Un virus praticamente semisconosciuto ai più, diventato ‘noto’ perché sarebbe la causa del malessere e delle cattive prestazioni del calciatore della Juventus Alvaro Morata. Parliamo del citomegalovirus, l’infezione che ha colpito l’attaccante spagnolo e i cui effetti si erano fatti sentire in particolare dopo la trasferta di Champions League dei bianconeri ad Oporto, al termine della quale Morata aveva anche accusato un mancamento.

Il citomegalovirus è in realtà un virus piuttosto comune nella famiglia degli Herpesvirus, estremamente diffuso a livello globale. Il virus, come spiega l’Istituto superiore di sanità, una volta contratto rimane latente all’interno dell’organismo per tutta la vita, ma può riattivarsi in caso di indebolimento del sistema immunitario. Il citomegalovirus è talmente diffuso che in Italia, stima l’ISS, circa il 70-80% della popolazione adulta risulta positiva agli anticorpi anti-CMV.

COME SI TRASMETTE – L’infezione può essere di tipo primaria o non primaria. La trasmissione arriva tramite l’uomo, unico “serbatoio di infezione” del virus: può avvenire infatti tramite fluidi del corpo come sangue saliva, urina, lacrime, liquido seminale, secrezione vaginale e latte, e proprio per questo si trasmette facilmente nell’ambiente domestico e nelle comunità scolastiche.

Non si può escludere neanche la trasmissione per via sessuale, ma la maggior parte degli adulti ha già acquisito l’infezione in altro modo.

I SINTOMI – La maggior parte degli individui che contraggono il citomegalovirus, adulti o bambini, non manifesta sintomi e non si accorge dell’infezione. Quest’ultima avviene solitamente durante l’infanzia o l’adolescenza e più raramente in età adulta: dati i sintomi generici come febbre, malessere e ingrossamento dei linfonodi, l’infezione può essere confusa con l’influenza o la mononucleosi infettiva e difficilmente vengono effettuati gli esami di laboratorio per accertarla.

Nei soggetti immunocompromessi invece l’infezione da citomegalovirus può provocare polmonite, retinite con alterazione della vista ed encefalite.

LA DIAGNOSI – La diagnosi di infezione da citomegalovirus non è molto comune, proprio perché i sintomi sono simili a quelli di una banale influenza. La diagnosi da CMV richiede dunque l’esecuzione di analisi del sangue in quanto, non essendoci disturbi specifici, non si riesce ad identificare durante la visita medica. Con le analisi del sangue si rilevano gli anticorpi anti-CMV che, nel caso di infezione in corso risultano essere IgM, nel caso di infezione pregressa IgG.

COME SI CURA – Come spiega l’Istituto superiore di sanità, nei soggetti immunocompetenti che contraggono l’infezione da CMV non si ha generalmente necessità di terapia antivirale. Per quelli immunocompromessi con diagnosi di infezione da CMV, c’è la necessita di trattamento antivirale con ganciclovir e valganciclovir.

L’ISS sottolinea anche un vaccino per prevenire l’infezione congenita da CMV è in fase di sviluppo. Il modo migliore per prevenire il contagio resta quello di una attenta igiene personale, soprattutto per le categorie di persone più vulnerabili alla malattia (donne in gravidanza, individui immunodepressi, bambini piccoli o appena nati). “È sempre buona regola lavarsi le mani con acqua calda e sapone prima di mangiare e di preparare e servire il cibo, dopo aver cambiato i bambini, dopo essere andati in bagno e dopo ogni tipo di contatto con fluidi corporei. È opportuno evitare di scambiarsi posate o altri utensili durante i pasti, soprattutto con bambini piccoli”, scrive l’ISS.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia