Le forze della repressione costituite dai paramilitari basij e da decine di migliaia milizie mercenarie sciite provenienti da vari paesi del medioriente e dall’Afghanistan hanno usato ogni forma di crudeltà contro i giovani manifestanti inermi, anche minori. A Kermanshah sedicenni violentati sessualmente durante il trasporto nelle prigioni dove sono stati rinchiusi per aver partecipato all’insurrezione popolare per liberare il loro Paese dalla Repubblica islamica. Lo riporta il Kurdistan Human Rights Network (KHRN) con sede in Francia.

“Durante la traduzione nei penitenziari, gli agenti del regime hanno abusato dei loro corpi usando manganelli. Li hanno picchiati e torturati conficcando bastoni nella regione anale”, ha dichiarato Rebin Rahmani, membro del consiglio di amministrazione del KHRN. Picchiati, denudati e costretti a stare all’aperto per ore senza vestiti, storditi con punture di sostanze stupefacenti; queste, sono solo alcune delle terribili violenze a cui sarebbero stati sottoposti diversi manifestanti arrestati dopo le rivolte in Iran che hanno causato diverse migliaia di morti, come è stato ammesso dallo stesso capo supremo Ali Khamenei.

Alcuni manifestanti stati poi bersagliati con getti d’acqua fredda sui loro corpi nudi. Trump ha detto che “l’Iran è il posto peggiore in cui vivere al mondo a causa della sua leadership di Khamenei”. Ha deginito la guida suprema “un uomo malato, ragion per cui – ha aggiunto – è giunto il momento di pensare a un cambio di leadership”. La posizione del presidente Usa a favore del cambio di regime in Iran è arrivata dopo la smargiassata sui social media della guida suprema Khamenei rivolta contro Trump. In occasione della festività dell’Eid al-Mab’ath, il leader politico e spirituale della Repubblica islamica ha tuonato senza indugio dicendo che “le migliaia di morti sono colpa di Trump” e che le autorità avrebbero “spezzato la schiena ai sediziosi”. È la prima volta che un presidente degli Stati Uniti ha pubblicamente appoggiato la rimozione dell’ayatollah Khamenei al potere da 37 anni. Un portavoce del governo statunitense ha dichiarato al Free Beacon: “Non ci saranno incontri con funzionari iraniani finché non cesseranno le uccisioni insensate dei manifestanti”.

Bill Rumell, ex viceministro degli Esteri britannico ed ex membro del parlamento, in un’intervista rilasciata alla rete GB News sabato, 17 gennaio, ha denunciato il fatto che la Repubblica islamica potrebbe aver utilizzato anche sostanze chimiche o tossiche per reprimere le rivolte. Si tratterebbe di una gravissima violazione della Convenzione internazionale sulle armi chimiche, di cui l’Iran è firmatario, e anche ciò dovrebbe avere dunque conseguenze legali e politiche di vasta portata per la Repubblica islamica. Le sostanze tossiche sarebbero state inalate ai feriti per finirli, provocandone la morte a distanza di giorni dalla loro scarcerazione affinché risultasse che il loro decesso non fosse dovuto alle torture subite.

Il popolo iraniano è ora sottoposto a una di violenza e repressione di inaudito orrore senza precedenti. La repressione è coordinata, diffusa e sistematica, attuata con uccisioni premeditate di civili manifestanti inermi, compresi minori; con l’uso estensivo e letale della forza; con l’istituzione di cosiddetti tribunali di campagna; con arresti di massa e arbitrari; e la militarizzazione degli spazi urbani volta a diffondere paura e terrore tra la popolazione. Il modello di repressione attuato dalla Repubblica islamica contiene chiari e molteplici elementi di efferati crimini contro l’umanità, come definiti dal diritto internazionale consuetudinario e dallo Statuto della Corte penale internazionale.

Intanto la rivolta anti regime non è terminata, ogni sera alle ore 20, dalle abitazioni di diversi centri urbani si odono canti di liberazioni e grida di “Morte a Khamenei” e “Via i Mullah dall’Iran”; le impiccagioni quotidiane non sono mai state sospese e la repressione semmai è più crudele e terrificante di prima con la caccia al manifestante casa per casa. “È il momento del Muro di Berlino per l’Iran”, gridano i manifestanti. Reagan disse: “Abbattete questo muro”. “La storia chiama di nuovo l’Europa alle sue responsabilità”, “È il momento del coraggio”, dicono i giovani iraniani. “Stanno distruggendo la nostra vita. Il mondo si prese cura della Germania. Ora dovrà prendersi cura dell’Iran”. L’Unione europea può fare molto di più delle sanzioni e degli sterili attestati di solidarietà, può inserire subito i pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche come hanno fatto gli Stati Uniti.