Tornano a casa dopo oltre 400 giorni
Liberati Trentini e Burlò, sinistra in imbarazzo: duro colpo per i fiancheggiatori di Maduro e per gli anti-Trump
La liberazione di Alberto Trentini e Mario Burlò dal carcere venezuelano di El Rodeo I rappresenta una delle più significative operazioni diplomatiche italiane degli ultimi anni.
Dopo oltre 420 giorni di detenzione senza accuse formali, i due connazionali – un cooperante e un imprenditore – sono stati accompagnati nella sede dell’Ambasciata italiana a Caracas per il ritorno in patria. Un risultato ottenuto grazie a una lunga e discreta azione diplomatica del governo italiano, guidata dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha sottolineato come la liberazione sia “un grande lavoro della nostra diplomazia, un successo del governo”.
Meloni, in un videomessaggio, ha dichiarato che la notizia “ci riempie di gioia” e ha voluto esprimere solidarietà alle famiglie dei due liberati, che “in questi mesi hanno sofferto molto”. Tajani ha ribadito che la presidente ad interim venezuelana Delcy Rodríguez ha deciso di liberare gli italiani in un clima di apertura, segnale positivo nei rapporti tra Roma e Caracas. Eppure, se si guarda alla coerenza politica di certi settori dell’opposizione italiana, emerge un evidente cortocircuito. Negli ultimi giorni, infatti, gruppi e sindacati vicini alla sinistra avevano espresso posizioni favorevoli all’operato del regime di Nicolás Maduro – fino ad arrivare a manifestazioni filogovernative o “pro‑Maduro” per protestare contro l’azione statunitense che ha portato alla cattura dell’ex presidente venezuelano. In alcune community online si è ironizzato su iniziative e slogan che sembrano distanti dalla tutela dei diritti umani dei cittadini venezuelani.
Eppure ora, di fronte a un chiaro successo diplomatico italiano, certa sinistra sembra scegliere la strada della neutralità: applaudire la liberazione come “splendida notizia” ma senza riconoscere il ruolo concreto del governo nel raggiungere il risultato. Da una parte, la leader del Pd Elly Schlein parla di “gioia” e ringraziamenti generici, evitando ogni riferimento alla diplomazia italiana; dall’altra, il presidente del M5S Giuseppe Conte si limita a un plauso formale alla notizia. Carlo Calenda ringrazia “tutti coloro che hanno lavorato per ottenere questo risultato”.
Questa reticenza politica è tanto più evidente se si pensa che, nel recente passato, associazioni e organizzazioni vicine alla sinistra si erano schierate in piazza contro l’arresto di Maduro da parte degli Stati Uniti e avevano espresso posizioni critiche verso iniziative internazionali tese a combattere la dittatura chavista. Ora, davanti alla liberazione di due italiani — un risultato che avrebbe dovuto unire tutto l’arco costituzionale — la risposta è di fatto tiepida e priva di riconoscimento esplicito alla diplomazia italiana.
Un atteggiamento che stride con la natura delle vicende: la liberazione di cittadini italiani detenuti arbitrariamente era un obiettivo condivisibile da tutte le forze politiche, ma la prudenza della sinistra nel riconoscere il merito del governo sembra dettata più da calcoli e da una difficoltà interna a smarcarsi dal proprio passato di schieramenti internazionali, che dal reale interesse per il rientro dei nostri connazionali.
I fatti, però, parlano chiaro. Trentini e Burlò sono liberi e stanno bene, come confermato dal ministro Tajani, che ha sottolineato come entrambi siano in buone condizioni di salute. E se è vero che “grazie” — come dicono tutti — è la parola più usata, resta chiaro chi ha realmente lavorato per questo risultato concreto: un governo, una diplomazia e uno Stato che hanno messo al primo posto la tutela dei propri cittadini.
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