In questi giorni di frenetica attesa delle decisioni economiche del Consiglio Europeo per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, c’è grande fermento nella comunità italiana e internazionale a Bruxelles. Esperia – circolo di ispirazione centro-destra europea, nato più sull’esempio dell’Agorà greco che di un vero e proprio circolo politico – ha lanciato una petizione pubblica in favore dell’istituzione degli Eurobond, che in poche ore ha raggiunto oltre 1.600 firme.

Nel farlo ha ricordato che “in queste ore drammatiche si sta combattendo la battaglia politica tra chi vuole cambiare l’Europa e costruire finalmente una casa comune solidale, semplice e vicina ai popoli europei e quanti, soprattutto nel Nord Europa, pensano che proseguire ad oltranza nella difesa dei propri egoismi nazionali possa ancora essere la soluzione, nonostante tutto”. 

Ma non sono solo gli ambienti italiani a mobilitarsi. Anche molti cittadini di tutti gli altri Paesi, compresi tedeschi, olandesi e austriaci, che hanno lanciato analoga petizione rivolta ai loro governi nazionaliPetizione che ora, per coordinare e non disperdere gli sforzi, è confluita in quella di Esperia.

“I nostri sistemi sanitari, e in particolare quelli del Sud europeo, sono sotto pressione non solo a causa della diffusione aggressiva del virus corona, ma anche e soprattutto a causa di anni di misure di austerità che sono state imposte agli Stati membri sotto il mantra dell’austerità.  La complicità degli stati che ora rifiutano la solidarietà è innegabile”, scrivono i cittadini tedeschi, olandesi e austriaci che si oppongono ai loro governi che, sull’onda dei sovranisti nazionali, urlano “prima i tedeschi”, “prima gli olandesi” e “prima gli austriaci”.

Anche il principale sindacato dei funzionari dell’UE, Rinnovamento e Democrazia (R&D), presieduto dall’italiano Cristiano Sebastiani, ha inviato oggi una dura lettera aperta alla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Layen. Durante questo periodo di emergenza sanitaria ed economica, R&D chiede alla Commissione europea di tornare ad essere il vero motore dell’integrazione europea e di svolgere un ruolo chiave in questa crisi. “In tutta l’Unione, i governi hanno adottato misure coraggiose per impedire che il virus si diffonda ulteriormente. Anche così, e lungi dall’essere finita, migliaia di persone hanno perso la vita in questa battaglia. Il blocco ha radicalmente cambiato la vita di tutti noi in molti modi e ad ogni latitudine. Solo per citarne alcuni: scuole, università e uffici pubblici sono chiusi, eventi culturali e sportivi sono stati rinviati e negozi, ristoranti, grandi fabbriche, PMI, lavoratori autonomi e molti altri stanno affrontando sfide eccezionali che porteranno sicuramente a molti fallimenti e  tassi di disoccupazione senza precedenti. Soprattutto, nessuno sa quanto durerà questa situazione e questo è abbastanza inquietante.”, scrive Sebastiani.

In questa lettera, che ha ricevuto il plauso dei funzionari delle istituzioni europee, spesso sconcertati dalle loro guide politiche, e frustrati nei loro troppo silenziosi sforzi di proteggere e tutelare i cittadini europei, e con essi le loro famiglie che vivono in tutti gli stati membri, R&D ricorda che “va da sé che deve emergere un risveglio collettivo.  Oggi più che mai l’Unione europea, e in particolare la Commissione europea, devono svolgere un ruolo chiave, fungendo ancora una volta da vero motore del processo di integrazione europea.” “Come personale delle istituzioni dell’UE, siamo rimasti in silenzio a lungo negli ultimi anni durante varie crisi passate, che hanno costantemente minato la credibilità delle nostre istituzioni, come la recessione del 2008 e la successiva crisi del debito sovrano, non  per citare la crisi migratoria e la Brexit. Tutte queste crisi avrebbero dovuto essere prese come segnali di sveglia e opportunità per dimostrare che quelle lezioni erano state apprese”.

“Oggi più che mai”, si legge nella nota “R&D richiede una vera solidarietà europea e quindi chiede alla von der Leyen, di coordinare immediatamente tutte le azioni nel campo della salute, per impedire ulteriormente l’aumento del bilancio delle vittime, non solo nei settori critici della logistica e di preziose misure restrittive,  ma anche sostenendo iniziative per l’uso immediato di nuovi mezzi terapeutici promettenti.  Alcune azioni, come lo stock comune di attrezzature mediche, stanno andando nella giusta direzione, ma chiediamo molto di più.

Per questo Sebastiani, in nome di tutti i funzionari europei, chiede alla presidente della Commissione Europea di lavorare a stretto contatto con il Parlamento europeo, al fine di trovare una soluzione “alle vergognose strozzature emerse nell’ultimo Consiglio europeo, più rapidamente delle due settimane in scadenza.  Con misure aggiuntive tra cui una garanzia europea e finanziamenti supplementari per l’emergenza sanitaria, la ricerca, l’aiuto sociale e la ripresa economica.”

“Agire con la mentalità secondo cui il giuramento di agire nel migliore interesse dell’Unione è ora più che mai diametralmente opposto a una formula semplice e vuota.”, conclude Sebastiani riferendosi al giuramento di assoluta indipendenza prestato dai membri della Commissione Europea. Esortando Ursula von der Leyen ad agire insieme a tutti i rappresentanti politici e al personale dell’UE per difendere l’integrazione europea, attraverso la solidarietà, il dialogo, la comprensione reciproca e il sostegno tra i paesi europei”.

Un’altra lettera aperta alle Istituzioni Europee, ed in particolare al Consiglio europeo, è stata scritta, su input di Mario Telò, professore alla LUISS-Roma e ULB, e presidente emerito dell’Istituto di Studi Europei di Bruxelles, assieme ad altri accademici italiani e di tutti gli stati membri dell’UE. E verrà pubblicata domani sul quotidiano belga Le Soir.

Molti sono quelli impegnati, da diverse prospettive politiche e professionali, per cercare di fare tornare la ragione in questa corsa contro il tempo. E di scontro tra diversi egoistici sovranismi. Che portano addirittura ad ammainare platealmente la bandiera europea da uffici pubblici. Simbolo più che emblematico di una disperata corsa verso un suicidio collettivo. Sicuramente per l’Italia. Ma anche per l’intera Unione Europea, compresa la Germania. Che rischieranno la sorte di Sansone e di tutti i Filistei.