Rientrato in Italia, riordino le idee su questi giorni negli Emirati, dove passo una parte della vita. Il boato delle esplosioni, sabato scorso, nel cielo terso di Dubai ha rotto l’incantesimo della quieta routine nella capitale del lusso. In quell’istante hanno vacillato le solide fondamenta di stabilità, accoglienza e calma assoluta sulle quali è stata costruita e si è sviluppata la visione dello sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktum.

In un attimo, il film cambia. Si interrompe. Le vetrate della casa di amici dove mi trovavo, circa 30 km nell’entroterra di Dubai, sussultano, accompagnate da un silenzio improvviso, sconcerto e sguardi gelidi a cercar di capire cosa stesse succedendo. Non c’è voluto molto: l’Iran aveva lanciato un attacco feroce – e per tutti noi, incomprensibile – verso il Golfo. I missili diretti presumibilmente verso Abu Dhabi e le installazioni militari americane squarciavano il cielo dell’emirato. È un istante. Poi tutto tace.

La prima reazione? Prendere il telefono e contattare i propri cari. Dopo i primi attimi di paura, quando in alto in cielo una nuvoletta di fumo si dissolve nell’aria, il quadro diventa chiaro: la contraerea emiratina ha intercettato e distrutto la minaccia iraniana. Da quel momento un susseguirsi di eventi in cui razionalità e senso di sicurezza, surreali in una situazione del genere, prevalgono. Non è cinema, stiamo assistendo in prima fila ad avvenimenti destinati a cambiare la storia del mondo. La notte tra sabato 28 e domenica 1marzo scorre frenetica, tra quelli che alcuni, stolidamente divertiti, chiamavano “fuochi d’artificio gratuiti”, allarmi di attacchi ricevuti sui cellulari che invitavano a cercare riparo al coperto, proclami allarmistici di personaggi a caccia di “like” e, soprattutto, angoscianti notizie ingannevoli diffuse da alcuni media con la complicità di inutili influencer bisognosi di visibilità. Nella zona di Dubai Marina erano visibili gli abbattimenti, ad altissima quota, di droni e missili.

Con l’aumentare dell’intensità del fragore secco ed inaspettato degli scoppi in cielo, crescevano il senso di appartenenza a quella piccola comunità, tanto eterogena quanto unita sotto un’unica bandiera, il senso di sicurezza e, soprattutto la fiducia in un sistema che in quel momento stava dando prova concreta del fatto che la volontà politica può essere trasformata in tangibile realtà. Il potere, ancorché nelle mani di pochi, qui è amico e fautore di un più grande disegno di benessere collettivo. Quanto mostratoci da molti media e social è lontanissimo dalla realtà che ho vissuto: il Governo non ha imposto alcuna linea di comunicazione a nessuno, ha semplicemente tutelato la sicurezza nazionale applicando una legge risalente al 2021. Gli attacchi a Dubai mostratici in TV sono per lo più “fake news”, frutto di ricostruzioni inverosimili ed immagini spesso manipolate.

Dubai non è mai stata bersaglio di attacchi diretti, se non in due occasioni accertate: l’attacco al Consolato Americano e quello all’aeroporto di sabato 8 marzo, di cui in entrambe i casi sono testimone involontario. I missili e droni lanciati verso “i luoghi del lusso” ed il Burj Khalifa (il pittoresco grattacielo più alto del mondo), sono frutto di un’esposizione falsata volta al clamore mediatico ben alimentato dal panico collettivo. La guerra non è razionale, come non lo era la turista curiosa di sapere se fosse stato possibile andare in spiaggia l’indomani.

Andrea Minazzi

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