Il 21 novembre 1920 le squadracce fasciste, a Bologna, diedero l’assalto a Palazzo d’Accursio – la sede del Comune – mentre la cittadinanza festeggiava in Piazza Maggiore la vittoria elettorale dei socialisti ed era in corso la cerimonia per l’insediamento della Giunta presieduta dal socialista massimalista Enio Gnudi. Vi furono morti e feriti. L’evento è giudicato come l’inizio dell’offensiva squadrista che innescò il processo politico che in un paio d’anni avrebbe portato il fascismo al potere. Non è mai stata chiarita fino in fondo la dinamica di quella giornata; gli storici, però, sono concordi su un punto: la connivenza delle forze dell’ordine con gli squadristi per ordine del questore Luigi Poli, che, nonostante fosse perfettamente al corrente della situazione, non intervenne in tempo e quasi lasciò che le parti si scontrassero.

Lo stesso giorno, 105 anni dopo, a Bologna – come ha pronosticato il sindaco Matteo Lepore, in vista dello svolgimento della partita Virtus-Maccabi prevista al PalaDozza – «non ci sono le condizioni di ordine pubblico per gestire con serenità tale evento. I rischi per l’incolumità dei cittadini, i negozi e la città sono altissimi». Secondo Lepore, si attende che dalla rete (?) saranno presenti a Bologna probabilmente almeno 5-10mila manifestanti da tutta Italia e oltre, che si troveranno alle 18 di venerdì in piazza Maggiore per dare il via al solito corteo  (a quanto pare, sicuramente violento). Pertanto il sindaco ha rivolto al ministro Matteo Piantedosi (che è stato prefetto di Bologna) un appello a spostare il luogo e la data della manifestazione sportiva.

Il ministro dell’Interno, che non somiglia a Luigi Poli, ha risposto che «la partita per noi si fa, non ci sono motivi perché non si faccia. Non sono gruppi di persone che minacciano con la violenza che possono dettare l’agenda degli eventi pubblici in qualsiasi città». Piantedosi è consapevole di quale impegno sarà necessario per assicurare un presidio di forze dell’ordine in grado di fronteggiare e respingere le nuove squadracce fasciste. Purtroppo assisteremo a scene di guerriglia urbana e ci andranno di mezzo valorosi tutori dell’ordine pubblico. Ma è ora di finirla con le intimidazioni violente, che peraltro vengono favorite dal «senso di responsabilità» di Lepore, disposto a far vincere loro la battaglia a tavolino. Tra i partiti di maggioranza si è fatta sentire Coalizione civica con il capogruppo Detjon Begaj, per il quale le squadre sportive israeliane non dovrebbero gareggiare perché vengono usate come ripulitura dell’immagine di Israele. Ma questi personaggi non si sono accorti che sono in corso processi politici che possono cambiare lo scenario del Medio Oriente? Non hanno letto la risoluzione del Consiglio di sicurezza approvata con un voto di fatto unanime (visto che la Russia e la Cina si sono astenute senza esercitare il diritto di veto) con cui l’Onu ha assunto il piano di pace presentato da Trump?

«Palestina libera dal fiume al mare» è ormai uno slogan destinato a trovare posto nell’immondezzaio della storia. La sinistra paludata in Italia dovrebbe sentirsi in imbarazzo, per aver accusato il governo di porre delle «condizioni» (le stesse che poi hanno stabilito le Nazioni Unite, tra le quali primeggia l’estromissione di Hamas dal futuro del popolo palestinese) per riconoscere lo Stato di Palestina. Anche i Paesi europei che uno dopo l’altro hanno compiuto quel «salto nel buio» dell’opportunismo, oggi dovrebbero rispondere alle loro opinioni pubbliche per aver voltato le spalle, con un atto inutile, a un Paese amico come Israele, attribuendogli per di più la responsabilità di un risorto antisemitismo che arriva fino a un campo di calcio e di basket, dopo aver coperto di ignominia le università e le scuole. A Udine si è giocata la partita di calcio. A Bologna si giocherà quella di basket in un Palazzo dello Sport intestato a Giuseppe Dozza, un sindaco di altri tempi e altra tempra.