Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. Ovvero, una sorta di “Animal House” del Parlamento quando sul tavolo compare il fascicolo della Legge di Bilancio, con i cosiddetti emendamenti bandiera. In pratica, i codicilli “sacri” presentati dai vari gruppi parlamentari, che segnano l’inizio ufficiale della partita. Ieri il piatto era particolarmente ricco: prima il Consiglio dei ministri, poi, intorno alle 18, il vertice di maggioranza allargato ai capigruppo per districare i nodi della manovra. A misurare la temperatura, il viceministro dell’Economia Maurizio Leo:Sono stati presentati oltre 5.700 emendamenti e si sta facendo una selezione su circa 400 che poi saranno portati all’esame della Commissione di Bilancio del Senato”.

Sul fronte dei segnalati, Fratelli d’Italia arriva a quota 123. Il titolo lo conquista l’emendamento del capogruppo Lucio Malan:Le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d’Italia appartengano allo Stato”. Una proposta che suscita entusiasmo anche nella Lega. Su X, il senatore Claudio Borghi scrive: “Il destino di questo emendamento e di quelli futuri, qualora dichiarati inammissibili, è l’unica cosa che vi deve interessare di questa Legge di Bilancio”. Ci sono invece quattro emendamenti (di cui due specifici) sul caso che ha movimentato le elezioni regionali in Campania: le sanatorie edilizie. Matteo Salvini (67 segnalati) torna a un classico cavallo di battaglia: la proposta di abbassare per il solo 2026 l’abbonamento Rai di 20 euro, dagli attuali 90 a 70. Dice il senatore leghista Giorgio Maria Bergesio, primo firmatario del testo: “Si tratta di una proposta di buonsenso a tutela degli utenti”. “Altro che taglio dei costi”, replica Forza Italia. Il senatore azzurro Roberto Rosso illustra come andrebbe: “Quando è stato ridotto il canone, qualche anno fa, la cifra corrispondente è stata poi versata dal Ministero dell’Economia alla Rai, prendendola dalle tasche dei cittadini”.

Il partito di Antonio Tajani (70 segnalati) si gioca invece un altro evergreen: un buono da 1.500 euro per permettere ai figli delle famiglie con Isee sotto i 30mila euro di frequentare le scuole paritarie. Secondo l’emendamento depositato dal senatore Claudio Lotito, “il costo della misura è stimato in circa 20 milioni di euro annui, a cui si provvederebbe mediante corrispondente riduzione del fondo per interventi strutturali di politica economica”. Nel fascicolo compare anche un “Btp Sanità” per finanziare le spese di personale del Servizio sanitario nazionale, a prima firma del capogruppo Maurizio Gasparri.

Intanto, il principale partito di minoranza, il Pd, sembra avere la testa lontana dal via vai di Palazzo Madama. Altre preoccupazioni. Già proiettato alla prossima settimana, con le urne che si apriranno nelle ultime tre Regioni (Veneto, Campania e Puglia) e sembrano destinate a un “mesto” pareggio per Elly Schlein. Altro che il sorpasso sognato alla vigilia del voto nelle Marche. Il prossimo fine settimana (da venerdì 28 a domenica 30) l’inquietudine dem si sposterà in Toscana, con due iniziative quasi concomitanti a 130 chilometri di distanza: il correntone a Montepulciano e i riformisti (solo sabato 29) a Prato. In pratica, le grandi manovre per accerchiare la segretaria, già vittima della sfiducia del consigliere del Quirinale Francesco Saverio Garofani.

Anche per il Nazareno vale l’incitamento reso immortale da Bluto Blutarsky (lo strepitoso John Belushi): è l’ora del tutto per tutto. Da una parte, i tre leader forti della maggioranza — Dario Franceschini, Andrea Orlando e Roberto Speranza — vogliono dettare la linea a Elly Schlein e tornare in campo come titolari. Dall’altra, la minoranza di Pina Picierno e Lorenzo Guerini è decisa a contribuire allo scacco matto. “Non siamo una ruota di scorta”. Tra le ombre che si affollano, quella di Ernesto Maria Ruffini, fondatore dei comitati “Più Uno”, inizia a preoccupare i fedelissimi della segretaria. L’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate sembra intenzionato a intestarsi un nuovo tormentone: no Ruffini, no party.