I Benetton non prendono in giro il presidente del Consiglio, ma i famigliari delle vittime del ponte Morandi e tutti gli italiani”. Entra nel vivo la discussione sulla concessione ad Autostrade per il viadotto sul Polcevera di Genova. Domani il Consiglio dei Ministri deciderà sulla questione e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ne parla in due interviste, al Fatto Quotidiano e a La Stampa. Usando toni forti. Il Ponte dovrebbe essere consegnato, secondo quanto detto dal commissario e sindaco Marco Bucci, a fine luglio. Lo scorso 22 giugno la prima auto privata, con a bordo l’ad dell’azienda costruttrice Webuild, ha attraversato per la prima volta il viadotto che è diventato simbolo del cosiddetto “Modello Genova”.

Per il premier l’ultima proposta di Aspi è “ampiamente insoddisfacente, per non dire imbarazzante”. Il Consiglio di amministrazione di Autostrade aveva confermato 7 miliardi di investimenti già annunciati prevedendo un risarcimento fino a 3,4 miliardi di euro per il crollo del 14 agosto 2018 che causò la morte di 43 persone. Secondo indiscrezioni il governo esclude che i Benetton, principali azionisti del gruppo Atlantia che controlla Aspi, possano rimanere soci anche se di minoranza. Se non cederanno l’intero pacchetto azionario, si procederà alla revoca.

“Le varie proposte transattive fatte pervenire da Aspi non sono soddisfacenti – ha detto Conte – Lo Stato ha il dovere di valutarle per lo scrupolo di tutelare l’interesse pubblico nel migliore dei modi possibili. Ma adesso dobbiamo chiudere il dossier ed evitare il protrarsi di ulteriori incertezze”. Conte ha anche sottolineato che si deciderà collegialmente sulla revoca. “Proprio al fine di completare il procedimento, il 9 luglio si è svolta una riunione tecnica con il concessionario Aspi – ha continuato – lì i tecnici del governo hanno esposto i contenuti minimi e assolutamente inderogabili che devono caratterizzare la proposta transattiva perché possa essere portata e discussa in Consiglio dei ministri. E sabato è arrivata una risposta ampiamente insoddisfacente, per non dire imbarazzante: tutto meno che un’accettazione piena e incondizionata delle richieste del governo”. Il premier ha infine chiarito la sua visione: “I Benetton non hanno ancora capito che questo governo non accetterà di sacrificare il bene pubblico sull’altare dei loro interessi privati. Hanno beneficiato di condizioni irragionevolmente favorevoli per loro: può bastare così”.

Conte, riporta l’Ansa, starebbe valutando di convocare nelle prossime ore un vertice di governo prima del Consiglio dei ministri. Roberto Tomasi, Ad di Aspi, in un’intervista a Repubblica ha spiegato: “La nuova proposta nasce da un confronto durato quasi un anno in cui abbiamo ascoltato con attenzione le esigenze dell’esecutivo. Ci impegniamo a stanziare 3,4 miliardi suddivisi tra oneri di ricostruzione, riduzione modulare dei pedaggi e ulteriori manutenzioni delle infrastrutture, tutti elementi a nostro carico“. Tomasi, con Carlo Bertazzo, consigliere e General Manager di Edizione S.r.l, la holding industriale della famiglia Benetton, commenta come Atlantia non ha intenzione di uscire da Aspi – “ha riconosciuto gli errori e ora vuole avere l’orgoglio e la pazienza di rimediare anche con altri soci” – e come ci sia la disponibilità di sbloccare la situazione rinunciando a una parte dei diritti in presenza di un aumento di capitale. “Già dal 6 febbraio scorso abbiamo aperto alla possibilità di diluirci a favore di soci terzi, sotto il 51% ma a condizioni di mercato e nel rispetto dei soci di minoranza Allianz e Silkroad – hanno continuato – siamo aperti a condividere la governance con gli eventuali nuovi soci pubblici e privati, come avviene in altre società internazionali”.

Il Partito Democratico sulla stessa linea del premier. Il Movimento 5 Stelle ha una posizione netta: “Revoca o fuori i Benetton”. Fonti di governo considerano una mediazione ancora possibile: attraverso un aumento di capitale che riduca il più possibile (c’è chi dice addirittura dall’88% al 5%) la presenza di Atlantia in Aspi, in modo da poter dire che i Benetton sono sostanzialmente “fuori da Aspi”. Qualora si dovesse decidere per la revoca, servirebbe una legge da portare in votazione in Parlamento. Il governo starebbe anche ragionando in un’ipotesi di accordo in due fasi: il via libera alla proposta dell’azienda e l’aumento del capitale che, “senza dare soldi ai Benetton”, ridimensionerebbe la presenza di Aspi. Interessati a entrare nella società sono Cdp, Poste Vita, fondi come Macquarie.

La soluzione, per l’ex premier e leader di Italia Viva, Matteo Renzi è proprio quella di Cassa Depositi e Prestiti: “I populisti chiedono da due anni la revoca della concessione ad Autostrade. Facile da dire, difficile da fare. Perché se revochi senza titolo fai un regalo ai privati, ai Benetton, ai soci e apri un contenzioso miliardario che crea incertezza, blocco cantieri, licenziamenti. Questa è la verità. A dire la verità si perdono forse punti nei sondaggi, ma si salvano le nuove generazioni da miliardi di debiti. La strada è un’altra. Se proprio lo Stato vuole tornare nella proprietà, l’unica possibilità è una operazione su Atlantia con un aumento di capitale e l’intervento di Cdp. Operazione trasparente, società quotata, progetto industriale globale. Non ci sono alternative serie e credibili. Il populismo urla slogan, la politica propone soluzioni”.

In caso di revoca lo stato dovrebbe pagare ad Aspi i ricavi “prevedibili” fino alla scadenza del contratto, rinnovato in questo caso nel 2014 fino al 2038, e che il Sole 24 Ore ha stimato tra 15 e 20 miliardi di euro, salvo diverse intese. “Lo Stato deve essere capace di definire regole certe, ed essere in grado di esercitare il controllo dovuto sul rispetto micrometrico degli accordi. Fuori da questo perimetro qualsiasi discussione appare surreale e incomprensibile“, aveva dichiarato la ministra dell’Agricoltura, capo delegazione di Iv al governo, Teresa Bellanova.