La visione della startup
Da Napoli all’AI Week, l’approccio “sartoriale” di Generazione AI all’intelligenza artificiale
Portare l’intelligenza artificiale nel cuore del tessuto produttivo del nostro Paese: questo l’obiettivo di Generazione AI, start-up partenopea nata nel 2023 dalla volontà di cinque soci – Antonio Testa, Fabio Iasevoli, Giulio Lippi, Giuseppe D’Amico e Luigi De Simone. L’idea è quella di avere un approccio quasi “sartoriale”: partendo dai processi interni alle aziende clienti, si costruisce intorno a loro una soluzione su misura per quel contesto specifico.
Questa settimana il team di Generazione AI sarà a Milano per l’AI Week 2026, il più grande evento europeo dedicato all’Intelligenza Artificiale. La loro presenza ruota attorno allo slogan: “One Day, Day One“, un invito diretto alle PMI italiane a smettere di rimandare l’integrazione dell’AI nei propri processi. Antonio Testa, CEO & Chief of Innovation, e Giulio Lippi, COO & Chief of Product, saliranno sul palco come speaker per approfondire il tema della “Private Industrial Intelligence. Enhancing corporate cognitive capital with AI – methods and results”; allo stand di Generazione AI sarà inoltre disponibile una demo interattiva, che consentirà ai visitatori potranno vestire i panni di un CEO o di un dirigente aziendale e affrontare scenari di crisi in tempo reale, confrontando le proprie decisioni con quelle di un sistema di AI. Un’esperienza pensata per rendere tangibile il valore che l’AI può portare all’interno di un’azienda.
Alla vigilia dell’evento, Antonio Testa racconta a Il Riformista la visione della startup, partendo da quanto il tessuto produttivo del Mezzogiorno e le peculiarità del territorio abbiano influenzato la mission di Generazione AI.
“Napoli e la Campania esprimono alcune delle menti più brillanti nel campo dell’innovazione, dell’ingegneria e della tecnologia. Il problema non è il talento, ma creare le condizioni perché quel talento possa restare, crescere e costruire valore sul territorio,” spiega Testa. “Per questo abbiamo scelto di costruire un’azienda che potesse rappresentare un’opportunità concreta per giovani professionisti, sviluppatori, ricercatori e creativi che cercano condizioni che gli consentano per non dover andare via. Per noi significa investire in stipendi adeguati, welfare aziendale, formazione continua, possibilità di crescita reale e integrazione con il mondo universitario. Collaboriamo con programmi di stage, sosteniamo percorsi di alta formazione come Digita Academy presso la Federico Il e favoriamo la possibilità di lavorare mentre si completa il percorso di studi. Napoli ha una straordinaria energia creativa e una velocità di adattamento rara. Se accompagnata da visione industriale, managerialità e infrastrutture adeguate, questa città può diventare uno dei principali poli italiani dell’innovazione applicata all’Al. Noi abbiamo deciso di partire da qui. E proprio da Napoli stiamo costruendo un progetto che oggi guarda già anche a Roma e Milano.”
In un mercato sempre più affollato di soluzioni AI, la vostra caratteristica distintiva è la metodologia: partendo da processi aziendali costruite infrastrutture tecnologiche intorno ad esse. Perché questo approccio è più funzionale di quello dei vostri competitor?
“Molte aziende stanno ancora affrontando l’AI come se fosse un software da acquistare, mentre in realtà è un cambiamento strutturale del modo in cui un’organizzazione pensa, decide e lavora. Noi crediamo che parlare semplicemente di “soluzioni Al’ sia già riduttivo. L’intelligenza artificiale non crea valore da sola. Il valore nasce quando viene applicata correttamente ai processi, alle competenze e alla storia dell’azienda. L’Al sta ai processi contemporanei come il vapore prima e l’energia elettrica poi sono stati all’industria: un abilitatore enorme di trasformazione. Ma una macchina inefficiente restava inefficiente anche con l’elettricità. Oggi succede la stessa cosa con i processi aziendali. Questo approccio è anche il motivo per cui molte aziende restano spesso ferme ai PoC: sperimentano strumenti senza ripensare i processi e ne restano insoddisfatti. Noi, invece, lavoriamo esattamente nel punto in cui il potenziale dell’Al diventa applicazione reale. Il nostro approccio parte sempre dall’analisi operativa: osserviamo come l’azienda lavora realmente, individuiamo inefficienze, colli di bottiglia, frammentazione dei dati e modelli decisionali. Capiamo i caratteri peculiari di processo e prodotto e come amplificarli. Solo dopo costruiamo infrastrutture Al coerenti con quel contesto. Il risultato non è una tecnologia “appoggiata” sull’azienda, ma un modello che integra la nostra competenza con il know-how del cliente, verificandone sostenibilità economica, impatto operativo e possibilità di crescita concreta.”
