Il leader leghista apprezzato dal Cremlino
Salvini esalta Putin, le sue parole piacciono a Maria Zakharova: il paragone tra Hitler e Napoleone e i leader europei di oggi
Riunione del gruppo Pd Camera in mattinata: confronto tra due linee sull’Ucraina, distanza da quella M5S. Dopo l’intervento della premier, a Palazzo Grazioli l’incontro Libertà di Occhiuto con l’ex dem Esposito
Vertice di Doha, falsa partenza. I veti incrociati, soprattutto tra Israele e Turchia, hanno bloccato il primo capitolo dell’incontro a 27. Quello sulla forza di interposizione che potrebbe vedere anche Italia, Francia e Germania tra i primi contingenti impiegati tra Rafah e il disarmo di Hamas a Gaza. La presenza degli italiani nei territori della Striscia di Gaza è confermata a mezza bocca, in assenza di un accordo quadro e di regole di ingaggio certe. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha parlato più volte dell’invio di Carabinieri ma anche di altri corpi scelti. E proprio Il Riformista ha incontrato in un grand hotel di Tel Aviv una delegazione di militari italiani in uniforme mentre si preparavano ad unirsi a una riunione di aggiornamento sul campo.
Sul Medio Oriente il governo ha giocato alla democristiana: amico di Israele per un verso, dialogico con l’ANP di Abu Mazen dall’altro. Amico di Trump, aperto alla Turchia. Ben disposto verso l’Egitto, ancor meglio verso il Qatar. E proprio nella capitale qatariota il mancato decollo del vertice ha suggerito a Giorgia Meloni un atteggiamento defilato. Nessun annuncio formale. Sul suo Twitter, nessun riferimento a Doha. Come non ci fosse mai stata.
Oggi sarà alla Camera per riferire sul prossimo Consiglio europeo, che si terrà giovedì e venerdì. Può consolarsi con un’opposizione che le rende, come sempre, le cose facili. La disposizione del centrosinistra rimane quella vista in altre occasioni simili: cinque mozioni, una per ogni partito di opposizione. Sul tavolo ci sono gli aiuti all’Ucraina, compresa la possibilità di utilizzare gli asset russi congelati.
I parlamentari del Pd si vedranno questa mattina, alle 8.45 nella sala Berlinguer della Camera, per fare il punto e decidere la strategia da adottare in Aula. Al momento sembra delinearsi lo stesso scenario visto nei mesi scorsi, con i cinque partiti di opposizione – Pd, M5s, Avs, Iv, Più Europa e Azione – che presentano e votano le proprie mozioni, riservandosi di votare parti delle mozioni degli alleati considerate condivisibili e votando contro quelle della maggioranza.
Le distanze fra dem e Movimento 5 Stelle sembrano al momento congelate. Il presidente Giuseppe Conte, durante un punto stampa a Campo Marzio, ha ribadito la sua linea sul riarmo: «Dobbiamo investire sulla sanità, ridurre davvero queste liste, dobbiamo prendere i soldi dove li stiamo buttando: in decreti addirittura urgenti dove investiamo miliardi per il riarmo, prendiamoli dai giganti del web. Servono sulla sanità e anche per restituire il potere d’acquisto ai cittadini italiani». Parole che confermano lo scetticismo dei Cinque Stelle rispetto all’invio di nuovi aiuti per armamenti a Kyiv. Per quanto riguarda la linea del Pd, la segretaria sottolinea che «sugli aiuti all’Ucraina posso solo confermare che la nostra posizione è stata sempre netta e chiara», spiega Elly Schlein. «Abbiamo sempre supportato un popolo ingiustamente invaso e crediamo che non si possa fare un tavolo negoziale senza il popolo che ha subito questa invasione criminale. Accanto ci deve essere l’Unione europea, a cui abbiamo chiesto uno sforzo diplomatico e politico per contribuire a una pace giusta, perché questa non può essere delegata alle telefonate bilaterali tra Putin e Trump», aggiunge la leader dem.
I riformisti dem premono per una posizione di netto sostegno al governo di Kyiv, incluso l’utilizzo degli asset russi. Giorgio Gori, fra i più attivi sostenitori della linea di supporto «senza se e senza ma» all’Ucraina, spiega: «Il Consiglio europeo di giovedì sarà decisivo per la sicurezza e il ruolo dell’Europa nel mondo. La scelta più importante riguarda i beni russi congelati (210 miliardi) da usare come garanzia per un prestito all’Ucraina, fondamentale per assicurarne la resistenza nei prossimi due anni».
Oggi mentre Meloni riferirà in aula, un ex dem sarà tra gli ospiti d’onore dell’happening che tiene Forza Italia con il fiato sospeso: l’ex senatore Stefano Esposito sarà tra gli speaker dell’evento con cui Roberto Occhiuto lancerà «alcuni spunti», come dice egli stesso al Riformista, «per arricchire il dibattito». Non poteva mancare però la polemica del giorno. La portavoce russa loda Matteo Salvini nel momento in cui l’accreditamento russo suona come una lettera scarlatta. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, si è complimentata con il ministro delle Infrastrutture e vicepremier Matteo Salvini, definendo «corretto il paragone» che ha fatto tra Hitler e Napoleone, che non riuscirono a mettere in ginocchio Mosca, e i leader europei moderni.
Su Telegram, Zakharova ha scritto che «è indiscutibile la conclusione» a cui è arrivato Salvini. La diplomatica russa ha quindi richiamato l’attenzione sulle parole del leader leghista, che ha detto che è improbabile che l’Alto rappresentante della politica estera dell’Ue Kaja Kallas, il presidente francese Emmanuel Macron, il primo ministro britannico Keir Starmer e il cancelliere tedesco Friedrich Merz riescano a mettere in ginocchio Mosca, se Hitler e Napoleone non ci sono riusciti.
Non potevano mancare le prese di posizione anche forti. Quella di Carlo Calenda, per primo. «La sintonia tra Salvini e gli esponenti russi non è una novità e conferma quello che sappiamo e cioè che Salvini è un alleato di Putin. Lo è il suo partito, lo è lui, e non si capisce come questo non preoccupi la presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri», scrive sui social il leader di Azione.
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