Abbiamo pubblicato sul sito del Riformista un video inedito che ha realizzato in poche ore decine di migliaia di visualizzazioni. È uno dei video sul metodo Report dei quali siamo entrati in possesso. Un video epocale. Vi si può trovare, nella sintesi di pochi minuti, una sorta di confessione involontaria, una dichiarazione spontanea. Ranucci parla in prima persona, spiega a due persone che gli si presentano come freelance. Ecco come il conduttore stesso parla dell’acquisizione dei materiali che mette in onda, in un filmato di indubitabile valore documentale: è Ranucci a parlare in prima persona, non sapendo di essere ripreso, di servizi confezionati con l’infingimento di plichi anonimi che in realtà si spedisce da solo, a seguito di trattative in barba all’etica, tra iperbolici giri di denaro Rai e fatture fittizie per coprire le operazioni più opache.

Il tutto condito, avvolto, rassicurato da una “cassa comune” con qualche potente amico nei servizi segreti. Quello che segue è il primo dei video in nostro possesso. Siamo certi – per aver consultato e verificato tutte le fonti del caso – che si tratti di clip originali. E assolutamente inedite. Sono state girate nel 2014 e rivelano una condotta sulla quale chiunque, guardandoli, può farsi un’opinione. Ranucci prova a discolparsi parlando di “audio manipolati”, di una “vecchia bufala”. Dobbiamo smentirlo. Anche perché abbiamo visto le carte, tornando a far parlare coloro i quali per primi hanno visionato il materiale audiovideo: ci hanno confermato che quanto si vede e si sente corrisponde al contenuto iniziale. Ricostruiamo l’antefatto che sta a monte: siamo nel 2014.

Ranucci vuole realizzare un’inchiesta di Report su un presunto festino a cui avrebbe preso parte l’allora sindaco di Verona, Flavio Tosi. Un imprenditore veneto di servizi televisivi che produce tra l’altro anche per la Rai, Sergio Borsato, si offre – non senza avvisare l’amico Tosi – per far credere a Ranucci di avere in mano questo famoso video hard sul primo cittadino veronese. Si incontrano a Roma. Borsato registra la trattativa fatta al ristorante, nella quale Ranucci spiega il suo metodo di disinvolta acquisizione del materiale “giornalistico” al di fuori di ogni protocollo Rai. Nelle more della querelle tra il sindaco scaligero e il conduttore di Report, Tosi denuncia Ranucci per diffamazione, ma il giudice lo assolve. Tosi viene a sua volta assolto dall’accusa di calunnia mossagli da Ranucci. Ma viene condannato per diffamazione, non in merito ai video che ha riportato il Riformista, bensì in merito all’accusa, sollevata verso Ranucci, di aver costruito dossier diffamatori contro di lui.

I video “rubati” al ristorante, realizzati da Borsato con una telecamera nascosta di cui Ranucci non si accorge, lambiscono solo marginalmente il procedimento. Qualcuno dice che i video sarebbero stati manipolati. La nostra fonte ci assicura che non ci fu alcuna manipolazione, nonostante la perizia sostenga che vi siano state “tre interruzioni nell’audio”, come se fosse stato tagliato. L’avvocato Antonio Mezzomo, che ha difeso Borsato riportandone l’assoluzione in Appello, segue con indignazione la coda di dichiarazioni infondate che la rete, aizzata dai protagonisti di questa vicenda, riversa sul suo assistito. Legge un articolo su Open di Mentana “Si fa molta confusione, vedo un articolo ricco di inesattezze, da querela”. E ribadisce al Riformista: «Nessuna sentenza dice che quel video è stato manipolato». E si dice pronto a citare in giudizio chi dovesse sostenere che c’è una condanna passata in giudicato: «La sentenza di assoluzione ex art. 530 c.o.p perché il fatto non costituisce reato in primo grado dovrebbe far fede, anche per la stampa. È un principio di deontologia professionale cui i giornalisti dovrebbero attenersi», ci dice.

