Questione di credibilità
L’Anm è un partito politico, caduto l’ultimo velo di un’anomalia tutta italiana
La funzione politica della magistratura ora è conclamata, ma sono sempre di più i magistrati che lanciano l’allarme
Quale sarà l’esito di questa consultazione referendaria lo dirà tra poche settimane il popolo sovrano, ma un risultato lo abbiamo già acquisito, ed è incontrovertibile: l’Associazione Nazionale Magistrati si è ufficialmente costituita in partito politico. Intendiamoci, non che non operasse già da decenni come tale: interlocuzioni costanti con Governo e Parlamento sul merito delle scelte politiche in materia di giustizia, scioperi, schiene girate contro il Ministro Guardasigilli brandendo la Costituzione, infuocati congressi delle varie correnti. E – last but not least – sapiente opera di millimetrica occupazione del Ministero di Giustizia (complice la Politica medesima, di ogni segno e colore) con l’esercito di magistrati fuori ruolo, pesati con il bilancino tra le varie correnti.
La novità è di natura schiettamente formale, e scusate se è poco. Ovviamente, sopravvivono ipocrisie e giustificazioni pelose, ma i primi a non crederci più sono proprio coloro che le sollevano. Rifiutare l’invito del Ministro ad un confronto sui temi referendari perché sarebbe “un atto politico, e noi non facciamo politica”, e poi finanziare a suon di centinaia di migliaia di euro la campagna referendaria, costituire comitati, promuovere raccolte di firme assolutamente dilatorie per incidere sulla diversa e preferita data del voto, favorendo e di fatto sostenendo l’impugnazione del decreto firmato dal Presidente della Repubblica, dà la misura di una ipocrisia ormai evidentissima anche agli occhi dei più sprovveduti.
Ora, la prima domanda che porrei al lettore è molto semplice: vi risulta per caso qualcosa non dico di simile – perché è pacifico che non esista nulla di simile al mondo – ma anche solo di lontanamente paragonabile a questo complesso armamentario politico nelle mani del potere giudiziario, in qualunque altro Paese dell’orbe terraqueo? È una domanda che cammina di pari passo con quell’altra domanda che dal primo giorno di questo confronto politico noi sostenitori della riforma poniamo inutilmente, perché nessuno – ovviamente – ci risponde: vi risulta che la carriera unica tra PM e giudici, questo cascame arrugginito del ventennio fascista, teorizzato e magnificato al Duce dal Ministro Grandi, esista in qualche altro Paese del mondo, oltre noi, Turchia, Bulgaria e Romania?
Ma torniamo al partito ANM, perché la questione è di una tale enormità da sollecitare sempre più diffuse prese di posizione critiche all’interno della stessa magistratura, come testimoniano le belle interviste che pubblichiamo oggi su PQM, dove – tra gli altri – viene posto anche il problema della legittimità della destinazione di così ingenti somme associative a sostegno di una opzione di voto, quando tra gli associati sono molti coloro che sostengono invece il Sì. Ed anche la dottrina costituzionale si interroga, analizzando i plurimi profili critici di una simile condotta da parte del “sindacato delle toghe”, soprattutto ragionando sul tema della imparzialità del giudice, che come è noto – Corte di cassazione docet – oltre ad essere tale, deve soprattutto apparire tale agli occhi dei cittadini. Noi, lo ripeto, siamo gli ultimi a stupirci di tutto ciò, visto che siamo tra coloro che denunciano da anni questa anomalia tutta italiana, e le sue ricadute evidentissime innanzitutto sulla credibilità della giurisdizione.
Media ed opinione pubblica per primi, di fronte ad indagini giudiziarie aventi ad oggetto temi o soggetti politicamente sensibili, sospettano della imparzialità di investigatori e giudici; e certamente, molto spesso, in modo del tutto lontano dalla realtà. Ma sono queste le conseguenze ineluttabili della costituzione in soggetto politico di chi rappresenta la funzione giurisdizionale. Probabilmente sei un giudice imparziale, ma è inutile che tu pretenda di rivendicarlo: se la magistratura italiana non “appare” imparziale agli occhi della gran parte della pubblica opinione, non può che prendersela con sé stessa. Buona lettura.
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