“Il mondo non è fatto di primi, vincitori e vincenti, ma di secondi, terzi, ultimi, di gente che arriva fuori tempo massimo pur sputando sangue”. Era questa per Sergio Zavoli la metafora della vita e anche al suo modo di fare informazione e raccontare il mondo circostante. Il giornalista si è spento a Roma a 96 anni. Era nato a Ravenna nel 1923 e per oltre 50 anni è stato la voce della Rai, in Tv e in Radio. Un vero maestro che ha fatto la storia del giornalismo italiano.

Debutta a soli vent’anni nel 1943 sul periodico dei Gruppi universitari fascisti riminesi Testa di Ponte, che viene chiuso lo stesso anno in seguito alla caduta del fascismo. Nel dopoguerra diventa giornalista professionista. Dal 1947 ha lavorato per Radio Rai. Nel 1962 crea la trasmissione televisiva Processo alla tappa, un programma sportivo incentrato sul Giro d’Italia. Zavoli è stato conduttore e autore di altri programmi di successo come Nascita di una dittatura (1972). È stato Presidente della Rai dal 1980 al 1986, vicino al Partito Socialista Italiano, poi eletto al Senato nelle liste dei Democratici di Sinistra nel 2001, nelle liste dell’Ulivo nel 2006 e nel Partito Democratico nel 2008 e nel 2013. Dal 4 febbraio 2009 è presidente della Commissione di Vigilanza Rai.

Nel corso della sua vita ha pubblicato numerosi libri in cui raccontava l’Italia, la storia e le Storie della penisola. Famose le sue inchieste televisive costruite con precisione, dense di informazioni e con una regia quasi cinematografica. Complice anche la sua amicizia con Fellini e una buona parte di intellettuali che hanno fatto la storia.  La sua voce profonda, piana, non aggressiva, severa fino a intimidire, destabilizzare l’interlocutore resterà impressa nella mente di molti.

Per lo “straordinario contributo apportato alla causa del giornalismo italiano”, il 26 marzo 2007 la facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Roma Tor Vergata gli conferisce honoris causa la laurea specialistica in Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo, onorificenza che, come osserva Edmondo Berselli, “assomiglia a una tautologia” in quanto Zavoli è senz’altro il più noto giornalista televisivo italiano.