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Intelligenza artificiale: “scusa se ti rubo i dati”

Intelligenza artificiale: “scusa se ti rubo i dati”

Prima agire e poi, eventualmente, chiedere scusa. Sembra essere questo lo stile di alcune delle aziende che operano nel settore tecnologico e dell’intelligenza artificiale (IA), la cui caratteristica è spesso navigare in modo temerario tra le acque dell’etica e dei diritti. Malgrado la spregiudicatezza di alcune, questo settore sembra godere di una particolare indulgenza. Mentre la pubblica amministrazione poco trasparente ci fa infuriare, con le aziende tecnologiche tutti noi mostriamo una certa rassegnata comprensione, come se i danni arrecati fossero un effetto collaterale di una cura comunque benefica. E lo è, perché l’intelligenza artificiale porterà enormi vantaggi in tanti settori.

Tuttavia, ogni volta che ci troviamo di fronte a una rivoluzione epocale, ci chiediamo fino a che punto il fine del progresso giustifichi i suoi mezzi e se il progresso debba assumere sempre le sembianze di una corsa. Non sarebbe meglio andare più lenti e valutarne le conseguenze prima che il danno sia fatto?

Abbiamo parlato del problema della gestione della trasparenza delle aziende protagoniste dell’intelligenza artificiale con Vitalba Azzollini, editorialista del quotidiano “Domani” e fellow dell’Istituto Bruno Leoni: “Si pone un problema di trasparenza, che evidentemente non vale solo per i poteri pubblici. Il Garante ha contestato a OpenAI, tra l’altro, l’assenza di informativa sul trattamento dei dati tramite ChatGPT, con riguardo alle finalità e alle modalità del trattamento stesso. A mancare, secondo l’Autorità, era un sistema per garantire la trasparenza, sì che il consenso fosse reso dagli utenti in modo effettivamente consapevole”.

La cosa incredibile è che, nel marzo 2023, il Garante della Privacy italiano è stato il primo al mondo a evidenziare i rischi per gli utenti, boccando ChatGPT di Open AI per un mese. Mi chiedo come mai le istituzioni omologhe di altri paesi non abbiano battuto ciglio prima di quella data, considerando che l’intelligenza artificiale già prosperava da tempo (Garante Privacy, continua l’indagine su Open AI per violazione dei dati personali: presentato l’atto di contestazione, LogIn, Corriere della Sera, 29 gennaio 2024). Nel frattempo, con l’approvazione definitiva del Regolamento sull’IA, del 13 marzo scorso, l’Unione Europea è la prima al mondo a cercare di regolamentare l’intelligenza artificiale. Non bisogna però mollare, perché intanto il progresso tecnologico va avanti a velocità esponenziale e le norme a protezione dei cittadini rischiano di andargli dietro con indolenza. Tranquilli, eventualmente poi ChatGPT ci chiederà scusa.