A 22 anni esatti dal terribile attentato di Nassiriya contro le Forze Armate italiane in missione nell’“Operazione Antica Babilonia” che ha visto la morte di venti italiani, l’Iraq non ha ancora trovato la strada della pacificazione e della democrazia. Ieri, martedì 11 novembre, si sono chiuse le urne per le elezioni parlamentari in Iraq, senza alcuna proroga, in linea con il calendario annunciato dalla commissione elettorale del Paese. I risultati saranno annunciati entro le prossime 24 ore e saranno confermati ufficialmente dopo il consueto lungo esame dei ricorsi.

Il primo ministro Mohammed Shia al-Sudani è considerato il favorito, ma la prospettiva per il Paese è quella di affrontare un altro tormentato processo per formare un governo. Tra le questioni chiave in gioco ci sono il futuro del programma di sviluppo del primo ministro Mohammed Shia al-Sudani e la stabilità dell’Iraq nel mezzo dei conflitti regionali, mentre alcune alte figure sciite hanno boicottato il voto. In totale, 7.768 candidati si sono presentati in 90 liste elettorali per la conquista della maggioranza di 329 seggi del parlamento unicamerale iracheno, il Consiglio dei Rappresentanti. Secondo la Costituzione del 2005, il presidente, eletto dal parlamento per un mandato di quattro anni, nomina un primo ministro, previa approvazione del Consiglio dei Rappresentanti.

Abdul Latif Rashid, di etnia curda è il capo dello Stato dal 2022. Il candidato a primo ministro deve provenire dalla coalizione vincente, anche se questo non implica necessariamente che sia il partito che ottiene il maggior numero di seggi. Tali coalizioni si formano in genere attraverso lunghe negoziazioni tra più partiti. Gli elettori iracheni hanno tradizionalmente sostenuto partiti allineati alle loro comunità etniche o religiose, con il potere diviso tra arabi sciiti, arabi sunniti e curdi, e quote riservate a cristiani, ezidi e altre minoranze. Dal 2005, un accordo informale ha assegnato la presidenza a un curdo, la carica di primo ministro a uno sciita e la presidenza del parlamento a un sunnita. L’esigenza di stabilire un equilibrio tra le comunità si è riflessa nella spartizione delle tre principali cariche dello Stato, che, seppur non formalmente prevista dalla Costituzione, è considerata parte fondamentale dell’accordo fra le tre principali comunità del Paese.

Le principali liste guidate dagli sciiti includono la Coalizione per la ricostruzione e lo sviluppo di Sudani, la Coalizione per lo Stato di Diritto dell’ex primo ministro Nuri al-Maliki, l’Organizzazione Badr e il Blocco Al-Sadiqoun. Badr e Sadiqoun sono entrambe strettamente legate e sostenute dall’Iran e dispongono di milizie corrispondenti eterodirette dai pasdaran. Le principali liste guidate dai sunniti sono il partito Taqaddum dell’ex presidente del parlamento Mohammed Halbusi e l’Alleanza Azm. I principali partiti curdi sono il Partito democratico del Kurdistan (KDP), che guida il Governo Regionale del Kurdistan nel nord dell’Iraq (KRG); l’Unione patriottica del Kurdistan (PUK), rivale del KDP la cui roccaforte è la provincia di Sulaymaniyah; infine abbiamo il Fronte popolare, un partito scissionista del PUK fondato nel 2022. L’attuale legge elettorale favorisce i partiti più grandi; Muqtada al-Sadr ha dichiarato il boicottaggio e le prospettive per i candidati indipendenti sono meno rosee. Alcuni elementi sono costanti: le elezioni si sono svolte su linee etnico-settarie, principalmente sciite, sunnite e curde, e tra queste la più significativa è l’elezione dei numerosi candidati sciiti.

Per la fazione sciita irachena il boicottaggio di al-Sadr potrebbe aver monopolizzato il voto all’interno del Quadro di Coordinamento (CF), un’alleanza di partiti sciiti, formata originariamente nel 2021 per contrastare il crescente potere politico di al-Sadr. Tutti questi partiti hanno un grado di dipendenza più o meno elevato dall’Iran. La crescente pressione che stanno esercitando gli Stati Uniti con sanzioni mirate contro le fazioni del PMF stanno stringendo la corda al collo del regime eterodiretto da Teheran. Il risultato del voto appena espresso sarà un ottimo indicatore della forza relativa dei singoli partiti sciiti che compongono il Quadro di Coordinamento e del peso che ciascuno di essi potrà esercitare nei futuri processi decisionali.