Azienda pubblica in scacco
Quelle chat tra Ranucci e Boccia e le decisioni che la Rai non prende
Fine stagione per Report, non per la stagione dei veleni. Le inchieste di Sigfrido Ranucci si sono incistate sulle chat di Maria Rosaria Boccia, a processo per stalking e lesioni nei confronti di Gennaro Sangiuliano. Boccia torna al centro di uno scontro durissimo tra Massimo Giletti e il conduttore di Report. Giletti ha mostrato le chat tra Ranucci e Boccia: vi si legge l’attacco alle «lobby gay di destra». Una serie di confidenze in cui i due si lasciano andare. Boccia scrive a Ranucci: «Ho visto Cerno all’Aria che tira… è davvero scandaloso». Il conduttore di Report la avvisa: «Quello è un altro del giro… giro gay, pericolosissimo».
Le decisioni che mancano
Il conduttore di Report aveva dichiarato che le chat erano state «tagliate» ma Giletti ha rilanciato. Ieri su Facebook Ranucci è tornato sulla vicenda, aggiungendo graffi e nuove accuse. Una girandola di polemiche e di veleni che ben dipingono il quadro della Rai di oggi. Accusata di essere diventata TeleMeloni e mai tanto distante dall’esserlo veramente. Incapace di prendere decisioni coraggiose – quella di tagliare qualche testa e qualche format, per esempio – e di assumere una linea editoriale netta. Chi ha vinto le elezioni, perdurante la lottizzazione notoria – e formale – della Rai, dovrebbe procedere di conseguenza. E invece no. Paralizzata nel management come mai era successo nella storia, la Rai appare immobile, marmorizzata. Incapace di trovare i volti nuovi e le voci forti che una stagione di ricambio politico come questa richiederebbe. A parti invertite, sarebbe lo stesso? No di certo.
Azienda pubblica in scacco
Ed è sin troppo evidente come dietro alla Rai di marmo ci sia una regìa, visto che i Cinque Stelle, con Barbara Floridia alla presidenza della Commissione di Vigilanza Rai, tengono in scacco l’azienda televisiva pubblica. E come ogni volta pressioni sindacali interne si manifestino ora contro Paolo Corsini, ora contro Paolo Petrecca. In un combinato disposto letale: la capacità del centrosinistra di bloccare la nomina del Presidente fa da corollario alla timidezza con cui il centrodestra arretra rispetto agli spazi disponibili. E se Report fa più o meno bene il suo lavoro di megafono ideologico del No ai referendum, il problema del centrodestra è che esita troppo a mettere in piedi un contraltare. Un format capace di fare inchieste a tutto campo, e dunque anche nel campo avverso, per esempio. La fangata di Report su Tommaso Cerno, schizzata insieme a quella sui referendum, è tutta ideologica. La risposta, tanto per cambiare, è esitante. Incerta.
Governare anche la Rai
Il direttore de Il Giornale è in predicato di condurre una striscia quotidiana in Rai. Uno spazio temuto, si direbbe. Gradito alla maggioranza e certamente osteggiato dall’opposizione. Con argomenti improbabili e metodi, come si vede dal fraseggio tra Ranucci e Boccia, irricevibili. Nessuno guarda alla storia della Rai? Nessuno ricorda, solo per citare due casi, le trasmissioni condotte da Michele Santoro, origine di tutti i populismi, e poi da Lilli Gruber, premiata nel 2004 da Prodi con un seggio a Bruxelles? Chi ha vinto le elezioni e governa, governi anche la Rai, se ne è capace. Decida, recida e incida. Chi detiene il potere della Vigilanza smetta di farne l’oggetto di un’appropriazione privata e consenta a viale Mazzini di avere finalmente una guida chiara. Solo così la Rai potrà tornare a essere la Casa degli italiani.
© Riproduzione riservata







