Il focus
Che fine hanno fatto i grandi progetti infrastrutturali africani
Non è un caso che la maggior parte dei mega-programmi previsti sia localizzata in Paesi dove il binomio stabilità-crescita la fa da padrone come Kenya, Marocco, Sud Africa, Egitto, Nigeria, Angola
Una delle maggiori priorità delle grandi banche di sviluppo africane e delle cooperazioni internazionali è di assicurare al più presto una migliore connettività al Continente africano. Connettività fisica, con nuove infrastrutture come aeroporti, autostrade, ferrovie e porti marittimi e fluviali. E connettività digitale, nella quale l’Africa ha realizzato negli ultimi anni progressi notevolissimi: basti pensare che secondo l’ente GSMA gli abbonamenti alla telefonia cellulare sono passati da circa 418 milioni nel 2018 a oltre 700 milioni nel 2024 (il dato è riferito alle carte SIM vendute, e non alle persone fisiche collegate).
La sfida più imponente resta però quella delle infrastrutture fisiche, poiché esse hanno bisogno, oltre che di capitali finanziari, di sicurezza e di stabilità politica di lungo periodo; fattori ancora rari in un Continente troppo spesso preda di turbolenze provocate da terrorismo, guerre sanguinose, colpi di Stato improvvisi (l’ultimo in ordine di tempo in Guinea Bissau, lo scorso novembre). Le grandi Istituzioni finanziarie internazionali, sospinte dalla “corsa all’Africa”, hanno comunque deciso di puntare senza indugi sulla crescita del Continente; secondo le stime del Programme for Infrastructure Development in Africa (organismo dell’African Union) e dell’African Development Bank, occorreranno fra i 110 ed i 170 miliardi di dollari di investimenti annui, quindi oltre un trilione e mezzo nei prossimi 10-15 anni, per assicurare la realizzazione dei principali progetti infrastrutturali.
Tali ingenti cifre, che per l’Africa rappresenteranno ulteriori debiti, provengono dal FMI, dalla Banca Mondiale, dalla stessa African Development Bank, dalle singole banche di sviluppo dei Paesi africani, da capitali privati, da obbligazioni emesse dai singoli Stati, e da Piani specifici come il Global Gateway europeo ed il Piano Mattei; quest’ultimo, coi suoi 5 miliardi e mezzo di euro, non tutti peraltro dedicati alle infrastrutture, dovrà necessariamente raccordarsi con le altre maggiori iniziative internazionali di finanziamento per risultare incisivo per la connettività. La questione delle infrastrutture in Africa è direttamente collegata all’istituendo mercato unico, il Free Trade Continental Agreement, firmato nel 2019 a Niamey, in Niger, da tutti gli Stati africani tranne l’Eritrea, per aumentare sensibilmente il commercio infra-africano, che oggi costituisce meno del 20% del totale degli scambi continentali, a fronte del 48% di quello infra-americano, del 59% di quello infra-asiatico, e del 67% di quello infra-europeo. Non potrà esserci alcun libero mercato se i prodotti non riescono a muoversi rapidamente fra gli Stati, o all’interno degli stessi Paesi, a causa della carenza di strade e di collegamenti logistici, come ancora accade adesso. Né tale intesa potrà funzionare, finchè oltre 600 milioni di africani non avranno accesso alla corrente elettrica.
Diversi mega-progetti africani sono stati recentemente portati a compimento: ad esempio, la Nuova Grande Capitale Amministrativa egiziana, a 45 km ad est del Cairo, costata circa 60 miliardi di dollari, finanziati da una società dell’apparato militare nazionale (ACUD), e da ingenti crediti cinesi, emiratini e di altri investitori privati; e la più grande diga africana, la Grand Ethiopian Renaissance Dam, costruita per erogare circa 5.000 MW di energia. Essa è stata finanziata in Etiopia con un sistema di lotterie popolari ed obbligazioni, e con altri interventi stranieri poco trasparenti, per un totale di oltre 5 miliardi di dollari. Fra i progetti strategici in programma o già avviati in Africa si annoverano:
–Corridoio LAPSSET, una rete di porti, strade, ferrovie e oleodotti fra Kenya, Sud Sudan ed Etiopia;
–Corridoio di Lobito, un rifacimento di una ferrovia di oltre 1300 km, dal porto angolano di Lobito verso Repubblica Democratica del Congo e Zambia, per il trasporto verso la costa dei minerali e terre rare della regione;
–Solar Plant NOOR in Marocco, ampliamento di un già esistente complesso di pannelli solari, per aumentare la disponibilità di energia elettrica;
–Nuovo aeroporto di Addis Abeba, presso la città di Bishoftu, con una capacità di oltre 100 milioni di passeggeri all’anno;
–Collegamento ferroviario Standard Gauge fra Tanzania, Uganda, Rwanda, Burundi, e RDC;
–Rafforzamento energetico integrato in Mozambico, il più grande progetto in corso in ambito energetico in Africa Australe, con un mix di tecnologie solare, idroelettrica e fotovoltaica galleggiante;
–Lagos Eko Atlantic City, per una nuova città costiera in Nigeria, residenziale e commerciale, che recupera terra sottratta dall’erosione delle coste e diminuisce la pressione abitativa su Lagos;
–Hub industriale a Tshwane, in Sud Africa, mega-hub industriale multi-uso nei pressi di Pretoria, di stimolo all’economia nazionale e regionale;
–Diga Inga III: è il potenziamento previsto della vecchia centrale idroelettrica di Inga, in RDC, per una capacità prevista di 40.000 MW;
–Gasdotto fra Nigeria e Marocco, attraverso 13 Stati dell’Africa occidentale, per una capacità di oltre 15 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Sono stati conclusi gli studi di fattibilità;
–Ponte automobilistico e ferroviario fra Brazzaville e Kinshasa sul fiume Congo;
–Miglioramento della capacità della Raffineria Dangote in Nigeria: secondo i programmi dovrebbe diventare la più gande raffineria del mondo, per alleviare la cronica carenza di idrocarburi raffinati nel Continente;
–Progetto idrogeno verde in Sud Africa, in linea con le priorità della transizione energetica. Sono in corso gli studi di fattibilità;
–Progetto solare Obelisk in Egitto, è uno dei più grandi programmi di energia derivata da pannelli fotovoltaici in Africa, al fine di generare oltre 1000 MW di energia elettrica.
Non è un caso che la maggior parte dei mega-programmi previsti sia localizzata in Paesi caratterizzati da sostanziale crescita economica e stabilità politica come Kenya, Marocco, Sud Africa, Egitto, Nigeria, Angola. Il binomio stabilità-crescita non fa eccezioni in Africa, e sono questi gli Stati che verosimilmente faranno da volano alla poderosa crescita africana dei prossimi decenni.
© Riproduzione riservata