Le PMI italiane sono il cuore del sistema produttivo nazionale, ma spesso le più restie al cambiamento. Come riuscite a supportarle nell’accogliere il processo di trasformazione?
“Negli ultimi 10 anni le PMI italiane hanno avuto molte opportunità per sostenere i processi di digitalizzazione, in particolare attraverso misure come la 4.0. In parte si è trattata di un’occasione sprecata, che ha caricato molte imprese di software poco funzionali ai processi reali. Una congiuntura che si è unita a un processo di granularizzazione della digitalizzazione aziendale determinata dalla diffusione dei SaaS verticali (software in abbonamento che assolvono a una due funzioni). Così, oggi, chi propone progetti di digitalizzazione trova, in molti casi, un mercato poco fiducioso e confuso: questo ci ha convinti che un approccio che unisca educazione, valutazione analitica e ridefinizione dei processi sia la strada più adeguata a implementare soluzioni efficaci e misurabili.”
Sarete all’AI Week e porterete una demo di crisis management: Cosa dobbiamo aspettarci? Cosa ci dirà questa demo sul ruolo che l’AI potrebbe avere nelle imprese?
“All’AI Week presenteremo “The Imitation Frame”, un’esperienza immersiva di simulazione decisionale in cui il visitatore assumerà il ruolo di CEO di un’azienda nel pieno di una crisi operativa. Ogni scelta produrrà conseguenze immediate: gestione delle risorse, tensioni finanziarie, logistica, reputazione, continuità produttiva. Parallelamente, il sistema Al analizzerà gli stessi scenari elaborando strategie alternative basate su dati, correlazioni e proiezioni predittive. L’aspetto più interessante sarà osservare le divergenze tra decisione umana e decisione AI. Non per sostituire il giudizio umano, ma per comprendere quanto un sistema cognitivo possa supportare le imprese nell’interpretare scenari complessi, riconoscere pattern ricorrenti, valutare simultaneamente migliaia di variabili e anticipare gli effetti delle decisioni. Abbiamo scelto il linguaggio della simulazione perché rende immediatamente comprensibile ciò che spesso viene raccontato in modo troppo astratto: l’AI non è solo automazione. È soprattutto supporto strategico alle decisioni. L’AI Week sarà anche l’occasione per presentare il nostro framework di intelligenza artificiale privata per le imprese: “Private Industrial Intelligence”. Un modello progettato per integrare capacità predittive, protezione del know-how aziendale, continuità operativa e conformità normativa rispetto all’Al Act europeo e alla Legge 132/2025.”
One Day, Day One”: passare dalla teoria alla reale implementazione dell’AI nelle aziende. Quanto manca in Italia per fare davvero questo salto?
Il salto è già iniziato, ma non è ancora strutturale. Oggi molte aziende italiane hanno compreso che l’Al non è una tendenza passeggera, però esiste ancora una grande distanza tra curiosità e integrazione reale nei processi. Per anni la digitalizzazione è stata affrontata come un tema tecnologico. In realtà è soprattutto un tema di cambiamento culturale, organizzativo e manageriale. L’AI funziona quando entra nelle decisioni quotidiane dell’impresa: produzione, logistica, qualità, pianificazione, customer experience, controllo dei costi. In Italia esistono competenze eccellenti e imprenditori molto pragmatici. Quello che spesso manca è una visione di lungo periodo capace di trasformare lAI da sperimentazione a modello operativo. Per questo insistiamo molto sul concetto di “Day One”. Non significa adottare strumenti Al in modo impulsivo. Significa decidere di iniziare davvero un percorso concreto, sostenibile e misurabile. Le aziende che riusciranno a fare questo passaggio non saranno necessariamente le più grandi o le più tecnologiche, ma quelle capaci di integrare meglio conoscenza umana, dati e capacità decisionale.
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