Toghe e sinistra in festa al grido di Bella Ciao
Primarie del campo largo, Conte lancia le elezioni di coalizione per il leader del 2027: ma pone già i paletti a Schlein (riformisti e Renzi?)
Invocata la lotta partigiana dopo la vittoria del No al referendum.
Ci sono due frammenti di giornata che raccontano il sequel dei prossimi mesi. Il secondo capitolo della storia, che si è aperto dopo le 15 di ieri, quando le prime proiezioni hanno fatto intravedere il risultato finale. Il primo, a esito ormai acquisito, lo espone Nicola Fratoianni, il co-leader di Avs: “Lo dirò a Elly Schlein e Giuseppe Conte: quando governeremo noi, la Costituzione non la cambieremo”. Insomma, la vittoria dello status quo. La seconda è più di pancia: avviene a Napoli, nella sede dell’Anm. Quando il No inizia a prendere il largo, la gioia tra i presenti assume i connotati di una curva: i magistrati presenti iniziano a brindare e a intonare Bella ciao. Poi prevale un classico: “Chi non salta, Meloni è”. Altro che compostezza istituzionale.
Più meditato ma egualmente forte il commento di Giovanni Bachelet, presidente del Comitato Società Civile per il No: “La nostra vittoria è come quella della lotta partigiana o come quella del referendum con pochissimo margine fra Monarchia e Repubblica”. Sulle ali dell’entusiasmo. Ci sarebbe anche un terzo frammento, rivolto ai sopravvissuti del referendum (perso) del 2016. Sui social riappare l’ex ministro Roberto Speranza, che esulta: “Ma che bella giornata”. Dieci anni fa, l’allora esponente della minoranza dem fu in prima linea per il No contro la riforma del bicameralismo voluta da Matteo Renzi. E, insieme ad altri parlamentari del Pd, brindò alla sconfitta dell’arcinemico.
I due quartieri generali del campo largo, via di Campo Marzio e il Nazareno, assaporano la festa in arrivo. Il primo a muoversi è Giuseppe Conte, che prova un numero di “scuola”: dare la linea. Il leader del M5S si muove su due fronti: verso Giorgia Meloni, e verso Elly Schlein. Alla premier dice: “Al governo è arrivato un avviso di sfratto”. Alla partner del Pd: “Apriamo alle primarie a patto che non siano di partito”. C’è una concessione: “Schlein ha fatto un gran lavoro, dopo la stagione Letta il Pd era fissato sull’agenda Draghi. La segretaria ha già detto che lei alle primarie ci sarà ed è giusto che ci sia”. Poi altri paletti: “Il perimetro dell’alleanza progressista verrà definito rispetto ai programmi, alla politica estera, alla giustizia, alle politiche sul lavoro, alla sanità”. Un messaggio acuminato che l’avvocato di Volturara Appula dedica ai riformisti del Pd e al rivale di sempre, Matteo Renzi. Poi l’apostrofo rosa: “Gli italiani hanno creduto più a de Raho e Scarpinato che in Delmastro e Santanchè”. Poco prima era stato lo stesso leader di Italia Viva a tentare di ritrovare uno spazio di visibilità: “Per me si devono fare le primarie, spero si facciano presto”.
Dal campo del Sì parla Bobo Craxi: “È un’occasione persa. Parte della sinistra realizzerà con il tempo la necessità di separare le carriere dei magistrati”. Interviene anche il segretario del Partito Liberaldemocratico, Luigi Marattin: “Una parte importante dello schieramento politico, il centrosinistra, non sembra essere disposto in nessun caso a toccare la Costituzione, considerata più come una reliquia che come un testo scritto 80 anni fa”.
Nel frattempo al Nazareno comincia la festa. Deputati, senatori e dirigenti si ritrovano sulla terrazza del terzo piano, tra abbracci e sorrisi, in attesa della conferenza stampa della segretaria Elly Schlein. “Il popolo c’è. La narrazione che da tre anni fa il governo, il ‘va tutto benissimo’ non regge la realtà”, commenta il capogruppo al Senato Francesco Boccia. “Adesso per Meloni sarà più difficile cambiare la legge elettorale”, azzarda qualcun altro. Le luci si accendono per la “regina” di giornata, la segretaria che inizia morbida: “Il governo deve ascoltare il messaggio che è arrivato dalle urne. C’è già una maggioranza alternativa”. Tradotto: “Non chiederemo le dimissioni di Giorgia Meloni, la batteremo tra un anno”. Poi comincia il filo diretto con Giuseppe Conte: “Continuiamo a essere testardamente unitari, troveremo insieme le modalità per portare avanti questo lavoro, se le modalità saranno le primarie siamo disponibili”.
Sarà il canovaccio dei prossimi giorni: Schlein pensa di essersi conquistata la leadership con il referendum; l’ex presidente del Consiglio, che prima nicchiava sui gazebo, ora li chiede a gran voce e “senza apparati”. Un altro che festeggia è Maurizio Landini: il segretario della Cgil prima intona Bella Ciao, poi corre in piazza Barberini per celebrare il trionfo. Una vittoria di Pirro? La controprova tra un anno, l’esame definitivo.
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