Il 20 novembre viene celebrata in tutto il mondo la Giornata  Internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Fu proprio in questa data infatti, nel lontano inverno del 1923, che venne approvata, dall’Assemblea Generale della Nazioni Unite, la Dichiarazione Universale dei Diritti del fanciullo. Save the Children ha recentemente lanciato un allarme, tracciando un quadro nefasto dell’impatto della pandemia di coronavirus sui diritti dei minori e sull’aumento delle disuguaglianze tra i bambini delle diverse zone del globo. Il 90% degli studenti del pianeta ha visto chiudere inoltre le porte della propria scuola, laddove si stima che un giovane su tre non abbia ancora accesso al digitale, e che ben 10 milioni di minorenni siano esposti al rischio di dispersione scolastica, il rischio di abbandonare  per sempre zaino e banchetto.

Abbiamo intervistato 5 giovani studenti napoletani che frequentano rispettivamente scuole di diverso ordine e grado, per chiedere, non senza concessioni alla leggerezza, il loro punto di vista sulla Didattica a Distanza, croce e delizia di un sistema scolastico costretto ad aggiornarsi di giorno in giorno, a fronte di scelte politiche spesso non chiare o contraddittorie, che hanno portato all’assurda conseguenza di un paese di regioni “gialle” con le scuole chiuse e regioni “rosse” con alcuni gradi di istruzione garantiti in presenza.

Le risposte dei nostri giovani intervistati rivelano opinioni discordanti, tanto sul funzionamento attuale della Dad, quanto sulla possibilità di estendere alcune forme di didattica in remoto anche dopo che l’emergenza pandemica- finalmente! – sarà terminata. Su due temi, tuttavia, i nostri giovani scolari sembrano essere complessivamente d’accordo: la necessità di aggiornare e di rendere disponibili a tutti le tecnologie informatiche e quelle relative alla connettività, e la constatazione di quanto le video-lezioni possano talvolta regalare momenti di sana ilarità e divertimento.

LE NOSTRE DOMANDE

FUNZIONA LA DIDATTICA A DISTANZA?

“Funziona così e così, perché ogni tanto si blocca la linea e non sento”. La piccola Michelle frequenta la seconda elementare e centra subito il problema: per chi ha una connessione non sufficientemente potente la didattica a distanza diventa una corsa ad ostacoli fatta di fraintendimenti, ritardi e snervanti ripetizioni. Anche per Andrea, che invece frequenta la seconda media, lo schermo che si blocca e non fa capire è un bel problema, ma anche per quanto riguarda i compiti e le interrogazioni spesso le comunicazioni non aiutano, mentre la presenza fisica favorisce un “approfondimento migliore dei programmi” , come saggiamente sottolinea Giuseppe, terza media.

Passando la parola agli studenti delle superiori, scopriamo altri aspetti problematici di una scuola che punta le videocamere ininterrottamente addosso: “essendo molto rigidi sul fattore della visibilità, la Dad ti costringe a stare sempre attento, perché sei sempre osservato, mentre a scuola c’era la possibilità di ritagliarsi momenti di distensione”, fa notare, Antonio, che attualmente  frequenta il terzo anno di scuole superiori. Sull’obbligo di tenere sempre accesa la webcam, il fattore delle disparità economiche tra le famiglie si fa sentire, conclude Luca, ultimo anno di superiori: “Alcuni studenti non hanno la possibilità di permettersi un computer o sono costretti a spegnere la videocamera perché magari condividono spazi o tecnologie con altre persone”.

E’ PIU’ FACILE COPIARE CON LA DAD?

Sono lontani i tempi in cui per farla franca si usavano la carta copiativa o striminziti foglietti nascosti in ogni dove. Con gli smartphone e un mondo interamente connesso, copiare e trovare suggerimenti è diventato ancor di più un gioco da ragazzi. Ma i ragazzi che abbiamo incontrato cosa ne pensano? I più piccoli teneramente sghignazzano, come rapiti da un piccolo inconfessabile senso di colpa. Antonio è già alle superiori e affronta il problema al di là dell’esperienza personale: “Quelli che sono avvantaggiati dalla Dad per quanto riguarda la possibilità di copiare o imbrogliare sono quelli che non vanno bene nemmeno in presenza. Per loro, con un po’ di attenzione, è facile trovare il modo di servirsi di una cuffietta o di un messaggio whatsapp per scamparsela senza essere beccati”. La piccola Michelle, invece, ci confessa con  innocente puntiglio di non trattenersi dal fare la spia alla maestra nel caso si accorga di qualche furbetto in azione.

MOMENTI BUFFI O DIVERTENTI DURANTE LA DAD?

Nell’era dell’esibizionismo social lasciamo continuamente le nostre vite in pasto a milioni di sguardi, in cerca di consenso, approvazione o per puro divertimento. Divertimento che la didattica a distanza garantisce, per via di piccoli o grandi incidenti che scaturiscono da problemi tecnici, ma anche grazie alla creatività degli studenti. Andrea sorride ripensando alle innumerevoli volte in cui la sua insegnante inizia la lezione convinta di avere acceso il microfono, e al tempo che ci vuole per farle capire, sbandierando le braccia, che qualcosa non va. La classe di Giuseppe, invece, un giorno è apparsa all’insegnante in una veste insolita e spettrale: tutti gli studenti erano infatti vestiti da fantasma. Gli aneddoti che ci arrivano dal mondo delle superiori invece, assumono tinte d’imbarazzo: “succede spesso che qualcuno lasci microfono o video acceso mentre giungono suoni o immagini sconvenienti provenienti dall’ambiente domestico”, ricorda Antonio, mentre Luca ha rilanciato una moda partita dai social, convincendo tutta la sua classe a mettere davanti alla Webcam un pupazzo che apparisse al posto del loro volto: “La Prof in quel caso era d’accordo, e alla fine scattammo uno Screenshot con tutte le immagini dei pupazzi messi al nostro posto”.

MEGLIO LA DAD O LA SCUOLA NORMALE?

Quando chiediamo un giudizio complessivo sulla Dad e più in generale se preferiscono la scuola a distanza o quella in classe, il fronte dei nostri studenti si spacca, mostrando notevoli differenze a seconda dell’età e del corrispettivo grado di istruzione. Se per  Michelle, Andrea e Giuseppe la scuola in presenza è decisamente da preferirsi, facilitando il contatto con i compagni e limitando il disturbo alla concentrazione causato dalla presenza in casa dei parenti, per Antonio i due tipi di didattica si possono integrare e ripensare anche per il futuro post-pandemia. Luca, infine, è più tradizionalista, e ci saluta donandoci un avvertimento sui pericoli di una didattica e, più in generale, di una vita interamente virtuale: “A scuola sei vivo, in classe c’è la vita reale, mentre lo schermo ci ricorda sempre di partecipare a qualcosa di virtuale. Dietro uno schermo spesso non si prendono le cose sul serio. Sotto sotto, credo lo pensino un po’ tutti, non solo gli studenti”.