Nella Commissione per l’architettura penitenziaria, istituita martedì con decreto del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, ci sono anche il magistrato Gemma Tuccillo, capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria minorile, e Marella Santangelo, architetto e docente universitaria. Sono due donne, entrambe napoletane, impegnate nel rispetto dei principi costituzionali nel mondo della giustizia e del carcere. Nel corso della sua carriera Gemma Tuccillo è stata giudice presso il Tribunale per i minorenni di Napoli e, alla fine degli Ottanta, magistrato di Sorveglianza presso l’Ufficio di Santa Maria Capua Vetere, oltre che vicecapo di Gabinetto al Ministero e consigliere presso la Corte di Cassazione, nonché presidente del Tribunale per i minorenni di Potenza. Marella Santangelo è professoressa presso il Dipartimento di Architettura dell’università Federico II di Napoli e responsabile del polo universitario penitenziario della Campania nonché membro del Consiglio direttivo della Conferenza nazionale dei delegati dei rettori per i poli universitari penitenziari ed ex componente del tavolo 1 degli Stati generali dell’esecuzione penale. Parteciperanno ai lavori della nuova Commissione che entro giugno dovrà elaborare un format di riqualificazione delle strutture carcerarie per allineare i luoghi dell’esecuzione penale alla funzione costituzionale di responsabilizzazione del detenuto.
La Commissione è presieduta da Luca Zevi, architetto e urbanista. Ne fanno parte anche il garante nazionale dei detenuti Mauro Palma, il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Bernardo Petralia, il presidente della Cassa delle ammende Gherardo Colombo, il presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna Antonietta Fiorillo e di Trieste Giovanni Maria Pavarin, il direttore generale dei detenuti e del trattamento del Dap Gianfranco De Gesu, il direttore generale del personale e delle risorse del Dap Massimo Parisi, il dirigente della direzione generale per il coordinamento delle politiche di coesione Paola Giannarelli, l’architetto e docente presso il Politecnico di Torino Paolo Mellano, l’architetto Mario Pittalis, l’esperto di Edilizia Penitenziaria Cesare Burdese.
Scrive il ministro Alfonso Bonafede in premessa: «Occorre avviare un percorso di studio, approfondimento e proposte sull’architettura penitenziaria valorizzando la correlazione esistente tra la qualità dello spazio di esecuzione della pena e la sua funzione riabilitativa in un’ottica di dignità degli ambienti e rafforzamento della responsabilità delle persone detenute, quali obiettivi convergenti dello Stato di diritto e della società civile». Nel decreto firmato martedì scrive anche che «la progettazione di un formato costruttivo e logistico è necessaria per orientare le future scelte in materia di edilizia penitenziaria per potenziare l’offerta trattamentale in chiave moderna, distante da connotazioni esclusivamente affettive e contenitive».
Finalmente, viene da dire leggendo il decreto e pensando alle condizioni di tante carceri, in primis quelle della Campania, pensando ai detenuti costretti a vivere anche in dieci e più in stanze concepite per ospitarne meno della metà, pensando ai bambini che trascorrono i primi anni della loro vita dietro le sbarre solo perché non ci sono abbastanza spazi alternativi al carcere per ospitare le detenute madri con figli al seguito. Pensando alle attività trattamentali che negli istituti di pena sono insufficienti non solo per le carenze di personale ma anche di spazi. E pensando a come spazi più vivibili, tanto più in una condizione di reclusione, diventano fondamentali per la garanzia dei più elementari diritti umani. Nel decreto il ministro Bonafede fa riferimento pure agli Stati generali dell’esecuzione penale, esperienza che avrebbe dovuto portare a una nuova fisionomia della condizione detentiva e invece è rimasta un progetto sospeso e sacrificato a consensi politici orientati su altri temi. Questa nuova Commissione sull’architettura penitenziaria avrà sei mesi di tempo per presentare un progetto per una diversa e più umana idea di carcere. E la speranza è che questa volta non lo si lasci solo sulla carta.