Rispunta la protagonista della fuga di Giacomo Bozzoli, la Maserati Levante con cui aveva abbandonato in fretta e furia la sua villa a Soiano, sul lago di Garda, all’alba dello scorso 24 giugno. L’auto era stata vista sfrecciare alle 5.51 del mattino sotto il portale di Manerba, in provincia di Brescia, e due minuti più tardi da quello di Desenzano. L’inizio di una fuga tra Italia, Spagna e Francia (ultima tappa del suo rientro, avvenuto a questo punto senza l’auto) ancora dai contorni poco chiari ma durata appena 11 giorni. Era stato rintracciato all’alba dello scorso 11 giugno, ritrovato nascosto in casa, proprio lì, da dove era scappato, rannicchiato nel cassettone del suo letto con 50mila euro in contati

La Maserati Levante trovata a Marbella

In tutto questo però della sua macchina non era rimasta traccia. La notizia del suo ritrovo a Marbella in Spagna, dove Bozzoli era stato immortalato dalle telecamere di video-sorveglianza dell’Hard Rock Hotel, è arrivata in giornata. La vettura è stata rinvenuta in una stradina secondaria della località scelta dall’imprenditore per trascorrere alcuni giorni di vacanza con la compagna e il figlio prima della sentenza definitiva. Cade quindi l’ipotesi che il denaro contante, presente con lui al momento dell’arresto, fosse stato ricavato dalla vendita della vettura, che stranamente in Spagna, era stata inquadrata solo una volta dalle telecamere stradali.

Il caso di Giacomo Bozzoli, l’omicidio dello zio Mario

Il giorno che è costato il carcere a vita a Giacomo Bozzoli è l’8 ottobre 2015, quando litigò con lo zio Mario 52 anni, e lo uccise gettandolo nel forno della fonderia di famiglia, a Marcheno, vicino Brescia. Fu una fumata anomala a bloccare l’impianto. Era convinto che lui intralciasse i suoi progetti di lavoro e di guadagni. Un rapporto di inimicizia di cui non si faceva mistero.

Secondo i giudici di appello, Giacomo Bozzoli aveva un “odio ostinato e incontenibile” nei confronti dello zio, che era titolare della fonderia al 50% con il padre di Giacomo, Aldo, tanto da ritenere la vittima “colpevole sia di lucrare dalla società dei proventi sia di intralciare i suoi progetti imprenditoriali”. Ma nel caso rientra anche la morte dell’operaio Giuseppe Girardini, addetto al forno, che si suicidò ingerendo una capsula di cianuro. Secondo la procura aveva il ruolo di complice nell’omicidio: fu una delle ultime persone ad aver visto Mario Bozzoli in vita. Teste chiave del processo, l’ex fidanzata Jessica: “Quella sera mi disse che avrei dovuto prender la sua auto e percorrere l’autostrada in modo che il telepass rilevasse il passaggio”. Un depistaggio. Lui nel frattempo avrebbe ucciso lo zio.

Redazione

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