L'editoriale
Caso Conte-Piantedosi: dal letto alle poltrone. Il sexy-gossip italiano non è più solo teatro, ma un pezzo della politica
L’abbiamo chiamato Romanzo Viminale perché, come Eduardo insegna, l’ironia stempera ogni dramma. Ma ormai il sexy-gossip italiano non è più solo teatro. È un pezzo organico della politica. La nostra vita pubblica ha smesso di distinguere tra reato e peccato, fra funzione e relazione. E per provocare il sisma, non servono più neppure i rinvii a giudizio o le bisteccherie a scottadito. Il romanzo è permanente, e se non c’è, qualcuno ha imparato come scriverlo. Un graffio sul cranio e la rivelazione di una telefonata hot? Troppa fatica. Meglio una frasetta finto-imbarazzata detta all’intervistatore, dopo averne sollecitato la domanda. Per poi aggiungere pudicamente: ‘’Sono molto riservata’’. Il sasso è partito. E non colpisce solo famiglie e reputazione. Centra in pieno lo Stato.
Il caso Piantedosi non ha nulla di penalmente rilevante, ma già anima dibattiti e scontri politici. Un ritorno della Lega agli Interni, ad esempio. Del resto, quanto ci vuole a passare, nel gossip, dal letto alle poltrone? Torna alla mente il caso Sangiuliano, dove a spiccare non era tanto la love story del ministro, ma la sua necessità di pentirsene pubblicamente con effetti fra il ridicolo e il devastante. Non si tratta, chiaramente, di giustificare nessuno, né di assolvere da eventuali favoritismi indebiti. Ma di restituire ad altri tribunali – la coscienza, il buon senso, semmai le mogli e i mariti – i comportamenti privatissimi dell’individuo. Anche se è un politico. Anche se è un ministro della Repubblica. Anzi, proprio per quello. Invece, sembriamo sempre più rassegnati ad una deriva non da Stato etico, che avrebbe perlomeno una motivazione nobile, ma da Repubblica del rotocalco e delle rivelazioni whatsapp. Un “regime” in cui tutti si improvvisano ayatollah, per poter sanzionare le debolezze degli altri. Incuranti dello stress costante cui vengono sottoposte le istituzioni.
Non è un problema solo italiano. Nelle stesse ore, l’America si trastulla con i vizi grossolani del marito dell’ex responsabile della sicurezza. Ed è difficile non cogliere l’ancor più grossolano compiacimento dei suoi nemici. Coloro che ne censuravano la durezza nel gestire la famigerata ICE, e ora la vedono umiliata e disperata. Ma in Italia facciamo di più. Non esiste più quella distanza – anche simbolica – che proteggeva le cariche pubbliche dalla vita privata di chi le occupa. Tutto è immediato, esposto, confuso. Con il risultato che ogni potere diventa per sua natura precario e vulnerabile. Il Romanzo Viminale, in definitiva, non è una storia d’amore o un semplice scandalo. È una storia di indebolimento verticale, dove di colpo il protagonista non è più padrone della sua vita e del suo ruolo. Ed è una storia che accade nel luogo più delicato della democrazia, quello dove si governano la sicurezza e la polizia, e che dovrebbe essere impenetrabile e impermeabile. I sentimenti, le fragilità, le relazioni, le ambiguità. Tutto diventa materia politica. E nessuno sembra più in grado di chiudere il libro, né di sapere chi ne scriverà le prossime pagine.
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