Esteri
Iran, manifestanti “cacciati” casa per casa. Pahlavi: “Tornerò per garantire la transizione”
Red Head [nome in codice di Trump] avrebbe dato ordine di riferire ai funzionari israeliani che non vi sarebbe stato alcun attacco in Iran la sera del 15 gennaio. Come riferito dal New York Times, Netanyahu avrebbe esortato Trump a rimandare l’attacco per consentirgli di preparare le difese in vista di possibili rappresaglie iraniane. Il rapporto non ha chiarito se il capo del governo israeliano avesse anche richiesto tempo per preparare azioni offensive mirate contro l’Iran.
Le riflessioni di Trump sull’attacco
Tutto assomiglia a quanto avvenuto lo scorso 12 giugno 2025, quando il presidente Usa affermò di preferire una soluzione diplomatica e non un attacco militare. Era chiaramente una tattica diversiva volta a mettere a tacere le sirene d’allarme a Teheran prima dell’intervento militare. La decisione di Trump potrebbe benissimo derivare da riflessioni sulle diverse opzioni di attacco. Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, che ha represso i manifestanti con una ferocia orribile, è uno degli obiettivi maggiormente considerati, ma le modalità di colpirli con successo non sono ancora molto chiare. Un’altra opzione prevede attacchi mirati contro i leader iraniani, come Israele avrebbe cercato di fare lo scorso giugno. All’epoca, il ministro della Difesa Israel Katz ammise che il governo Netanyahu aveva sperato di eliminare Khamenei durante la guerra, ma l’occasione non si presentò mai.
In alcune province della periferia, come quella del Belucistan, la popolazione di Zahedan è scesa in marcia dopo la preghiera del venerdì, in una città blindata sotto assedio da parte dei guardiani della rivoluzione, appostato nei mezzi blindati e in motocicletta e con i cecchini sui tetti delle abitazioni. Mentre nelle prigioni del paese le impiccagioni continuano ad essere seguite all’alba con ritmo quotidiano, come ci viene riferito da diverse fonti mediche e da organizzazioni umanitarie. Anche gli ospedali sono occupati dalle milizie paramilitari, portano via i feriti, perfino quelli gravi che hanno bisogno di cure urgenti, mancano i medici e il sangue per le trasfusioni. Vi è anche carenza di chirurghi oftalmologici. I medici dicono che vi sono migliaia di giovani che hanno ricevuto spari al volto e hanno perso uno o entrambi gli occhi con le cartucce dei fucili da caccia.
Iran, manifestanti “cacciati” casa per casa
Ora in Iran la feroce repressione avviene all’ombra. Per le strade delle maggiori città del paese si odono sparatorie e si registrano fermi, arresti e perquisizioni, anche casa per casa. Le città sono militarizzate. Presidiate dai paramilitari basij e dalle milizie sciite mercenarie fatte affluire in massa dall’Iraq, dall’Afghanistan, dal Libano e dallo Yemen. Dalle 16 del pomeriggio e fino al mattino vi è il coprifuoco e vige la legge marziale. Gruppi di manifestanti resistono nelle diverse città del paese, come a Mashhad, Teheran, Karaj e Isfahan. È iniziata una massiccia ondata di arresti di manifestanti ai quali viene data la caccia casa per casa e centinaia sono i rapimenti e le sparizioni forzate.
I pasdaran chiedono soldi ai genitori
I pasdaran chiedono soldi ai genitori in cambio della restituzione del corpo del loro figlio e li costringono a firmare una dichiarazione con la quale si afferma che il loro congiunto è morto a causa di un incidente o di malattia. La repressione sta proseguendo a telecamere spente con un blackout di Internet a livello nazionale. Con oltre 200 ore, l’interruzione di Internet ha superato la durata di quella avvenuta durante le proteste di novembre del 2019 e non ci sono ancora segnali di una parziale ripresa. I basij entrano nelle abitazioni dei complessi residenziali e sequestrano le parabole per il collegamento a Starlink, cellulari tablet e computer per scandagliare le memorie e individuare gli autori e i partecipanti dell’insurrezione. Sono al vaglio dei pasdaran tutti i filmati delle telecamere a circuito chiuso per identificare i manifestanti, arrestarli e impiccarli.
Pahlavi: “Tornerò per garantire la transizione”
Il principe Reza Pahlavi ha dichiarato: “Prima di iniziare il mio discorso, vi chiedo di unirvi a me in un momento di silenzio in memoria del coraggioso popolo iraniano che ha pagato il prezzo più alto possibile per la libertà”. Intanto il principe Reza Pahlavi, tanto invocato dalle piazze in rivolta in Iran, dal suo esilio ha dichiarato: “Tornerò in iran per garantire una stabile transizione. Un Iran libero e democratico sarà un partner per la pace e la stabilità in Medio Oriente e nel mondo”. Ha definito il popolo iraniano “coraggioso e nobile che ha suscitato l’ammirazione del mondo”. “Siete i giovani della guardia immortale dell’Iran. Non permettete a questo regime di creare l’illusione di essere permanente”.
Decine di migliaia di basij hanno disertato e si sono rifiutati di partecipare alla repressione, per questo Khamenei è stato costretto a impiegare le fedelissime e spietate milizie mercenarie sciite giunte da altri paesi del medio oriente. Mentre aerei cargo C17A dell’aeronautica militare statunitense sono diretti alla base aerea di Diego Garcia. Alcuni di essi partiti dalla base di Ramstein e la portaerei USS Lincoln è in navigazione dal Mar Cinese Meridionale al Medioriente e Washington annuncia nuove sanzioni, sostenute anche dall’Unione europea.
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