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Riprendiamo un cammino di comunità a scuola, all’università, al lavoro

Riprendiamo un cammino di comunità a scuola, all’università, al lavoro

La seconda e la terza fase del post coronavirus muovono i passi su un filo sottile dove bisogna mantenersi in equilibrio tra responsabilità e libertà, tra salute e diritto al lavoro e all’istruzione.  Dobbiamo far tesoro per sempre di questa terribile epidemia perché la limitazione della nostra libertà, dovuta all’emergenza sanitaria, è stata un’esperienza unica dal Dopoguerra in poi e rifletteremo nei prossimi mesi sull’impatto reale che essa ha avuto sulle nostre vite comunitarie.  Mi ha molto colpito la frase del Presidente della Conferenza Stato-Regioni, Stefano Bonaccini, in occasione dell’emanazione delle linee guida regionali per le riaperture del 9 giugno: «Dobbiamo guardare al futuro con ottimismo e dinamismo, senza mai abbassare la guardia rispetto all’osservanza delle regole indispensabili per la prevenzione». E per ricostruire il futuro dobbiamo prenderci cura delle nostre comunità, scuola, università, lavoro. Siamo tutti molto preoccupati per la riapertura delle scuole, sia per il ritardo che abbiamo accumulato nel riavvio delle attività scolastiche, sia per la decisione tardiva delle linee guida, che sono state delineate questa settimana.  È doveroso ora non lasciare i presidi da soli, non possiamo rimetterci alla semplice autonomia scolastica in questo momento delicato.  È bene inoltre parlare di progetti didattici, non solo di misure di sicurezza. Non si può discutere soltanto di metri, ma anche di progetti didattici.  Difatti ormai anche un piccolo bar sa quali siano le misure di sicurezza, ma per la scuola è opportuno avere un diverso orizzonte, fatto di didattica ibrida tra alternanza e presenza, di valore dell’apprendimento in generale e, in particolare, di quello ad esempio dell’esperienza dei laboratori e di riflessione consapevole di come si possa ripartire salvaguardando sicurezza e crescita psicopedagogica.   Inoltre è necessario farsi carico delle diversità territoriali, pensiamo alle nostre zone di montagna dove bisogna rivedere tutto il sistema dei trasporti per consentire alle alunne e agli alunni di raggiungere i plessi scolastici.   Per le numerose problematiche da affrontare dobbiamo stare vicino ai presidi e ai docenti. Occorre in questi mesi fare una “chiamata alle armi “di tutto il Paese affinché la scuola possa riaprire davvero in un cammino di ritrovata comunità.  Di università si parla poco, ma i rappresentanti del Consiglio nazionale degli studenti universitari in una recente audizione in Senato hanno lanciato un grido d’allarme: attenzione alla fase di ripartenza, non bisogna lasciare soli gli atenei. È giusta, legittima l’autonomia universitaria, ma bisogna sostenere le università, le studentesse e gli studenti, altrimenti si rischia di accentuare le disuguaglianze tra atenei e territori e il pericolo più grande è vedere un calo di iscritti e l’abbandono dei percorsi universitari. Infine, il lavoro.  Ho avuto occasione in questa fase di visitare alcune aziende e ho trovato spesso un clima di solidarietà tra lavoratori e imprese per affrontare le difficoltà che stiamo vivendo, dai ritardi nella cassa integrazione all’accesso alla liquidità alla imprevedibilità del mercato nella fase della riapertura. La ripresa di un cammino di comunità a scuola, nell’università, al lavoro deve riguardare un po’ tutti ed essere il nostro filo conduttore per l’impegno politico in un periodo tanto critico. Trattiamo questi argomenti in maniera meno amministrativa, ma più col calore di voler risolvere i problemi sociali che abbiamo davanti e guardare al futuro con dinamismo e fiducia.

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