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Deficit di racconto e di coinvolgimento. Gigliuto: Così è naufragata la SuperLega

Giornalista, comunicatore, fondatore di Velocitamedia.it
Deficit di racconto e di coinvolgimento. Gigliuto: Così è naufragata la SuperLega

Un non-progetto imposto ai “prosumer”, anziché un’idea proposta, raccontata e comunicata in maniera coinvolgente.

C’è sicuramente qualche ragione, se la SuperLega è naufragata in soli due giorni. Congelata, quantomeno. Livio Gigliuto, vicepresidente di Istituto Piepoli, lo spiega come sempre in maniera efficace. “Il nostro sondaggio, effettuato tra lunedì e martedì scorso – afferma -, ha evidenziato che tra i tifosi prevalgono coloro a cui quest’idea non piace affatto. La forbice, però, non è così ampia: 45% di contrari e 36% di favorevoli. Dunque, qualcosa che ha sollecitato i tifosi c’era, anche se in maniera differente. Tra quelli delle squadre italiane, i fan della Juve erano quelli che maggiormente vedevano di buon occhio la proposta, forse perché la vedevano come una cosa che li riguardasse direttamente. Poi quelli del Milan, che da sempre si considerano meritevoli di un palcoscenico europeo, e infine gli interisti”.

Le tifoserie non sono simili tra loro – prosegue Gigliuto -, ad esempio si può dire che quella dell’Inter è più ‘di rivincita’ rispetto alle altre. Le tifoserie di Roma e Napoli, invece, hanno reagito in maniera più agnostica, per così dire, forse per l’ipotesi di una utura partecipazione. Le altre, invece, contrarie”. A differenza delle tifoserie inglesi, ferocemente contrarie all’idea. “Lì c’è una cultura del tifo molto diversa. Da noi sono tantissimi i casi di doppio tifo: per la squadra della propria città e per una squadra maggiore. In Inghilterra, se sei del Norwich e lotti nella Seconda Divisione, resti del Norwich a lottare in Seconda Divisione, non ti fai prendere da simpatie per il City o per il Chelsea”.

Intanto, però, il progetto Agnelli-Perez sembra essere sfumato. Pare evidente che la ragione alla base di tutto sia stata una falla comunicativa anche piuttosto chiara. “Proprio i dati che abbiamo raccolto nel nostro studio – è l’opinione di Gigliutoconfermano che un certo appeal ci fosse. Quindi il tema è comunicativo, non si sfugge. Il prodotto è stato presentato in maniera del tutto asettica, senza quelle modalità classiche che fanno venire l’acquolina in bocca”.

Sembra strano, insomma, che in tempi in cui non si fa che parlare di storytelling quello che è mancato sia proprio una narrazione coinvolgente. “Eppure è così. Hanno fallito in quella dinamica che ti consente di creare un legame con la “clientela”. Magari un annuncio delle prime due partite, col fine di creare l’attesa, o un calendario ben specifico, il coinvolgimento di calciatori, allenatori, figure iconiche. Non c’è stato nulla di tutto questo”. Anzi, molti allenatori di forte impatto anche mediatico (Klopp, Guardiola) hanno fatto dichiarazioni in senso opposto, mentre i capitani delle squadre di Premier hanno addirittura diffuso una nota congiunta.

Il concetto dovrebbe essere chiaro. Sottovalutare la potenza e le conseguenze del modo in cui si comunica (o non si comunica) può essere devastante, anche per chi può contare su un mare di consenso e di tifo.

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