Il bilancio
Pd, M5S e Avs spaccano le piazze per l’Iran
Quando si tratta di trasformare la solidarietà in un messaggio politico chiaro, l’opposizione italiana riesce puntualmente a fare un passo di lato. Sull’Iran, invece di una piazza forte e riconoscibile, Roma si ritrova con due appuntamenti separati, due date diverse e una responsabilità politica che ha nomi e cognomi: chi ha preferito organizzare “la propria” manifestazione piuttosto che convergere su quella già convocata.
Venerdì pomeriggio, sulla scalinata del Campidoglio, Amnesty International Italia e Women Life Freedom for Peace and Justice hanno dato vita a una mobilitazione per la popolazione iraniana. Una piazza affollata di sigle, bandiere e dirigenti del campo largo, praticamente al completo: Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni per Avs, Riccardo Magi per Più Europa, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e la segretaria del Pd Elly Schlein. Annunciato anche un passaggio di Giuseppe Conte con una delegazione del Movimento 5 Stelle. Un concentrato di presenze che assomiglia più a una foto di gruppo che a una scelta strategica.
Una scelta, però, politica. Perché quella di venerdì era una piazza alternativa, non complementare. Un’iniziativa costruita sapendo che sabato il Partito Radicale aveva già ottenuto l’autorizzazione a marciare in favore dell’Iran. Eppure i big del Pd e del M5S hanno deciso di non esserci, rinunciando a un fronte unitario in nome dell’ennesima distinzione identitaria. Le assenze parlano da sole. Carlo Calenda ha scelto il corteo radicale di sabato. Matteo Renzi non è andato al Campidoglio, anche se Italia Viva è stata rappresentata da Luciano Nobili e da altri esponenti. Per il centrodestra, adesione di Forza Italia a livello capitolino, con la capogruppo Rachele Mussolini. Il resto è un lungo elenco di associazioni e sindacati, utile a riempire la piazza ma incapace di nascondere la frattura politica di fondo. Nemmeno sul piano simbolico la manifestazione di venerdì è riuscita a tenere insieme tutte le anime dell’opposizione iraniana. In piazza sono emerse tensioni tra il movimento “Donna vita libertà” e un gruppo di manifestanti filomonarchici, scesi con la storica bandiera iraniana con il leone e il sole a sostegno di Reza Pahlavi. Un confronto degenerato rapidamente, con l’allontanamento dei filomonarchici, a conferma di quanto sia fragile l’equilibrio di una piazza senza una linea politica chiara.
Sabato l’altra manifestazione. Quella che avrebbe potuto essere la piazza di tutti. All’appuntamento hanno aderito Più Europa, Italia Viva, Azione (che non ha risparmiato critiche a chi ha scelto di sfilarsi) e il Partito Liberaldemocratico, presente con una propria delegazione. Nella convocazione campeggia la bandiera tricolore iraniana con il sole e il leone, un simbolo che almeno prova a dire qualcosa di netto. Il bilancio, però, resta impietoso. Davanti alla repressione di Teheran, l’opposizione italiana non riesce a fare una sintesi, ma preferisce moltiplicare le piazze e diluire il messaggio. Più che disturbare il regime iraniano, queste divisioni sembrano fatte per non disturbare sé stessi.
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