Le ragioni di un Sì
Giustizia, il convegno per le ragioni del Sì: “La riforma non indebolisce la lotta alla mafia. E il sorteggio è riconosciuto ovunque”
Si è tenuto ieri – in Senato – il convegno “Le ragioni del Sì” al referendum sulla giustizia, un momento di confronto che ha coinvolto massimi giuristi ed esperti in materia promosso dal senatore di Fratelli d’Italia Marcello Pera, moderatore del dialogo assieme all’ex ministro dei governi D’Alema e Amato, Cesare Salvi.
«Siamo figli del 1999 e siamo animati oggi da quello stesso spirito». Inizia così Pera, ricordando l’introduzione in quell’anno del giusto processo nella Costituzione. Allora come ora, vi era un problema di garanzie – e quindi di libertà – da risolvere. Ma ventisette anni fa la riforma fu condivisa, non ci fu nemmeno bisogno di un referendum perché la vecchia politica fu in grado di trovare il compromesso e di non mettere in discussione i punti fermi del garantismo, principio dello Stato di diritto fondante della nostra democrazia. Oggi, sentimento comune emerso tra tutti i relatori, spopolano invece fake news e toni da stadio. La campagna elettorale per il No sostiene che con la riforma si indebolisce la lotta alla mafia o, ancora, che con la riforma si sottopone il pubblico ministero al potere politico. Alimenta menzogne.
Che cosa prevedeva il giusto processo? «Che il processo si forma nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità davanti al giudice terzo e imparziale, sapevamo perfettamente – sottolinea Pera – a destra e a sinistra, che cosa significava terzo, e cioè terzo e separato dal pubblico ministero, separato dal giudice e ovviamente dalla parte di difesa privata». Il referendum costituzionale che voteremo il 22 e il 23 marzo altro non è che una conseguenza della riforma del ’99, un ultimo necessario tassello per dare realmente una sostanza al termine “terzo”. Affinché sia terzo, infatti, il giudice non può dipendere nella sua carriera, o nella sua posizione, dai voti del pubblico ministero. Chi ti accusa non può condizionare chi ti andrà a giudicare, detta in parole povere. Ecco il senso del Sì alla separazione delle carriere. Dire No, spiega efficacemente Pera, è come cadere nell’illusione che ci si possa fidare di un arbitro nominato dal capitano di una delle due squadre in campo.
Il sorteggio
Salvi, poi, ha affrontato l’altro grande tema del referendum: il sorteggio. Richiamando Rousseau, Montesquieu e Aristotele, ha ricordato come da secoli sia un meccanismo ampiamente riconosciuto. Non lo si usa, naturalmente, negli organi con rilevanza politico-rappresentativa, dove vige il principio della sovranità popolare. Ma nel caso dei due Csm sarebbe diverso, perché parliamo di organi con funzioni prevalentemente amministrative. Tra magistrati che hanno superato un certo livello di età e con accertate pari competenze, il sorteggio farebbe emergere la ragionevole speranza di servire la patria senza bisogno di inserirsi in quell’insopportabile sistema parapolitico o correntizio che i libri di Sallusti e Palamara hanno ben sviscerato.
© Riproduzione riservata