E torna su Twitter dove prende nota delle dichiarazioni – ora scomposte, ora false, comunque inesatte – che vede cadere addosso a Borsato e Tosi. Andando a vedere il contenuto della perizia, ci sarebbero stati tre tagli nell’audio. Niente di più. E niente che infici la gravità di quello che comunque si vede e si sente benissimo, senza possibili dubbi. Di fronte ai video pubblicati, materialmente come potevano fare tagli a un discorso che procede – anche analizzando un frame di pochi secondi- spedito? Ai fini dell’analisi di quel che si scopre essere avvenuto nel ristorante dove Ranucci è stato filmato, l’antefatto rileva fin lì: il focus, il tema da cui non distogliere lo sguardo è quello che si evince dal contenuto inequivocabile di questi video, che parlano da soli.

Viene esplicitato per la prima volta, con le parole, la voce, il volto di Ranucci, il suo metodo. Chiediamo: quello che gli sentiamo dire indica un modus operandi normale per la Rai? È compatibile con il servizio pubblico questa modalità di acquisire materiali e produrre servizi televisivi pagando e comprando filmati alle spalle del malcapitato politico di turno? Non siamo i soli a porci il problema. La Direzione Internal Audit della Rai, proprio nelle more delle rivelazioni del Riformista, ha notificato alla presidenza della commissione di Vigilanza Rai l’avvio dell’istruttoria interna su Sigfrido Ranucci. Numerosi i deputati che chiedono di acquisire e discutere le clip che pubblichiamo nel contesto formale dell’audit.

Michele Anzaldi, deputato Italia Viva e segretario della Commissione di Vigilanza Rai, lo chiede a gran voce: «Il filmato per come si vede sul sito del Riformista è effettivamente impressionante, senza entrare nel merito della questione della presunta manipolazione denunciata dal conduttore. Per come si vede dal filmato, Ranucci quelle frasi delicatissime sul tema fatturazione e altro sembra davvero averle pronunciate. È urgente, quindi, che venga fatta chiarezza. L’Ad Carlo Fuortes chieda subito all’Audit di includere anche questo video nell’istruttoria sul conduttore, appena aperta a seguito dei messaggi resi pubblici dal deputato Ruggieri». Intervistato da AdnKronos, il deputato ha aggiunto: «È doveroso che la Rai se ne occupi immediatamente, per fare piena luce, perché il rischio è che ad occuparsene sia altrimenti la Corte dei Conti, che vigila sulla Rai con un magistrato appositamente delegato». Si muove anche il Pd. «L’audit deciso dalla Rai sugli inconsueti messaggi di Ranucci – dice il senatore dem Andrea Marcucci – e sull’inchiesta del quotidiano il Riformista è la sede giusta in cui il giornalista di Report potrà spiegare dettagliatamente la sua posizione e le sue particolari iniziative».

Si fa sentire anche Luciano Nobili: «Il video pubblicato dal Riformista è semplicemente inquietante e chiarisce una volta per tutte i contorni del vergognoso metodo Ranucci che denunciamo da mesi. Dal video emergono finte lettere anonime in realtà fatte spedire dallo stesso Ranucci, video sporchi acquistati da fonti di dubbia provenienza poi occultate mentendo ai telespettatori, servizi costruiti a tesi per colpire e intimidire il politico di turno e, come se non bastasse, pagamenti fittizi per ingannare la Rai e comprare coi soldi dei cittadini quello che non poteva essere acquistato, spacciato poi per lavoro di inchiesta. Un vero schifo. Pagato dagli italiani. Il metodo Ranucci è il contrario del giornalismo ed è indegno del servizio pubblico. Mi appello a Fuortes e alla Rai: non possono continuare a tacere», conclude.

Anche l’opposizione, con Fratelli d’Italia, si fa portavoce della stessa richiesta: «Siamo stati i primi a chiedere immediata convocazione di Ranucci in vigilanza perché possa dare la sua versione e appunto dimostrare la differenza sostanziale con il suo metodo Report di giornalismo a tesi senza antitesi». Della vicenda si parlerà a lungo, non è che un inizio.

Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.