La guardia di finanza di Roma al termine di un’indagine coordinata dalla procura di Roma ha eseguito 51 misure cautelari emesse dal Gip, che hanno permesso di sgominare un’organizzazione criminale capace di inondare la Capitale di droga. Oltre 400 i militari impegnati nell’operazione, con gli arresti eseguiti tra Lazio, Calabria e Sicilia.

I narcotrafficanti, era in grado di rifornire la maggior parte delle piazze di spaccio in diversi quartieri della capitale. L’organizzazione era divisa in gruppi: al suo interno c’erano anche i picchiatori divisi in ‘batterie’, che si adoperavano con pestaggi, violenze ed estorsioni per recuperare i soldi da chi non pagava gli stupefacenti.

I PICCHIATORI ULTRAS – Tra questi spiccavano in particolare due ultras della Lazio: il 53enne Ettore Abramo, alias ‘Pluto’, e il 43enne Aniello Marotta. I due erano già finiti ai domiciliari perché accusati di aver incendiato un’auto della polizia locale prima della finale di Coppa Italia Lazio-Atalanta del 15 maggio scorso. In manette nell’indagine ‘Grande raccordo criminale’ è finito anche un terzo ultras biancoceleste, Alessandro Telich.

IL RUOLO DI DIABOLIK – Dei 51 provvedimenti emessi dal Gip su richiesta della Dda di Roma, 50 sono misure cautelari in carcere mentre nei confronti di una persona sono stati disposti gli arresti domiciliari. Secondo l’indagine denominata ‘Grande raccordo criminale’ c’erano Fabrizio Fabietti e il defunto Fabrizio Piscitelli, alias Diabolik, a capo del gruppo che gestiva il narcotraffico rifornendo buona parte della capitale. Piscitelli, noto ultras della Lazio, è stato ucciso lo scorso 7 agosto a Roma.

L’EX BRACCIO DESTRO DIVENTATO LEADER – Fabietti, ex braccio destro di Piscitelli, dopo la morte dell’amico e socio, vittima di un agguato lo scorso 7 agosto, ha notevolmente aumentato le attenzioni per proteggersi. Vantava milioni di euro di crediti legati alle attività criminali e secondo chi indaga, il pluripregiudicato 42enne, si colloca sulla scena criminale quale importante broker del narcotraffico capitolino, dotato di qualificate relazioni sia sul fronte degli approvvigionamenti di droga, risultando in affari con soggetti vicini a organizzazioni di matrice mafiosa (cosca di ‘ndrangheta Bellocco), quali i fratelli Emanuele e Leopoldo Cosentino , entrambi destinatari del provvedimento cautelare. Acquistavano grandi carichi di droga per poi destinarla alla città, tramite una rete di contatti di chi comprava per rivendere nelle piazze di spaccio.