Una fonte riservata vicina all’intelligence israeliana descrive un quadro della guerra con l’Iran diverso da quello che emerge dalle immagini spettacolari dei lanci di missili. Il punto di partenza del nostro incontro sono i numeri: finora Teheran ha lanciato circa 200 missili balistici contro Israele, molto meno di quanto previsto dagli scenari operativi israeliani. «Ci aspettavamo molto di più», spiega la fonte. «Il 14 aprile l’Iran lanciò 100 missili in un solo attacco, il 1° ottobre furono 200 e nei dodici giorni di combattimenti di giugno quasi 600».

Per questo motivo l’esercito israeliano si era preparato a un ritmo molto più intenso, fino a oltre cento missili al giorno. La ragione di questa riduzione è l’efficacia delle operazioni militari congiunte tra Israele e Stati Uniti. L’aviazione israeliana e quella americana, coordinate con il comando CENTCOM, stanno colpendo i siti di lancio nell’Iran occidentale e centrale. «Abbiamo ottenuto la superiorità aerea sui cieli iraniani», afferma la fonte. «Questo ci permette non solo di attaccare le infrastrutture sotterranee ma anche di individuare e distruggere i lanciatori mobili prima che possano essere utilizzati». Il risultato è una diminuzione significativa dei lanci.

La cooperazione con Washington è uno dei fattori decisivi. «Operiamo ala contro ala con i nostri partner. Noi portiamo precisione e intelligence, gli americani portano massa». Secondo la fonte, legata all’intelligence militare israeliana, il pieno potenziale militare americano non è ancora stato dispiegato. Un altro elemento riguarda la strategia iraniana: Teheran non starebbe concentrando tutti gli attacchi su Israele ma li starebbe distribuendo su più fronti nel Medio Oriente, con l’obiettivo di creare instabilità regionale.

Il vero nodo strategico resta però l’arsenale missilistico iraniano. Secondo le valutazioni israeliane, Teheran punta a possedere circa 8.000 missili entro il 2027, uno scenario che cambierebbe radicalmente l’equilibrio militare nella regione. Nel briefing emerge anche un punto che riguarda direttamente l’Europa: il limite ufficiale di 2.000 chilometri per la gittata dei missili iraniani sarebbe una scelta politica più che tecnica. Dal punto di vista tecnologico, spiegano gli analisti israeliani, estendere la portata fino a 3.000 chilometri sarebbe relativamente semplice, il che metterebbe anche diverse città europee nel raggio potenziale dei missili iraniani. Ma ci viene detto anche qualcosa di più sul fronte libanese.

Secondo Israele Hezbollah ha continuato a rafforzarsi nonostante gli accordi internazionali. «Abbiamo registrato più di duemila violazioni», spiega la fonte, riferendosi alla ricostruzione di infrastrutture militari, allo spostamento di truppe verso il sud del Libano e all’installazione di nuovi droni e lanciatori. Israele accusa la missione ONU UNIFIL di non aver svolto efficacemente il proprio compito di disarmo. «UNIFIL ha fallito prima del 7 ottobre e continua a fallire», afferma la fonte. Anche l’esercito libanese, pur avendo buona volontà, non avrebbe la capacità operativa per fermare Hezbollah, motivo per cui Israele continua a intervenire direttamente per contrastarne il rafforzamento militare.

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.