Ambrogio
Referendum, il Sì della Milano di sinistra e riformista
PER LIBERARE I MAGISTRATI DALLE CORRENTI
Gianmarco Brenelli, avvocato e presidente Comitato GiustiziaSì
Termina una campagna inaugurata dall’ANM contro la politica come categoria nefasta che attenta ad un potere Buono per definizione e dunque indiscutibile. L’ormai trita cantilena circa il contesto da privilegiarsi rispetto al testo contrasta con la Costituzione che assoggetta il Giudice al testo. Il SI sta dalla parte dei 7500 magistrati regolati ferreamente nelle proprie carriere dai 2000 delle correnti. La Riforma contrasta l’unitarietà voluta nel 1941 dal Fascismo e conclude il percorso del processo liberale, da Vassalli e dell’art. 111 della Costituzione, come delineato dai Costituenti con la 7^ disposizione transitoria. Già allora, l’Ordinamento fascista era definito provvisorio, nel 1947: “fino a quanto non sia emanata la nuova legge sull’ordinamento giudiziario in conformità con la Costituzione continuano ad osservarsi le norme dell’Ordinamento vigente”. Da allora sono passati 79 anni, e ora ANM proclama il fisso immagine sul passato non disdegnando di assoldare comici, cantanti e divulgatori per il falso sul testo. La nuova legge rafforza il Giudice, oggi sovrastato dalla sovraesposizione mediatica e dalla pubblicazione degli atti dell’indagine da parte del PM e non più giudicato da quest’ultimo nello stesso CSM.
SENZA DUBBI, DA SINISTRA
Pietro Bussolati, consigliere regionale Pd
La tutela dell’imputato in un processo penale è uno dei pilastri dei diritti umani. Una sinistra che vuole lottare per i diritti civili non dovrebbe avere dubbi nel sostenere una riforma che chiarisce la terzietà del giudice nel processo penale. È una battaglia per i diritti civili e infatti è nel codice genetico dei progressisti e riformisti. Questa non è la più bella riforma possibile, però un passo avanti concreto, una opportunità da non sprecare, la possibilità di fare un passo avanti e rendere la magistratura più libera e forte. Da martedì si lotterà per cambiare il Governo di questo Paese, ma in questo Referendum si lotta per i diritti dei cittadini e per far fare un passo in avanti all’Italia.
NEL SEGNO DEL GARANTISMO PENALE
Grazia Callipari, dottoranda di ricerca in diritto costituzionale -comitato progressisti per il Sì
Il Referendum costituzionale rappresenta una grande occasione per realizzare in Italia la separazione delle carriere e completare il processo accusatorio. Già nel 1919 Giacomo Matteotti scriveva che il pubblico ministero è parte, poi nel 1988, dopo tanti tentativi, si è adottato il Codice di procedura penale Pisapia Vassalli d’ispirazione accusatoria, e ancora, 1999, riforma dell’articolo 111 della Costituzione, con cui si sono cristallizzati nella Carta i principi del Giusto processo. Oggi, votando sì, possiamo finalmente concludere un ciclo di riforme nel segno del garantismo penale, avvicinando l’Italia alle democrazie europee. Sarebbe veramente un peccato perdere questa opportunità…
UNA STORICA BATTAGLIA PROGRESSISTA
Marilisa D’Amico, docente di diritto costituzionale
Il Referendum costituzionale del 22 e 23 marzo non prevede un quorum, quindi è fondamentale andare a votare. La Riforma non limita l’indipendenza della magistratura, ma anzi la rafforza soprattutto per il pubblico ministero, le cui garanzie oggi sono rinviate alla legge. La composizione dei due CSM resta a maggioranza di magistrati, con a capo il Presidente della Repubblica. La separazione delle carriere, una battaglia storica dell’ala progressista, rende sostanziale la terzietà del giudice. Il sorteggio consolida le garanzie dei singoli magistrati e potrà rappresentare, nella sua attuazione, uno strumento utile a ottenere la parità di genere negli organi e ruoli apicali della magistratura.
UNA GARANZIA LIBERALE
Patrizia De Grazia, radicali italiani
Questa frase, nelle sue varie versioni, tappezza le nostre città. Tradotto: chi vota Sì è nemico della Costituzione. Poche parole efficaci che non informano, ma che sono indispensabili per alimentare la potente macchina della paura. Un cittadino informato non serve: un cittadino spaventato sì. Parte dunque una narrazione magistralmente costruita: la Costituzione è sotto attacco e bisogna difenderla. Eppure questa riforma di sovversivo non ha nulla: darà al cittadino la garanzia di trovarsi di fronte a un giudice davvero terzo e libererà la magistratura dalle logiche correntizie che troppo spesso prevalgono sul merito. C’è forse qualcosa di illiberale in questo?
PER IL DIRITTO AD UN PROCESSO GIUSTO
Paola De Pascalis, Azione – presidente consiglio municipio VIII
Votare SI è atto di coerenza per chi crede nella Costituzione come spazio dei diritti e delle libertà nella realtà civica e sociale. La riforma ha storia decennale e padri illustri, riferimenti sovranazionali e solide basi giuridiche. Rafforza il diritto a un processo giusto, dinnanzi a un arbitro senza la casacca dell’accusatore, libero di decidere nel solo rispetto della legge, responsabile delle proprie azioni, ma senza invasioni di altri poteri. La riforma non è contro i magistrati, molti di loro la sostengono. Scardinando logiche correntizie, ne esalterà l’autorevolezza e il merito. La contingenza politica è accidentale, non può rivestire alcun ruolo nel giudizio sulla riforma, salvo, sì, ricordare a parte della sinistra di aver smarrito identità e percorso.
