Giustizia
Mare Monstrum, Rosario Crocetta corrotto? “Manca la prova”
Rosario Crocetta corrotto? “Manca la prova”. Lo scrivono i giudici della Corte d’appello di Palermo nelle motivazioni della sentenza che nel luglio scorso ha assolto l’ex governatore della Sicilia e con lui l’armatore, Ettore Morace, e l’ex presidente dell’Azienda Sicilia Trasporti, Massimo Finocchiaro, collaboratore di Crocetta.
La vicenda Mare Monstrum
I tre erano finiti indagati nel 2017 nell’ambito dell’inchiesta “Mare Monstrum”. Morace, figlio dell’allora patron del Trapani calcio, Vittorio, entrambi proprietari della compagnia di traghetti Liberty Lines, venne anche arrestato. Secondo la procura di Palermo, la Regione Sicilia guidata da Crocetta avrebbe “cucito” un bando su misura, in cambio di tangenti, per consentire alla Liberty Lines di mantenere il monopolio nei collegamenti marittimi con le isole minori. Inoltre, sempre allo stesso scopo, sarebbe stata decisa una proroga in cambio di un contributo elettorale con cui Morace avrebbe finanziato “Riparti Sicilia”, movimento politico del governatore. Le accuse erano crollate già in primo grado, ma contro la sentenza i pm avevano presentato ricorso, respinto dalla Corte d’appello. Ora le motivazioni, che fanno piazza pulita delle ipotesi della procura.
Le motivazioni
“Non discende automaticamente né sul piano logico né su quello probatorio che Crocetta fosse stato posto a conoscenza della promessa o della dazione corruttiva nei termini prospettati dall’accusa”, scrivono i giudici nella sentenza di appello, “né che avesse percepito l’iniziativa economica di Morace come il prezzo di uno scambio illecito”. E se anche i contatti, mediati da Finocchiaro, ci sono stati, “manca la prova che il contenuto dell’interlocuzione con Crocetta non si fosse esaurito nella sollecitazione a un interessamento politico e istituzionale ma includesse la rappresentazione dell’utilità economica come corrispettivo dell’intervento richiesto”. Non solo. Per i giudici, infatti, non è stato “individuato né un atto amministrativo specifico né una direttiva puntuale, né un intervento definitivo avente contenuti antidoverosi”. Inoltre, si legge ancora nelle motivazioni, non è chiaro “neppure se il preteso impegno avrebbe dovuto riguardare l’allocazione delle somme in bilancio, la successiva fase di programmazione amministrativa ovvero una generica attività di pressione sui dirigenti”. Quanto all’incontro istituzionale che sarebbe avvenuto in modo “irrituale e atipico”, pur “potendo costituire un indice da valutare nel contesto complessivo, non equivale di per sé a prova dell’esercizio di indebite pressioni penalmente rilevanti”.
Il “mascariamento”
In definitiva, a nove anni dall’avvio dell’inchiesta, di fronte all’accertata mancanza di prove, resta solo un inutile “mascariamento” che di certo non ha giovato a Rosario Crocetta. Che non a caso, dopo l’assoluzione di primo grado, così commentò la sentenza: “Giustizia è fatta, sono felice, ma non brindo: ho troppo sofferto”. Qualcuno se la sentirebbe di dargli torto?
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