Le bozze legge concorrenza che circolano in questi giorni contengono tante misure, ma due meritano particolare attenzione, per ragioni diverse.
Partiamo dal telemarketing. Il decreto bollette aveva stabilito che un contratto luce e gas venduto al telefono è nullo, a meno che il cliente non abbia chiesto la telefonata o abbia dato un consenso specifico. Fin qui nulla di strano. Ma la possibilità di raccogliere quel consenso era riservata agli operatori con clienti già attivi nel settore energetico. Ne era uscito un mercato zoppo. Chi vende energia poteva continuare a proporre ai propri clienti la fibra o una SIM, mentre una telco non poteva più offrire ai propri clienti un contratto energia, nemmeno chiedendo il permesso. In pratica la porta del mercato energetico era stata chiusa in faccia a chi stava provando a entrarci. E parliamo del mercato che di concorrenza avrebbe più bisogno.

Il disegno di legge rimette le cose in pari. La nullità varrà anche per i contratti di connettività o di telefonia conclusi al telefono, e gli operatori di entrambi i settori dovranno chiedere ai propri clienti il consenso a ricevere proposte su qualunque altro bene o servizio offerto, così le telco potranno di nuovo proporre energia alla propria base clienti, e i consumatori avranno la stessa protezione su entrambi i fronti. Resta una riserva sul metodo. La parità è stata ristabilita estendendo i divieti, non togliendoli. E le telefonate moleste non spariranno, perché chi chiamava fuori dalle regole ieri continuerà a farlo domani. Però regole uguali per tutti sono il minimo sindacale della concorrenza.

Il secondo capitolo è una delega al Governo per riscrivere le regole dell’assicurazione RCA. Tra i criteri ce n’è uno per legare il premio al rischio reale, cioè far pagare ciascuno per come guida e non per dove abita. Oggi la polizza RCA dipende in gran parte da variabili indirette, prima fra tutte la residenza, con il risultato che un automobilista prudente di Napoli paga più di uno spericolato di Bolzano. Qui entra in gioco l’innovazione, che consente di superare questa ingiustizia. Le scatole nere, che in Italia sono più diffuse che in ogni altro paese europeo, registrano chilometri percorsi, velocità, frenate, orari di guida. Sono informazioni che permettono di distinguere tra due automobilisti della stessa provincia (anzi dello stesso indirizzo), cosa che nessuna statistica territoriale potrà mai fare.

Finora però la scatola nera ha funzionato solo come correttivo per uno sconto, previsto per legge, più consistente nelle province più care. Non a caso i dispositivi sono presenti su circa un’auto assicurata su cinque a livello nazionale, ma a Caserta superano il 64 per cento e a Napoli il 53. Il premio di partenza, però, resta costruito sulle medie territoriali, e secondo l’IVASS a Napoli si continua a pagare in media 273 euro più che ad Aosta. La strada peraltro era già stata indicata da un’altra legge concorrenza, quella del 2017, che aveva previsto sconti per chi monta la scatola nera e attribuito ai suoi dati pieno valore di prova nei processi civili. Ma i decreti ministeriali con caratteristiche tecniche, interoperabilità e portabilità dei dispositivi non sono mai arrivati, tanto che nel 2024 la Cassazione ha negato a quei dati il valore di prova piena. Nessuna norma impedisce invece di usare quei dati per costruire i premi, servono solo le garanzie di privacy previste dal GDPR. Una delega, però, è una promessa, non una riforma. E il precedente della riforma pensata 2017 e mai attuata non conforta. Tutto si deciderà con i decreti legislativi, ed è lì che si misurerà la distanza tra i criteri scritti oggi e gli interessi che spingeranno per annacquarli. La direzione comunque è giusta. Se il Governo andrà fino in fondo, lo farà grazie all’innovazione tecnologica e i consumatori se ne accorgeranno con un prezzo legato al merito e non al codice postale.

Sergio Boccadutri

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