L'ex premier usa "la riforma per propaganda"
L’ex grillina Nesci sostiene il referendum: “Anche tra i 5 Stelle tanti voteranno Sì. Non sono più tenuta a rispondere delle castronerie di Giuseppe Conte”
La separazione delle carriere continua a raccogliere consensi trasversali. Lo dimostra anche il Sì di Dalila Nesci. Certo, ora ha la tessera di Fratelli d’Italia. Ma il suo passato politico è insospettabile: prima i meetup del Movimento 5 Stelle di Reggio Calabria e le Parlamentarie online, poi l’elezione come deputata 5S e la nomina a sottosegretaria per il Sud e la Coesione territoriale nel governo Draghi. Insomma, una grillina fin dagli albori che nell’urna sosterrà la riforma Nordio in barba al catastrofismo di Schlein, Conte e Anm.
Ha già le idee chiare sulla separazione delle carriere o si prenderà i prossimi mesi per riflettere sul voto?
«Ho seguito l’iter della riforma in Parlamento e il relativo dibattito politico e pubblico, dentro le istituzioni, l’avvocatura e la magistratura. Sono già decisa a votare Sì al referendum: questa riforma va confermata e approvata in toto».
Insomma, nessun pericolo per l’indipendenza della magistratura…
«Il vero pericolo si è creato quando è stato scoperchiato il sistema delle correnti, che ha prodotto dinamiche distorsive e pericolose all’interno del sistema giustizia, compromettendo l’equilibrio tra chi accusa e chi giudica. La riforma prova a dare finalmente concretezza al giusto processo previsto dalla Costituzione. L’istituzione dell’Alta Corte disciplinare distinta dai poteri del Csm, la separazione delle carriere con lo sdoppiamento del Csm e il metodo del sorteggio garantiscono la rottura del sistema correntizio e rafforzano l’autonomia della magistratura».
Un ex politico del Movimento 5 Stelle che sostiene la riforma Nordio. Non le sembra un paradosso?
«Direi piuttosto che sono una ex parlamentare della Repubblica ed ex sottosegretario di Stato. Oggi ho aderito con convinzione al progetto politico di Giorgia Meloni e di Fratelli d’Italia, ma soprattutto sono una donna delle istituzioni. L’esperienza politica e istituzionale di 15 anni mi ha confermato che la giustizia è decisiva per i cittadini e per la tenuta democratica del Paese. È giusto che Parlamento e governo, alla luce dell’evoluzione sociale, trovino strumenti che diano più garanzie e vigore al sistema. Con il sorteggio, il Csm si comporrà di nominati competenti e non per via delle correnti di appartenenza. E insieme all’Alta Corte disciplinare, crescerà la fiducia dei cittadini in una giustizia più trasparente e responsabile».
Allora per quale motivo Giuseppe Conte si scaglia contro il referendum?
«Non sono più tenuta a rispondere delle castronerie di Giuseppe Conte. Non è il mio leader, anche se l’ho rispettato come presidente del Consiglio. Credo che lui, come gran parte della sinistra, usi la riforma per propaganda. Eppure nella stessa area ci sono personalità autorevoli favorevoli al referendum, come Anna Paola Concia ed Enrico Morando. Se persone con esperienze diverse valutano positivamente la riforma, significa che va valutata oggettivamente. Politici e associazioni dovrebbero informare e raccontare la riforma in modo corretto e non fazioso».
Conosce qualcuno del M5S che, nel segreto dell’urna, metterà la croce sul Sì?
«Certo, ce ne saranno molti. Ma pochi lo diranno pubblicamente, perché chi si espone nel M5S rischia poi di dover ritrattare, come è accaduto a Chiara Appendino sulla leadership di cartone di Conte».
Vedere le opposizioni che vanno a braccetto con l’Anm non è una bella immagine…
«Non è solo questione di immagine, sono posizioni a tratti autoreferenziali e di difesa della categoria. Il legislatore dovrebbe guardare all’evoluzione della società, delle professioni, delle tecnologie e legiferare di conseguenza. Capisco l’Anm che tutela la categoria. Ciò che trovo più stucchevole è l’atteggiamento opportunista delle opposizioni politiche: pur di contrastare il governo si schierano su posizioni corporative, legittime ma non coerenti con la loro funzione istituzionale».
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