La tesi accusatoria
L’inchiesta sulla Squadra Fiore, lo spaccio di informazioni riservate su blog e siti per influenzare l’opinione pubblica
Non solo accessi abusivi a banche dati riservate, attività di spionaggio e presunte reti parallele di intelligence. Nell’inchiesta della Procura di Roma che coinvolge Giuseppe Del Deo, l’ex numero due dell’Aisi, l’Agenzia per la sicurezza interna, emerge anche un altro filone particolarmente delicato: l’ipotesi che informazioni raccolte illegalmente possano essere state trasformate in articoli giornalistici e diffuse attraverso blog e testate online per influenzare la politica, l’imprenditoria e gli equilibri istituzionali.
La circostanza, raccontata dal Domani, è emersa dell’indagine sulla cosiddetta “Squadra Fiore”, il gruppo composto da ex appartenenti alle Forze dell’ordine, uomini dell’intelligence e consulenti privati che, secondo gli investigatori, avrebbe operato come una struttura parallela dedita al dossieraggio e alla raccolta abusiva di informazioni sensibili. Al centro dell’inchiesta c’è appunto Del Deo, ufficiale dell’esercito e protagonista di una delle carriere più rapide nella storia dell’intelligence italiana. Dopo essere stato vicedirettore dell’Aisi, nell’agosto del 2024 era stato nominato dal governo Meloni vice direttore del Dis, l’organismo che coordina l’intero comparto dei servizi segreti. Una scalata fulminea conclusa però nel giro di pochi mesi con il pensionamento anticipato a 52 anni grazie ad un decreto ad hoc. Secondo la Procura, Del Deo avrebbe potuto contare su una rete di collaboratori interni ed esterni ai servizi, definita dagli investigatori come il gruppo dei “neri”. Nelle informative dei carabinieri del Ros, che hanno condotto le inchiesta, si sostiene che questa struttura avrebbe utilizzato banche dati riservate per finalità non istituzionali, raccogliendo informazioni successivamente impiegate per costruire dossier e campagne di influenza.
L’elemento più significativo riguarda proprio la possibile diffusione di tali materiali attraverso “canali mediatici”. Gli investigatori scrivono infatti che l’obiettivo della presunta organizzazione sarebbe stato quello di “influenzare settori della politica e dell’imprenditoria” facendo circolare “informazioni abusivamente raccolte, nascoste sotto forma di notizie giornalistiche”. In questo contesto gli investigatori hanno acceso un faro su alcune iniziative editoriali che negli ultimi anni hanno pubblicato numerose indiscrezioni riguardanti il mondo della difesa, dell’intelligence e dei vertici dello Stato. Tra queste compare il sito Il Graffio, diretto dalla giornalista Monica Macchioni.
Il Graffio si era distinto per la pubblicazione di notizie riguardanti apparati di sicurezza, le Forze armate e vertici istituzionali. Tra queste anche la ricostruzione di un incontro informale avvenuto a Ponza tra il capo della Polizia Vittorio Pisani e il ministro della Difesa Guido Crosetto. Una notizia che era stata successivamente rimossa dal sito. Sotto osservazione è finito anche Sassate.it, blog diretto da Guido Paglia, storico esponente della destra radicale e figura nota negli ambienti della difesa. Paglia non risulta indagato e ha dichiarato di non aver mai conosciuto Del Deo né componenti della Squadra Fiore. In particolare, riguardo Sassate.it, gli inquirenti hanno analizzato una lunga serie di articoli critici nei confronti del capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Carmine Masiello, e del condirettore generale di Leonardo, Lorenzo Mariani.
L’ipotesi investigativa non è che tali siti abbiano necessariamente partecipato consapevolmente a un sistema illecito, ma che possano essere stati utilizzati come veicoli finali di informazioni provenienti da circuiti riservati. In altre parole, dossier raccolti illegalmente, trasformati in articoli e immessi nel dibattito pubblico per orientare decisioni, screditare avversari o influenzare assetti di potere. L’inchiesta dovrà ora chiarire se dietro quelle pubblicazioni vi fosse una regia organizzata e soprattutto quale fosse il rapporto tra gli autori dei dossier, i soggetti che li commissionavano e chi materialmente li diffondeva. Un sistema va comunque detto, che ha dei precedenti nell’Italia degli anni Settanta del secolo scorso. La difesa di Del Deo, per la cronaca, ha respinto ogni addebito, ribadendo che l’ex dirigente ha sempre operato nel rispetto della legge.
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