Il 17 dicembre del 1973 un commando di terroristi palestinesi, del gruppo estremista che faceva capo ad Abu Nidal, assaltò l’aeroporto di Fiumicino uccidendo il finanziere Antonio Zara e 33 passeggeri. Dopo una fuga rocambolesca, gli assassini furono respinti da vari Paesi ma alla fine vennero liberati e sparirono nel nulla senza mai rispondere in sede giudiziaria della strage da loro compiuta. Il 27 dicembre del 1985, esattamente 40 anni fa, un commando di uomini di Abu Nidal, sempre a Fiumicino, fece fuoco sui passeggeri, mentre erano in coda per il check-in dei bagagli, uccidendone 16. Gli agenti di sicurezza israeliani eliminarono in un immediato conflitto a fuoco tre dei terroristi, mentre un quarto venne arrestato.

Tra i due episodi si inserisce l’arresto nell’autunno del 1979 a Ortona di Abu Salek, il referente di Abu Nidal residente a Bologna, mentre stava trasportando missili antiaerei Strela di produzione sovietica. Immediatamente il capo dell’Olp Arafat si rivolse al governo italiano, rivendicandone la liberazione sulla base dell’ormai accertata esistenza del cosiddetto “Lodo Moro”, e cioè l’impegno dei palestinesi a non compiere attentati in Italia in cambio del libero transito di armi sul nostro territorio. Malgrado le pressioni del governo italiano sui giudici dell‘Aquila, non soltanto Salek non venne liberato ma condannato a 7 anni per direttissima il 13 gennaio del 1980.

Dopo un crescendo di minacce da parte palestinese, la mattina del 27 giugno 1980 il Colonnello Stefano Giovannone da Beirut avvertì il governo italiano che eravamo nell’imminenza di un attentato di rappresaglia da parte della fazione estremista dei palestinesi guidata da Abu Nidal, e alla sera esplose il Dc-9 Itavia sui cieli di Ustica. Abbattimento – come accertato dalla perizia tecnica nel processo penale che ha assolto con formula piena in Cassazione i Generali dell’Aeronautica da ogni addebito nei loro confronti – causato da una bomba esplosa nella toilette di bordo, con l’esplicita esclusione di ogni ipotesi di fantomatiche battaglie aeree, bollate dai giudici come pure ipotesi di fantascienza.

Ma mentre gli episodi del 1973 e quello del 1985 sono ormai definitivamente archiviati a livello giudiziario, quello del 1980 è ancora sub iudice, attualmente davanti al Gip di Roma, che nei prossimi mesi dovrà decidere se accogliere o respingere la proposta del Pubblico ministero Erminio Amelio di archiviare il tutto. Archiviazione a cui si è formalmente opposta l’Associazione per la verità sulla strage di Ustica, presieduta da Giuliana Cavazza, che in quel disastro aereo ha perso la madre.

Nel frattempo, tutto il carteggio che gli scriventi avevano potuto consultare a suo tempo come membri della Commissione parlamentare di indagine sulla morte di Aldo Moro, ma non rendere pubblico in quanto ancora coperto dal segreto di Stato, è finalmente consultabile presso l’Archivio di Stato grazie alla desecretazione voluta dai governi Draghi e Meloni. Per questa ragione, in questo articolo possiamo raccontare del drammatico sviluppo del confronto nel 1980 tra il nostro governo e i palestinesi, impossibile da fare sino al tempo del governo Conte, che aveva minacciato di denuncia penale, per tutelare un supposto interesse nazionale, chiunque li rendesse pubblici.

Chiederemo pertanto ospitalità all’inizio del prossimo anno al sindaco di Fiumicino per un convegno di approfondimento dei temi trattati in questo articolo, prendendo atto purtroppo che la drammatica realtà della guerra tra Israele e Hamas non solo li rende di grande attualità, ma che soltanto all’accertamento della verità si potrà rendere onore alle vittime e perseguire (siamo ancora in tempo) gli esecutori materiali di quel terribile attentato.

Carlo Giovanardi, Maurizio Gasparri

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