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Funzionari dell’Ue donano parte del salario per fronteggiare emergenza Covid 19

Funzionari dell’Ue donano parte del salario per fronteggiare emergenza Covid 19

Molti funzionari delle Istituzioni dell’Unione Europea da tempo hanno deciso di non restare silenziosi, pur nel rispetto del loro dovere di riserbo e neutralità, di fronte alla crisi epocale causata dalla pandemia.
Nei giorni scorsi chi scrive aveva inviato una lettera aperta, quale patriota italiano ed europeo (pubblicata su Il Riformista – 20 marzo) , ai presidenti delle Istituzioni Europee. Qualche giorno dopo anche il principale sindacato dei funzionari dell’UE, Rinnovamento e Democrazia (R&D), presieduto dall’italiano Cristiano Sebastiani, aveva invitato una dura lettera aperta alla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Layen (come riportato su Il Riformista – 31 marzo).

Le pubbliche scuse all’Italia, rinnovate ieri dalla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, sono state ben accolte dalla comunità italiana a Bruxelles. Ma anche da molti funzionari europei, non solo italiani, spesso frustrati dagli attacchi, spesso ingiustificati, fatti alle istituzioni europee e al loro duro lavoro. Molte volte dimenticando che sono i sovranismi ed i nazionalismi che avanzano pericolosamente in tutte le opinioni pubbliche dell’Ue ad ostacolare l’Europa della solidarietà richiesta dall’Italia e gli altri Paesi del Sud Europa. Rischiando di fare risorgere i fantasmi del secolo scorso, che hanno portato a due bagni di sangue mondiali.

Il COVID-19 sta causando la morte e una profonda crisi sociale ed economica in tutto il mondo. Oltre agli enormi sforzi delle loro istituzioni, spesso ostacolati dagli egoismi dei nazionalisti e sovranisti di alcuni Paesi, molti funzionari dell’UE sentono l’obbligo di dare il loro contributo personale nell’aiutare i paesi e le persone bisognose. Mentre l’UE è costantemente sotto attacco, il personale dell’UE vuole dare una prova concreta con un’azione di solidarietà visibile, e non unicamente con le chiacchiere e gli slogan della propaganda che si ascoltano giornalmente, della loro partecipazione personale al dramma che anche loro vivono, assieme alle rispettive famiglie e concittadini in tutta l’Ue.

Un gruppo di funzionari dell’Ue, riuniti sotto la sigla EUStaff4Climate (all’origine nato con finalità di supporto alle azioni di salvaguardia del pianeta di fronte ai cambiamenti climatici), in collaborazione con la Fondazione belga Re Baldovino (Fondation Roi Baudoin), la settimana scorsa ha creato un fondo sul quale il personale dell’UE potrà supportare la risposta alla crisi COVID-19, per aiutare a prevenire future crisi e promuovere la salute del pianeta.

Il Fondo, attraverso la donazione di un minimo del 2% del salario dei funzionari dell’Ue, affronterà le esigenze immediate delle agenzie di protezione civile, degli ospedali, delle organizzazioni sanitarie e delle ONG che forniscono una risposta alle emergenze. Inizialmente si concentrerà su Italia e Spagna, dove le esigenze di attrezzature mediche, forniture e assistenza sono attualmente più urgenti. Quindi, in base all’evoluzione della crisi, in altri paesi dell’Ue, secondo le priorità.
Abbiamo intervistato a questo proposito uno dei promotori dell’iniziativa, l’italiano Bruno Mola.

Cos’è EUstaff4climate?
Il riscaldamento globale, la distruzione degli habitat naturali, la deforestazione e altre conseguenze indesiderate delle nostre economie altamente interconnesse contribuiscono alle pandemie e generano crisi multiple. EUstaff4Climate, che riunisce attorno a queste preoccupazione funzionari di tutte le Istituzioni dell’Ue, riconosce il nesso tra salute, clima, biodiversità e condizioni socioeconomiche. Tutti i nostri sforzi e iniziative mirano a far fronte alle molteplici minacce per la salute umana, il benessere e gli ecosistemi attraverso un approccio olistico, volto a rispondere e prevenire crisi future.

