In una fase di totale ridefinizione degli assetti mondiali, con tutte le incognite che ne derivano, lo studio di classici della letteratura politica può aiutare nella comprensione dei problemi del presente. Ecco dunque due raccolte molto impegnative che escono per Scholè-Morcelliana: “L’eterno ritorno della politica di potenza” di Hans J. Morgenthau (a cura di Lorenzo Zambernardi) e “Il dilemma della sicurezza” di John H. Hertz (a cura di Luca G. Castellin).

Si tratta di due eminenti storici, o filosofi della storia, la cui opera, che ovviamente va contestualizzata, è densamente rivolta alla comprensione dei grandi problemi dell’umanità, a partire da quello della guerra. Per quanto riguarda Morgenthau (1904-1980), tedesco poi fuggito dopo il nazismo negli Stati Uniti, è stato dimesso considerato un autore controverso e finanche contraddittorio. Eppure dai suoi saggi emerge il realismo disincantato che meglio indaga le contraddizioni del mondo, non senza un afflato “politico” che lo porto per esempio a schierarsi contro la guerra in Vietnam. Morgenthau, in estrema sintesi, ritrova che il realismo non consiste nel credere nella forza; consiste nel sapere quando la forza smette di essere uno strumento e diventa un pericolo.

Ed è per questo che “Morte nell’era nucleare” è un libro sorprendentemente attuale: non è un libro pacifista, ma è una critica radicale dell’idea che la politica possa risolvere ogni problema attraverso l’esercizio della potenza. La bomba, secondo Morgenthau, introduce una frattura nelle categorie tradizionali di potere, sovranità e sopravvivenza collettiva. Forse meno “classico” e più analitico il lavoro di Hertz (1908-2005) ma proprio per questo più attuale. Si legga qui il saggio “Riflessioni sullo Stato-nazione” e le pagine sull’impatto della tecnologia: sembrano scritte oggi.