L’aveva promesso con la piattaforma politica che aveva convinto parlamentari e iscritti al Partito Conservatore a votare per lei e portarla così a Downing Street: Liz Truss aveva annunciato una svolta neo-tatcheriana a suon di tagli al welfare e soprattutto tagli alle tasse dei redditi più alti.

Così è stato. Il governatore conservatore di Londra, tramite il cancelliere dello Scacchiere Kwasi Kwarteng, equivalente del nostro ministro dell’Economia, ha annunciato un drastico taglio delle tasse in particolare per i super-ricchi, con l’obiettivo di dare una scossa all’economia britannica soffocata da una recessione in arrivo e da una inflazione galoppante che sfiora il dieci per cento.

Il taglio più consistente, e che ha provocato immediate polemiche, è destinato alle fasce più abbienti della popolazione. L’aliquota più alta sui redditi, il 45% che scattava al di sopra delle 150mila sterline, sarà portato al quaranta per cento sui redditi superiori ai 60mila euro.

Tagli ben più irrisori invece all’aliquota base, che copre i redditi da 20mila a 60mila sterline, che scende dal 20 al 19 per cento. Ma a far discutere della “mini finanziaria” decisa dal governo Tory è anche l’altro favore ai più ricchi, con l’eliminazione del tetto ai bonus per i banchieri.

Una misura simbolica introdotta nel Regno Unito dopo la devastante crisi del 2008-09, quella innescata dalla crisi dei subprime negli Stati Uniti e dalle ripercussioni per il collegamento strettissimo tra le due economie. Il ‘liberi tutti’ deciso da Truss elimina il tetto ai bonus, che non poteva essere superiore al doppio dello stipendio.

I costi di questa finanziaria pro-ricchi, in quello che appare come una sorta di “lotta di classe” al contrario, saranno enormi: si stima che i tagli alle tasse potranno valere una cifra intorno ai 45 miliardi di sterline, la riduzione di tasse “più rilevante dal 1972”, ha scritto stamane l’economista inglese Paul Johnson.

Una misura che si affianca al congelamento per due anni delle bollette dei residenti nel Regno Unito, fino a un massimo di 3mila euro all’anno. Un piano annunciato due settimane fa in Parlamento da Liz Truss che costerà allo Stato altri 150 miliardi di sterline, con un aggravio per il debito pubblico britannico senza precedenti.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia