Come in un vicolo cieco, gli sbocchi restano immaginari. L’ordine di marcia suonerebbe perentorio: “Parliamo dei contenuti, assolutamente non delle primarie”. Finisce esattamente al contrario: nel campo largo tutti parlano della prossima conta. C’è uno scioglilingua che gira insistentemente al Nazareno: “Niente panico, troveremo una sintesi”. Una chimera che riecheggia sempre più stanca in ogni dichiarazione. Nel frattempo, mentre sospetto e diffidenza dilagano ovunque, c’è chi procede senza esitazioni. Il trattore di Giuseppe Conte avanza lento ma costante, arando il terreno. Il suo obiettivo è chiaro: livellare le differenze, riscrivere il campo di gioco. In altre parole, fare in modo che il programma della coalizione coincida, di fatto, con quello del Movimento 5 Stelle. Eureka: abbiamo la sintesi.

Primarie campo largo, il rebus Ucraina

Il primo segnale arriva netto. A lanciarlo è Stefano Patuanelli, il colonnello più alto in grado di via Campo Marzio: “Credo che con noi al governo ci fermeremo con gli aiuti all’Ucraina”. Un diktat che cade come una lama sull’unica linea di confine rimasta a sinistra. È un messaggio diretto agli alleati: la direzione la decidiamo noi. E, sotto traccia, anche un avvertimento: il nostro elettorato segue noi, non altri. Senza convergenza, i voti potrebbero restare a casa. Dal Partito democratico, la replica arriva dalla minoranza riformista: tuonano in solitudine Filippo Sensi e Lorenzo Guerini. Dentro la Casa Madre, in realtà, la questione è più intricata di quanto appaia. Il sostegno a Kyiv, con l’arrivo di Elly Schlein, si è fatto molto più sfumato, senza mai venir meno. A tenerlo in piedi è anche la pressione dei socialisti europei. Tuttavia, una parte consistente del partito — soprattutto tra i più vicini alla segretaria — guarda sempre più verso le posizioni dei pentastellati. Per trovare un equilibrio, i dem dovranno abbandonare le barricate.

Primarie: turno unico, doppio? Nei gazebo oppure online?

L’ex presidente del Consiglio, intanto, non rallenta. Sposta il fronte dello scontro sul riarmo europeo e insiste: aumentare le spese militari della Nato significa togliere risorse alle famiglie. I pentastellati, d’altra parte, hanno già il traguardo: “In primavera tornerà la manifestazione ai Fori Imperiali”. Una piazza “pacifista” destinata, questa volta, a diventare il cuore simbolico dell’intero campo largo. E poi, sotto traccia, appare il nodo più spinoso, quello che nelle prossime settimane diventerà il più dirompente: come organizziamo le primarie? Turno unico o doppio, apertissime o vigilate, nei gazebo oppure online? Gli sherpa del M5S hanno già in mente il loro schema: un turno unico, aperto a tutti, tra gazebo e piattaforme online. Più candidati, più frammentazione, più possibilità di emergere per il proprio leader. Il senso è chiaro: “Tutti contro la testimonial del Pd”. I dem, invece, provano a fissare la loro linea Maginot: puntiamo al doppio turno. Ovvero: prima lasciamo sfogare i candidati bonsai, poi spazio al duello finale, inevitabile, tra Schlein e Conte. La logica è ribaltata: tutti contro l’avvocato di Volturara Appula.

Sondaggi pro Conte

Nell’aria resta la paura. Il Nazareno, che le primarie all’italiana le ha inventate, ha il timore di essere infilzato da un’apertura indistinta delle urne. D’altra parte, successe anche nel 2023: alla consultazione che elesse Elly Schlein partecipò un numero considerevole di elettori estranei al Pd. Insomma: chi di spada ferisce, di spada perisce. I sondaggi, che da mesi assegnano la vittoria a Giuseppe Conte come leader della coalizione, inevitabilmente hanno il loro peso. L’ultimo, commissionato da Porta a Porta, vede il leader 5 Stelle al 43% e la segretaria dem ferma al 37%.

La sfidante cerca di reagire all’offensiva, stringendo l’alleanza con la Cgil di Maurizio Landini, che sembra propenso ad ascoltarla, pur senza aver ancora preso impegni definitivi. Sullo sfondo si muovono anche i più piccoli: “Mettiamo in campo la Margherita”, o meglio, un listone unico dei moderati. Una preparazione a più mani: Matteo Renzi, Alessandro Onorato, Ernesto Maria Ruffini, Vincenzo Spadafora. Da fuori guardano con attenzione Goffredo Bettini e Dario Franceschini. I nomi più gettonati per fare atto di presenza ai gazebo sono due: il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e l’ex capo della Polizia Franco Gabrielli. Si scalda anche il fiscalista Ruffini, che ha una gran voglia di scendere in campo. Oltre alla baraonda, l’euforia: la vittoria referendaria, agli occhi del campo largo, è l’antipasto; dopo ci tocca Palazzo Chigi. 1994 reload: il nuovo prototipo di macchina da guerra.