SÌ, LIBERALE, RADICALE, RIFORMISTA
Benedetto Della Vedova, parlamentare Più Europa
La scelta su un referendum dipende da cosa consideriamo decisivo: il merito, il significato politico, gli effetti dell’esito. Sul merito non ho dubbi: la piena terzietà del giudice è un principio essenziale, non un tecnicismo. Né credo che la volontà di colpire il governo giustifichi la bocciatura della riforma: ogni volta che prevalgono logiche corporative, oggi quelle di parte della magistratura, spesso ammantate da allarmi democratici, il Paese si condanna all’irriformabilità. È già accaduto lavoro, pensioni, scuola, servizi pubblici e anche sulla Costituzione. Non rinunciamo a un progresso civile nell’interesse generale per un obiettivo politico contingente. Votiamo un Sì liberale, radicale e riformista: è anche con questi voti che poi batteremo Meloni.
UNA SCELTA DI BUON SENSO
Ilaria Li Vigni avvocata, presidente Comitato Avvocatura garantista Cittadini per il Sì
La separazione delle carriere è il rafforzamento dell’equilibrio democratico, una riforma che ci allinea alle altre democrazie liberali, fondate su un processo accusatorio. Il pubblico ministero non viene assoggettato alla politica e non perde la propria cultura giurisdizionale ma viene collocato nel suo ruolo naturale, distinto da quello del giudice, come accade in tutti gli ordinamenti liberali maturi. Separare le carriere significa modernizzare il sistema, chiarire le funzioni, rafforzare le garanzie. Separare le carriere rafforza l’imparzialità, rende il sistema più giusto e garantisce i diritti dei cittadini. È una riforma di equilibrio, per le libertà del cittadino. Votare SI è una scelta di buon senso, non un’ideologia.
SI EQUILIBRANO ACCUSA E GIUDICANTE
Erminio Quartiani, Libertà Eguale
Voto Sì perché mi reputo un partigiano dello Stato di diritto e delle democrazie liberali dalle quali origina la buona giustizia. Anche su questo terreno resto testardamente migliorista. Con il SI non nasce uno sconquasso tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario, ma si riequilibrano i rapporti tra accusa e giudicante, a garanzia del cittadino, cui il costituente, spesso citato a sproposito, teneva non poco. E’ compito della sinistra portare al superamento del rito inquisitorio di marca fascista. Quando anche la destra se ne convince, sarebbe conservatorismo mantenere ciò che rimane di quel regime e ne risentirebbe in negativo il futuro programma dei progressisti alternativo al centrodestra.
IL SÌ È UNA BATTAGLIA DI SINSTRA
Gianmaria Radice, consigliere comunale Italia Viva
Voterò SI perché sono di sinistra. Da almeno 30 anni la separazione delle carriere è una battaglia della sinistra. Dai tempi della bicamerale di d’Alema, passando per l’Ulivo, per Prodi, per Renzi, per Orlando, per Martina, per Letta è sempre stato nei programmi di governo e dei partiti. Il PD ora ha deciso di cancellare una sua battaglia storica per trasformare questo referendum in un Pro o Contro Meloni. Fissare la terzietà del giudice in modo netto e senza equivoci per tramite della separazione delle carriere, con PM e Difesa sullo stesso piano garantisce tutti i cittadini. La magistratura resterà autonoma e indipendente in Costituzione e se qualcuno dice il contrario è ignorante o mente sapendo di mentire.
UN PROGETTO RIFORMISTA
Federico Riboldi, segretario della camera penale di Milano
In una stagione segnata da venti di conservazione e pulsioni autoritarie, il Sì al referendum rappresenta un’occasione di rilancio del progetto riformista. L’esercizio del potere punitivo, il più terribile, per dirla con Sciascia, tra quelli assegnati allo Stato, richiede una solida cornice di garanzie, equilibri processuali, efficienti strumenti di valutazione e responsabilizzazione della magistratura. Il testo della riforma, mondato da letture mistificatorie, va in questa direzione. La separazione delle carriere, battaglia storica dell’avvocatura e del garantismo, completa il percorso di democratizzazione della giurisdizione e rende effettiva – in un processo di parti che siano in reale condizione di parità – la terzietà del giudice sancita dall’art. 111 Cost. Allo stesso tempo, immutate – anzi ribadite e rafforzate nel nuovo art. 104 Cost. – le garanzie d’indipendenza e autonomia della magistratura, il riassetto del CSM e della giurisdizione disciplinare, liberi dai condizionamenti correntizi, restituirà autorevolezza ed efficienza alla funzione giurisdizionale. Chi, quotidianamente, è impegnato nella difesa dei diritti e delle garanzie, senza sconti rispetto alle politiche securitarie ma anche senza affidarsi alla retorica del potere buono, sa che questa è un’occasione da non perdere.
UN SÌ, COME DONNA DI SINISTRA
Marta Tamborini, dottoranda di ricerca in diritto costituzionale – comitato progressisti per il Sì
Voto sì come donna, riformista e di sinistra, perché una riforma costituzionale va valutata nel merito, non per appartenenza politica. Ho esaminato questa proposta e mi sono convinta che possa essere un passo verso una giustizia più equa. Ritengo la separazione delle carriere un principio rilevante, che merita spazio nel nostro ordinamento, anche alla luce della mia esperienza francese. Non è un voto sul governo, ma sulla qualità dei cambiamenti istituzionali proposti. Inoltre, ritengo, che il sostegno di una parte autorevole della sinistra possa favorire, nell’attuazione, un maggiore equilibrio nel rispetto dei principi costituzionali. Ciò richiede vigilanza nel disegno delle norme attuative e un confronto parlamentare aperto, per rafforzare l’indipendenza della magistratura.
© Riproduzione riservata







