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Per dove dobbiamo andare? Chiediamolo al Papa

Giornalista e saggista
Roma nel 1469. Codice della Cosmographia di Tolomeo, Biblioteca Apostolica Vaticana
Roma nel 1469. Codice della Cosmographia di Tolomeo, Biblioteca Apostolica Vaticana

Il soggetto è il Papa, gli altri sono i vescovi italiani che fanno finta di non capire. E sabato Papa Francesco è stato chiarissimo. Parlando ai responsabili della catechesi, ha sviluppato molti temi su cosa e come fare in tempi di Coronavirus con le attività semi-paralizzate e una Chiesa in affanno (non solo in Italia). Comunque ha sottolineato soprattutto due aspetti.

Il primo: il Concilio. Chi non accetta il Vaticano II non può dirsi cattolico. Semplice. Semplice? Mica tanto.

Ecco le parole del Papa: “il Concilio è magistero della Chiesa. O tu stai con la Chiesa e pertanto segui il Concilio, e se tu non segui il Concilio o tu l’interpreti a modo tuo, come vuoi tu, tu non stai con la Chiesa. Dobbiamo in questo punto essere esigenti, severi. Il Concilio non va negoziato, per avere più di questi… No, il Concilio è così. E questo problema che noi stiamo vivendo, della selettività rispetto al Concilio, si è ripetuto lungo la storia con altri Concili. (…) Per favore, nessuna concessione a coloro che cercano di presentare una catechesi che non sia concorde al magistero della Chiesa”.

Chiarissimo, come si vede e si legge. Al punto che un quotidiano italiano espressione del fronte conservatore cattolico (per intenderci un quotidiano che fin dal titolo giura ai suoi lettori di dire la verità, null’altro che la verità…) queste frasi del Papa le ha semplicemente omesse. Loro infatti il Concilio non lo accettano ma fa scomodo che i lettori sappiano come la pensa il Papa sull’argomento. E pazienza, soprattutto perché le frange convintamente conservatrici sono apertamente tollerate (spesso incoraggiate) da larghi settori della gerarchia. E così si riproduce una frammentazione ecclesiale incapace di risolvere i problemi.

E qui veniamo al secondo aspetto trattato dal Papa. “Come ho detto al Convegno ecclesiale di Firenze, desidero una Chiesa «sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti. […] Una Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza». (…) Ho menzionato il Convegno di Firenze. Dopo cinque anni, la Chiesa italiana deve tornare al Convegno di Firenze, e deve incominciare un processo di Sinodo nazionale, comunità per comunità, diocesi per diocesi: anche questo processo sarà una catechesi. Nel Convegno di Firenze c’è proprio l’intuizione della strada da fare in questo Sinodo. Adesso, riprenderlo: è il momento. E incominciare a camminare”.

Il Convegno di Firenze è del 2015 e da allora il tema del Sinodo nazionale è stato semplicemente messo da parte. Da notare che adesso il papa ha detto: “deve” iniziare un percorso per arrivare al Sinodo nazionale. Come fare è tutto da scoprire. Certamente la volontà dei vescovi non c’è. E del resto un Sinodo porterebbe allo scoperto divisioni, carenze, problemi organizzativi, formativi, di visione teologica, e l’impraticabilità delle soluzioni di compromesso, visto che il dopo Concilio ha clericalizzato tutto e gli ultimi anni hanno messo in crisi proprio il modello di una Chiesa clericale.

Adesso sarà interessante vedere cosa accade, chi continuerà a fare finta di niente e chi vorrà muoversi. Come diceva un noto film di Totò: “Noio volevam savuar, per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare?”

 

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