La Prima Sezione civile della Cassazione ha emesso un’ordinanza interlocutoria sul Rosatellum: chiede al Massimario una relazione complessiva su disciplina elettorale e giurisprudenza costituzionale, e rinvia il giudizio a nuovo ruolo. La decisione segue l’udienza pubblica dell’11 settembre 2025 e la Camera di Consiglio del 22 ottobre; in Aula il sostituto procuratore generale Mauro Vitiello ha concluso per l’accoglimento del terzo motivo e il rigetto degli altri.

Non è la costituzionalità di una singola norma ad essere in discussione, ma il meccanismo complessivo della legge, alla prova dei princìpi di ragionevolezza e proporzionalità. Per questo la Corte chiede di “conoscere” in modo ordinato testi, prassi e precedenti, prima di tornare a decidere. I ricorrenti – tra cui gli avvocati Andrea Pruiti Ciarello e Vincenzo Palumbo, promotori del ricorso e difensori all’udienza dell’11 settembre – hanno concentrato le censure su nodi strutturali: soglia di accesso al 3% e regole di coalizione; voto congiunto tra uninominale e plurinominale e relativi trascinamenti; trasferimenti di voti e seggi tra territori; oneri/deroghe per la raccolta firme; ricorso alla fiducia nell’iter di approvazione.

Il punto politico è semplice: quando la rappresentanza si deforma, la qualità della legge peggiora. Se i seggi non riflettono l’effettiva distribuzione del consenso e la traslazione territoriale altera gli equilibri, il Parlamento si chiude, le minoranze sociali e locali arretrano, e la produzione normativa si verticalizza, legandosi alla stabilità dell’esecutivo più che al merito. In parallelo, la combinazione di collegi uninominali e liste bloccate nei plurinominali, innestata su soglie e trasferimenti, accentra il potere di selezione nelle segreterie di partito: l’eletto dipende più dal vertice che dagli elettori. È il contrario di una democrazia liberale matura.

L’ordinanza non sentenzia, ma apre una finestra di responsabilità politica. Alcune correzioni sono possibili da subito: separare il voto uninominale dal plurinominale, superando l’obbligo di voto congiunto; ricalibrare soglie e trasferimenti per ridurre le distorsioni tra consenso e seggi; razionalizzare firme ed esenzioni, evitando barriere sproporzionate; bandire la fiducia sulle leggi elettorali, restituendo centralità al procedimento ordinario. In controluce, il tema non è “quale legge convenga a chi”, ma quale regola convenga alla democrazia. Un sistema che rappresenta meglio decide anche meglio: diminuisce il fabbisogno di fiducie, aumenta la qualità delle leggi, allarga il perimetro del consenso. L’ordinanza della Cassazione non chiude un contenzioso; apre una finestra. Sta alla politica, ora, dimostrare di saper guardare fuori dal Palazzo.

Eleonora Tiribocchi

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