Spritz
Social vietati ai minori, la partita si gioca sull’identità
Il punto tecnico su cui la proposta veneta può reggere o cadere è uno solo: come si accerta l’età di chi si iscrive. Il testo Stefani sceglie l’identificazione certa, documento d’identità o codice fiscale, e vi affianca il divieto di pseudonimi, con l’obbligo per i fornitori di accertare l’identità di chi ha creato un profilo. Il presidente ha ammesso che aggirare il controllo resterà possibile, sostenendo però che il filtro funzionerebbe per la grande maggioranza dei ragazzi. Qui si apre il nodo che il Parlamento dovrà sciogliere: un obbligo generalizzato di identificazione trasforma ogni utente adulto in utente riconosciuto, e va misurato contro il principio di minimizzazione dei dati e contro l’impianto del regolamento europeo sui servizi digitali, che affida alle piattaforme la valutazione del rischio senza imporre un documento all’ingresso.
Il confronto internazionale non offre una soglia sola. Il Parlamento europeo, nella risoluzione del 26 novembre 2025, ha indicato i sedici anni. L’Australia, che per prima ha legiferato, ha poi raddoppiato le sanzioni per le piattaforme inadempienti; il Regno Unito ha annunciato un divieto sullo stesso modello; la Turchia ha fissato il limite a quindici. In Francia l’Assemblée nationale ha votato il divieto sotto i quindici anni con centosedici voti contro ventitré, e il testo attende ora il Senato fra dubbi sulla compatibilità con il diritto dell’Unione, che nel 2023 aveva già fermato un tentativo analogo. In Italia il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara si è orientato sui quindici. Fra tutte queste posizioni quella veneta fissa l’asticella più bassa, ai quattordici anni. È la stessa età indicata dagli studenti delle Consulte ed è anche quella che compare già oggi nei termini d’uso delle principali piattaforme. La scelta ha una sua coerenza: allineare la legge a ciò che le aziende dichiarano da sé sposta la partita dalla soglia al controllo, cioè sul terreno dove finora non è stato fatto nulla.
Su quel terreno il Veneto una struttura ce l’ha già, e il testo Stefani ne tiene conto assegnando il monitoraggio al Corecom. Il comitato regionale per le comunicazioni ha chiuso il mandato 2021-2026 con oltre ventitremila controversie gestite e lavora da anni sull’educazione digitale insieme all’Ufficio scolastico regionale, al Garante regionale dei diritti della persona e alla Polizia postale; il coordinamento nazionale dei Corecom ha siglato con il Garante per la protezione dei dati personali un protocollo dedicato ai minori online. Affidare la vigilanza a quell’organismo è la parte meno raccontata della proposta e forse la più concreta. Una soglia d’età vale quanto vale chi è incaricato di verificarla, e il Veneto quel presidio lo ha già in piedi.
© Riproduzione riservata




