Illustri Presidenti,
Dal 1990 sono stato il primo militare in servizio presso la Commissione Europea. Ho contribuito alla creazione dell’Ufficio Europeo per la lotta alla Frode (OLAF).
Vi sono rimasto sino al marzo del 2018, dedicando ogni mio sforzo ed energia personale, inclusa la salute, all’ideale europeo.
Non ho mai voluto dismettere il mio status di Ufficiale della Guardia di Finanza italiana. E sono fiero di aver contribuito a far sì che l’Italia cominciasse a non essere più considerata solo il Paese delle mafie, ma anche un esempio europeo nella lotta alla criminalità transnazionale. Non l’ho fatto perché sono sempre rimasto un Patriota italiano (anche in anni in cui non era di moda esserlo) ed un Patriota Europeo. Il mio giuramento di fedeltà alla Repubblica Italiana e di osservanza della sua Costituzione, in particolare gli articoli 10 e 11, sono stati la bussola del mio servizio col doppio cappello di ufficiale italiano e dirigente dell’Unione, per quasi tre decenni.

Sono padre di quattro figli e nonno di quattro nipoti. Tutti giovani e giovanissimi europei. Ed ho dedicato tutto me stesso a contribuire al loro futuro sognando l’unità europea. Consapevole che al di fuori dell’unico progetto di costruzione sovranazionale pacifica della storia dell’uomo, per il mio Paese non vi sia altra alternativa che quanto preconizzato da Giambattista Vico, un grande italiano. E cioè il ritorno ai drammi del XX Secolo o, nella migliore delle ipotesi, alla colonizzazione da parte di una potenza straniera. Tertium non datur.
Anche ora che ho lasciato la Commissione, la fiamma europea continua ad ardere nel mio essere. Da patriota. Perché sono certo che l’Italia avrà sempre bisogno dell’Europa non meno di quanto l’Europa abbia bisogno dell’Italia. E nel mio difendere l’Italia in Europa e l’Europa in Italia, nelle mie attività editoriali e di volontariato, ma anche nella vita di tutti i giorni, non posso che registrare con dolore un pericolosissimo, continuo e crescente scollamento tra le mie due Patrie. Ma anche tra l’UE e l’Europa unita dei padri fondatori.
Col crescente nazionalismo, che nulla ha a che vedere col nobile Patriottismo, nel mio Paese posso persino essere visto da alcuni come un “traditore”. Perché inseguo ancora il sogno europeo e rispetto la bandiera stellata, assieme al tricolore. È cosa che non posso certamente permettere. Soprattutto a chi, fino a qualche tempo fa, disprezzava persino bandiera e inno nazionale. Ma così va il mondo, e non è ciò che più mi preoccupa.
Quello che più mi preoccupa è l’incapacità dell’UE a fare fronte alle sfide e alle urgenti richieste provenienti dai cittadini.
Nel difendere la mia vecchia istituzione, non posso non osservare che dagli anni in cui la Commissione era il vero motore sovranazionale, ed il vero guardiano dei Trattati, oggi è diventata poco più di un segretariato generale del Consiglio. Quel Consiglio che – e molti cittadini non lo sanno – è composto dai governi nazionali, ed è oggi il vero motore e l’organo decisionale europeo, all’insegna del più ottuso egoismo.
Penso che sia venuto il momento di non sottovalutare il crescente nazionalismo sovranista in Italia, con movimenti che inneggiano persino all’Italexit. E che contano ormai centinaia di migliaia di persone.
L’Europa rischia seriamente di perdere uno dei suoi Paesi fondatori. E se così fosse sarebbe la fine di un sogno di pace e libertà, e ci troveremmo catapultati in un oscuro passato.

Credo che sia venuto il momento per tutti coloro che credono ancora nell’unità Europea di metterci la faccia con grande decisione.
Personalmente penso che è assolutamente indispensabile che le stesse istituzioni alzino la voce per far sapere quello che l’UE sta già facendo. E dovrebbero farlo con azioni di comunicazione tipo Karshere, e non con il solito annaffiatoio utilizzato nel deserto dell’atavica disinformazione sull’Europa.
Ho invitato tutti i miei amici italiani in servizio presso le vostre Istituzioni – finché non ci riusciranno con i loro strumenti e linguaggi, spesso troppo timidi, di comunicazione istituzionale – ad impegnarsi a livello personale, anche sui social, per spiegare cosa stanno facendo, e cosa sta facendo l’Europa per i cittadini in questo drammatico momento, per difenderli dal Coronavirus e dalla crisi economica. Amplificando sulla rete semplici notizie che sono già di dominio pubblico sui siti delle istituzioni europee. Ma spesso troppo nascoste, e poco diffuse. Quasi sempre ben poco spiegate (come la loro frequente ermeticità richiederebbe). Sempre poco diffuse con gli strumenti del XXI secolo, e quasi mai tradotte in italiano.

Quello che l’UE non sta invece ancora facendo è ora di cominciarlo a fare molto rapidamente. Mettendo i capi di Stato e di Governo e i leader politici nazionali di fronte alle loro responsabilità. Denunciandoli duramente dinanzi alle loro opinioni pubbliche quando non le assumono. Senza più dare loro alcuna possibilità di scaricare su Bruxelles la colpa delle loro egoistiche decisioni elettorali.

Ridate slancio all’Europa della solidarietà e non dell’homo homini lupus.
E l’esperienza della pandemia, che ha dimostrato l’impossibilità di ogni stato membro a fronteggiarla da solo, può essere per voi, pur nella sua tragicità, una grandissima occasione di riscatto. Da non perdere.
E se la missione di rispondere alle legittime attese dei cittadini europei, e degli italiani sempre meno europeisti, vi sembrasse davvero impossibile a causa dei governi nazionali, dei quali siete tutti espressione, vi prego di non esitare neppure un attimo a dimettervi.
Potrebbe essere un segnale forte. Per dare una scossa all’opinione pubblica. Utile a chi vi dovesse succedere. Ma soprattutto vitale per il futuro dei nostri figli.
Ed avreste la gratitudine dei patrioti europei, ma anche italiani.