Da via Harar al primo cortile di via Paravia si cammina una decina di minuti. Bastano per passare dallo stadio che Milano ha venduto a Milan e Inter, con un rogito da 197 milioni firmato il 5 novembre 2025, al quartiere che la città tiene da decenni nel cassetto delle cose da sistemare. Il Quadrilatero di piazzale Selinunte, case popolari costruite tra il 1931 e il 1951, alcune su progetto di Franco Albini, ospita oltre undicimila persone ed è uno dei quartieri più giovani della città. Più della metà dei residenti ha origini straniere; alla primaria Radice di via Paravia i bambini che le statistiche chiamano stranieri sono quasi la totalità degli iscritti, e sono nati qui.

Gli alloggi pubblici

I numeri della casa li ha raccolti la ricerca “Abitare San Siro” del Politecnico con il sindacato inquilini Sicet. Aler, cioè la Regione, gestisce nel quartiere 4.285 alloggi pubblici. Di questi 785 sono occupati abusivamente, quasi uno su cinque, e 673 sono vuoti: 572 in attesa di manutenzione, 101 semplicemente chiusi. Altri 1.416, negli anni, sono stati venduti ai privati. In una città dove dodicimila famiglie aspettano una casa popolare, il vuoto di San Siro vale da solo un programma elettorale.

Il quartiere conosce due registri di governo, e li alterna. Il primo è l’ordine pubblico. Il protocollo per la rigenerazione del 2021 nacque dopo che un video musicale aveva richiamato in piazzale Selinunte trecento ragazzi, e la serata era finita in scontri. Da allora le operazioni interforze scandiscono il calendario: trecento agenti per liberare cinque alloggi il 22 ottobre 2025, un nuovo blitz tra via Ricciarelli e il piazzale a fine dicembre, contestato dalle reti di quartiere. A maggio il ministro Salvini e il presidente di Aler Alan Rizzi sono tornati sul piazzale per rivendicare lavori energetici conclusi e riassegnazioni avviate, mentre la Regione mette sul piatto un piano da sei milioni tra videosorveglianza e vigilanza contro le occupazioni.

Il secondo registro è la progettazione sociale, e porta la firma del Comune: l’ex mercato coperto di piazzale Selinunte destinato a diventare, con tre milioni, un centro per adolescenti e giovani; i 44 alloggi Aler di via Ricciarelli che Palazzo Marino ristruttura con i fondi del Pinqua per giovani lavoratori e studenti; un commissariato previsto dentro un caseggiato Aler. Progetti seri, spesso costruiti con il Politecnico e con le associazioni che nel quartiere lavorano da anni. Il futuro dell’ex mercato è uscito da un percorso partecipativo con ragazzi, residenti e associazioni chiuso all’inizio di quest’anno, e San Siro è stato il primo quartiere a sperimentare la figura del welfare community manager, che mette in rete pubblico e terzo settore. Hanno però un difetto in comune, il calendario: tra lo stanziamento e la porta che si apre passano anni, e in un quartiere giovane gli anni sono generazioni di adolescenti.

Portare a termine il progetto

Le due mani si muovono di rado insieme. Le case sono della Regione, strade, scuole, servizi e polizia locale del Comune, l’ordine pubblico della Prefettura. Dallo scorso autunno si è aggiunto un vicino ingombrante: i club, che a poche centinaia di metri preparano un cantiere da oltre 700 milioni per il solo nuovo impianto, con avvio previsto nel 2027. Ciascuno con i propri uffici e le proprie scadenze, che raramente coincidono con quelle degli altri. Con i 73 milioni annunciati dalla vicesindaca Anna Scavuzzo il Comune ha dato la prima risposta. Al prossimo sindaco San Siro chiede di portarla a termine, con una sola regia a risponderne invece di quattro tavoli, e di far tornare abitate le case vuote prima che qualcuno le occupi: lo sgombero senza riassegnazione rapida è un regalo al prossimo occupante, e su questo Aler, che ha avviato un protocollo per il riatto veloce, e il sindacato inquilini dicono in fondo la stessa cosa. Chiede infine che chi cresce in piazzale Selinunte smetta di comparire nelle cronache cittadine soltanto alla voce sicurezza.