Da tempo stava affrontando una malattia, che lo ha stroncato la scorsa notte nella sua abitazione di Palermo. È morto all’età di 78 anni Alberto Di Pisa, ex procuratore a Marsala e in precedenza anche a Termini Imerese, ma soprattutto parte del Pool antimafia ideato da Rocco Chinnici per tutti gli anni ‘80, tra i giudici che istruirono il maxiprocesso di Palermo.

Di Pisa era ricoverato all’ospedale Cervello di Palermo per una grave malattia ed era stato dimesso ieri pomeriggio in fin di vita, con l’ex magistrato portato a casa in ambulanza dove i familiari lo hanno vegliato fino al decesso avvenuto in tarda notte.

Ma il nome di Di Pisa sarà drammaticamente legato a quello del ‘Corvo’, il misterioso autore delle lettere anonime contro i magistrati Giovanni Falcone, Giuseppe Ayala e Pietro Giammanco, oltre che al capo della polizia Vincenzo Parisi e al questore Gianni De Gennaro.

Oggetto di quelle lettere datate 1989 erano le accuse riguardo la gestione “spregiudicata” del pentito Totuccio Contorno. Anno in cui vi sarà anche il fallito attentato all’Addaura contro lo stesso Falcone e la moglie Francesca Morvillo, con gli oltre 50 candelotti di dinamite che avrebbero dovuto far saltare il magistrato antimafia.

Di Pisa verrà condannato nel 1992 a due anni e sei mesi in primo grado in quanto ritenuto autore di quelle lettere, venendo assolto in Appello e Cassazione: una condanna e un allontanamento da Palermo (destinazione Messina) anche a causa dell’acquisizione dell’impronta da parte dell’alto commissario per la lotta alla mafia, Domenico Sica, e dell’uso di quella pseudo prova nel processo.

Andato in pensione nel 2015, Di Pisa ha sempre ritenuto che dietro la vicenda del ‘Corvo’ ci fosse un complotto ai suoi danni. In una delle sue ultime interviste il magistrato disse: “Ci fu una convergenza di interessi, politica, servizi, poteri forti, che avevano l’obiettivo di togliermi le inchieste scottanti che avevo in mano, quella su mafia e appalti, sulla morte dell’ex sindaco Insalaco, sulla massoneria, sugli omicidi di Montana e Cassarà. Il procuratore Giammanco me le tolse tutte ancor prima che arrivasse l’avviso di garanzia”.

La vicenda del ‘Corvo’ provocherà anche uno scontro per via giudiziaria contro Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, che lo accusò di essere l’autore delle lettere quando di Pisa divenne procuratore a Marsala, sulla stessa poltrona di Borsellino. Una vicenda che finirà con la condanna per diffamazione di Borsellino: “Basta con questa storia del Corvo. Io sono una vittima. Perché non lo si capisce?“, disse Di Pia dopo la sentenza del tribunale di Caltanissetta del 2014.

Il cruccio per il magistrato restava quello delle indagini sulla stagione del 1989, l’attentato all’Addaura contro Falcone delle “menti raffinatissime”, come le definì al tempo il magistrato del pool antimafia. “Indagini senza verità. Mai fatta chiarezza. Ancora oggi non sappiamo chi piazzò l’esplosivo sulla scogliera dell’Addaura”, era il tormento di Di Pisa.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia