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Milano non si sequestra

© 2020, Giordano Di Fiore
© 2020, Giordano Di Fiore

Milano non si sequestra, parafrasando un celebre slogan, particolarmente infelice, divenuto sinonimo di cialtronismo all’italiana.

E nemmeno l’Italia, per l’appunto, si sequestra, nonostante alcuni caudilli, già da noi attenzionati in passato, continuino a gonfiare il proprio ego, esibendo tac polmonari in diretta social.

Cosa intendiamo dire, nello specifico? Che non riconosciamo il problema pandemico? Che non vogliamo fare nulla? Niente di tutto questo: al contrario, a differenza di caudilli e governo in carica, vorremmo fare qualcosa, proprio per evitare di essere sequestrati, per incapacità e malafede.

E torniamo a Milano, una delle città che maggiormente sta subendo l’inettitudine di chi ci comanda, senza voler minimizzare il disagio sempre più incalzante di Napoli. Ma non è una gara a chi sta peggio. Questa è la città in cui vivo, e per la quale mi sento in dovere di essere costruttivo.

Cerco di andare spedito, avanzando proposte chiare e semplici:

  1. E’ necessario ripristinare IMMEDIATAMENTE le distanze su mezzi pubblici e ferrovie nord. Non capisco con quale ratio siano state eliminate poche settimane fa, ma il trasporto pubblico è una polveriera. Non c’è tempo da perdere.
  2. Come già sperimentato per altri territori (leggi Emilia Romagna), è altrettanto necessario sottoscrivere immediatamente accordi con le compagnie di bus privati, in modo da integrare il servizio.
  3. Eliminare da subito strisce blu a pagamento, area C, ingressi dei parcheggi ATM. Per la prima volta, possiamo augurarci che aumenti lo smog ed il traffico privato, perché è infinitamente più sicuro.
  4. Il Comune è in grado di sottoscrivere accordi anche con i parcheggi privati, garantendo prezzi calmierati.
  5. Coprifuoco, semi-lockdown, lockdown: sono misure concettualmente sbagliate, perché non selettive. Facendo interventi chirurgici di chiusura laddove servono per davvero, c’è un grande vantaggio: le attività da risarcire sono infinitamente inferiori. E, a questo punto, senza scuse, vanno risarcite da subito. Al contrario, chiudendo tutto, come abbiamo già visto, non si risarcisce proprio nessuno.
  6. Informazioni chiare ed affidabili: non si deve riproporre, come sta già succedendo, l’errore di cambiare in continuazione ordinanze, dpcm, regolamenti, protocolli, ecc. Se si vuole generare fiducia nelle persone, occorrono poche regole, chiare, condivisibili e durevoli.
  7. Spalmare il più possibile le aperture degli esercizi commerciali, in totale controtendenza con le leggi in vigore: se l’obiettivo è diminuire i contatti, la città deve essere aperta h24, 7/7. Le ordinanze, come quella che vieta la vendita di alcoolici, anche nei supermercati, dopo le 18, sono demenziali e controproducenti.
  8. Tracciabilità e test: riprendo alcuni suggerimenti indicati dall’ex-ministro Lorenzin al Foglio: coinvolgere i medici di base nello screening ed aumentare il personale “tracciante”, ricorrendo a laureandi ed associazioni come Croce Rossa, ecc.

Questi punti sono realizzabili già da domani mattina. Ma ce ne sono molti altri. Tornando ai mezzi pubblici, va introdotto il controllo numerico per gli accessi alla metropolitana. E garantito il flusso entrata-uscita, secondo percorsi rigidi.

Qualche mese fa, a Milano si parlava di un grande piano, messo in campo da Comune ed aziende private, in modo da scaglionare gli orari di lavoro su tutto l’arco della giornata, anche durante il sabato e la domenica. Una grandissima idea, non praticata. E’ fondamentale riprenderla immediatamente, per tutti quei lavoratori che non possono ricorrere allo smartworking.

Sulla scuola, qualcosa in più, su questo fronte, è stato fatto, ma in modo totalmente insufficiente. La rimodulazione delle fasce orarie è un accorgimento importantissimo per la riduzione delle occasioni di contagio.

Infine, e ne abbiamo parlato approfonditamente in recenti articoli, Milano, in questo momento, ha una grande disponibilità di spazi. Parliamo di alberghi, airbnb, uffici. Spazi che possono essere utilizzati in funzione antiCovid, garantendo un guadagno a decine di imprenditori in crisi. Si era parlato di alberghi da utilizzare per quarantenare le persone positive. Ci sono gli spazi di coworking, da incentivare al massimo, per ridurre la durata degli spostamenti lavorativi senza penalizzare completamente la socialità. Ma potrebbero essere impiegati anche per la didattica a distanza, ad esempio, modulando così la capienza degli spazi. Didattica a distanza che dovrebbe essere sempre opzionabile, garantendo il doppio flusso presenza-remoto.

Chi è di Milano, si sarà ad esempio impressionato dall’enorme quantità di taxi completamente a zonzo. A Milano non c’è più nessuno, il comparto è terribilmente in crisi.

Bene, anche in questo caso, sono possibili ed auspicabili delle integrazioni con il trasporto pubblico, agendo così sull’offerta e garantendo un guadagno per gli operatori in crisi.

Mi scuso per l’estrema sintesi, che non vorrei fosse interpretata come faciloneria. Il punto è un altro: siamo convinti che si debba fare qualcosa per sconfiggere la pandemia. Ma questo qualcosa non coincide con il sequestrare le persone a casa. Oltre ad essere disastroso dal punto di vista economico e psicologico, in questo momento sarebbe totalmente inutile, perché, come ci ricorda l’OMS, in questo momento, gli europei soffrono di Pandemic Fatigue. Rischiamo, dunque, inutili disordini sociali, quando invece POSSIAMO FARE TANTISSIMO, IMMEDIATAMENTE E NEL CONCRETO.

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