Perché un fondo dedicato all’emergenza Covid19 per il personale dell’UE?
L’UE è spesso accusata di mancanza di solidarietà e indifferenza. È estremamente importante che la solidarietà del personale dell’UE diventi visibile. Il fondo dovrà fornire un contributo finanziario immediato e sostanziale nella risposta alle emergenze e al recupero post-crisi nei paesi più colpiti. Ma anche garantire la visibilità delle donazioni del personale dell’UE, al fine di contrastare l’immagine negativa di un’Ue distante e indifferente. A cominciare dal proprio personale.

Perché è stata scelta la Fondazione Roi Baudouin come vostro partner?
La Fondazione Roi Baudouin è una delle più importanti istituzioni filantropiche del Belgio. È anche animatrice della Transnational Giving Europe, e sta già coordinando altre azioni di raccolta fondi per la crisi COVID-19. Ha poi una lunga esperienza nella gestione di fondi di solidarietà aziendale. Attraverso la loro rete di istituzioni filantropiche europee, ci aiuteranno a identificare i bisogni più urgenti nei diversi paesi e assicureranno una risposta coordinata. La fondazione ha infine sede in Belgio, e ciò facilita il funzionamento della nostra partnership.

Quanto devono donare i dipendenti dell’Ue?
Qualsiasi importo sarà di grande aiuto. Tuttavia, riteniamo che un contributo periodico del 2% dello stipendio del personale in servizio ed in pensione delle Istituzioni Ue aumenterà l’impatto della nostra iniziativa, sia in risposta all’emergenza che nel recupero della reputazione del servizio civile dell’UE. Il fondo mira a fornire donazioni regolari a chi è nel bisogno e a prevenire crisi future, in linea con la visione generale a lungo termine di EUstaff4Climate.

Quanti funzionari e pensionati hanno sinora aderito?
Il Fondo è stato lanciato l’8 aprile, non abbiamo dunque ancora numeri precisi. Posso però dire che EUstaff4Climate si compone di un centinaio di membri attivi con vari livelli d’implicazione e può contare su un network di circa 1000 membri dello staff dalle varie istituzioni e agenzie. Sinora hanno aderito ufficialmente diversi sindacati del personale Ue: U4U, Generation 2004, R&D e la Federazione della Funzione Pubblica Europea, oltre alla rivista Graspe. Nostra ambizione è quella di ottenere il supporto unitario del Comitato Centrale del Personale dell’Ue ed il patrocinio delle diverse istituzioni, come Commissione, Consiglio e Parlamento.

Cosa succederà al fondo dopo la fine della crisi COVID-19?
Al termine dell’emergenza sanitaria, l’Europa dovrà affrontare una grave crisi sociale ed economica. Questo sarà un momento critico e la nostra solidarietà sarà ancora più necessaria per finanziare la ripresa. Ciò dovrà tener conto di molteplici sfide come le crisi climatiche e ambientali, nonché le disuguaglianze sociali. Il Fondo passerà quindi gradualmente a finanziare iniziative volte a ricostruire un’economia ispirata ai principi di sostenibilità, giustizia sociale e salute planetaria.
In base alla previsione della durata della cosiddetta fase 2 (alcuni dicono fino alla primavera del 2021), possiamo prevedere che alcune categorie potrebbero necessitare di un sostegno specifico (ad esempio anziani, famiglie di disoccupati, piccole imprese) o sfide che dovranno essere affrontate (ad es. abbandono scolastico, condizione dei migranti, povertà urbana). In questa fase avremo anche una visione più chiara dell’importo e della regolarità delle donazioni, in base al quale saremo in grado di definire eventualmente una strategia annuale.

Quale è il nesso tra il vostro impegno contro il Covid19 e la situazione climatica del pianeta?
Nella fase di ricostruzione sarà importante non perdere di vista il nesso inestricabile tra la nostra salute e benessere e la salute del pianeta. È ormai riconosciuto che l’origine di pandemie come il COVID-19 dipende da un conflitto tra alcune attività umane e l’ecosistema nel quale viviamo. La resilienza delle nostre società, dunque, nonché la capacità di evitare altre gravi crisi in futuro, dipendono dalla nostra capacità di garantire il nostro benessere salvaguardando e migliorando allo stesso tempo la salute del pianeta.

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