazione, premessa indispensabile per accedere credibilmente a ruoli politici.

Tutto ciò non è più accettabile. Questa emergenza, rispetto alla gestione della quale nutro dubbi infiniti, tra i tanti aspetti drammatici, ha almeno avuto il merito di riportarci brutalmente al bisogno della competenza, al valore del lavoro, dello studio, dell’applicazione e dell’esperienza. Tutti coloro che per anni hanno propagandato assurdità incredibili, avvallate da una comunicazione compiacente a caccia del sensazionalismo ad ogni costo, hanno, per fortuna, perso di credibilità.

Un miscela esplosiva che ha inferto danni incalcolabili alle Istituzioni, alla loro credibilità e conseguentemente alla coesione sociale. In questo disastro mi sono almeno state risparmiate le farneticazioni dei no vax, dei terrapiattisti, dei complottisti, dei NO a tutto, dei “decresciuti ma felici” e dei “teorici dell’uno vale uno”. In un momento così disgraziato, in fondo, è già qualcosa.

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