Il caso
Ombre sulle spese dei Servizi segreti, che coincidenza la trappola a Mancini
Pubblicata un’inchiesta sugli appalti della principale agenzia italiana di controspionaggio. L’ex vicecapo del Dis, che controllava i documenti, è stato rimosso al momento giusto
Un’inchiesta del quotidiano Il Domani riaccende l’attenzione sul fronte, riservato per sua natura, e però qualche volta sin troppo opaco, delle spese a carico dei Servizi segreti. L’inchiesta arriva a ridosso del riassetto istituzionale voluto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni per fronteggiare quella che viene descritta come una “minaccia esistenziale” alla sicurezza nazionale italiana. La riorganizzazione passa attraverso una nuova cabina di regia affidata alla guida del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis), struttura che riunisce le agenzie di intelligence e funge da raccordo con gli altri organismi istituzionali coinvolti nella gestione delle crisi. La direttiva firmata lo scorso ottobre assegna al Dis un potere di coordinamento che accorpa competenze prima distribuite: le funzioni del Comitato politico strategico (Cops), del Nucleo interministeriale situazione e pianificazione (Nisp) e degli altri organismi introdotti dai governi precedenti, come quello guidato da Silvio Berlusconi nel 2003. La premier ha incaricato il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (Cisr) di redigere ogni anno una Strategia nazionale per la sicurezza, documento che orienterà le policy di risposta a minacce ibride.
L’inchiesta de Il Domani ricostruisce l’intreccio tra gli appalti dell’Aisi, la principale agenzia italiana di controspionaggio, e la società privata Sind Spa, controllata dagli imprenditori Carmine Saladino e dalla coppia Fincati-Franzoso. Secondo il quotidiano, tra il 2022 e il 2024 l’Aisi — allora guidata da Mario Parente, mentre la direzione del Dis era affidata a Elisabetta Belloni — avrebbe assegnato alla Sind una serie di commesse dirette per oltre 39 milioni di euro, con un picco nel 2023, anno in cui i contratti dell’agenzia avrebbero rappresentato più della metà del fatturato della società. La Sind sembra essere stata attiva dopo il 2020 e fino al 2023 come fornitore dell’Aisi: jammer, software di riconoscimento facciale, impianti di videosorveglianza.
Con affidamenti aumentati in modo anomalo: nel 2023, i ricavi della società sono saliti a 40 milioni, contro i 14 milioni del 2022. Una crescita talmente rapida da attirare l’attenzione degli attuali vertici dell’intelligence, i quali avrebbero poi “azzerato” le commesse. Prima però l’Aisi avrebbe finanziato con una commessa da 331mila euro un impianto di videosorveglianza e di sicurezza per la villa privata di Elisabetta Belloni. Secondo il Dis, si tratterebbe di dotazioni “necessarie ai fini di servizio”; secondo Il Domani, la documentazione mostra profili poco chiari e un possibile uso improprio dei fondi. Certamente, una verifica sulla conformità degli affidamenti e sulla congruenza della spesa sarebbe auspicabile, soprattutto nell’ottica di un rinnovato investimento sul dominio della guerra digitale, che imporrebbe qualche misura di maggiore attenzione alle spese meno urgenti e non indispensabili.
Sia come sia, nel 2024 il nuovo direttore del Dis, Giuseppe Del Deo, sembra aver rotto con Saladino e riportato sotto controllo processi e forniture. Secondo nostre fonti, alcuni funzionari avrebbero riferito tensioni interne e pressioni legate proprio alle commesse sensibili gestite dall’Aisi. Ieri l’attuale capo del Dis, Bruno Valensise, è stato audito dal Copasir. Seduta segretata. Una cosa però possiamo dirla: la tempistica del calendario messo in luce dall’inchiesta sui contratti Aisi ci riporta con la mente ai fatti dell’Autogrill, dove l’incontro di saluto tra Matteo Renzi e l’ex vicecapo del Dis, Marco Mancini, il 23 dicembre 2020 era stato filmato e poi montato ad arte tramite il megafono di Report. Marco Mancini che incarico aveva, al momento della famosa trappola? Quello di capo reparto Amministrativo del Dis. Ovvero dirigente generale preposto proprio al controllo documentale delle spese e la sua rimozione, tanto forzata quanto tempestiva, sembra essere arrivata al momento giusto. Se le vicende riportate dal Domani fossero confermate, l’operazione per “bruciare” e quindi mettere in quiescenza anticipata Mancini troverebbe una considerevole e inquietante spiegazione.
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